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(it) Umanità Nova, n.40: Da Milano a Bologna: il revisionis mo sulle stragi. La strategia del depistaggio

Date Fri, 16 Dec 2005 12:01:48 +0100 (CET)


La decisione della Procura di Bologna di aprire una nuova indagine"contro
ignoti" per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna sulla
base di alcune presunte rivelazioni contenute nello screditato dossier
Mitrokhin, da un lato appare come un atto giuridicamente dovuto; ma è
altrettanto evidente che s'inserisce perfettamente in un sempre più
spudorato revisionismo attorno alla terribile stagione delle stragi che
vide tra il 1969 e il 1984, innanzi tutto, la collusione tra strutture
statali, servizi segreti, poteri occulti e gruppi dell'estrema destra, le
cui rispettive responsabilità sono state generalmente coperte per oltre un
trentennio, grazie anche ad una mai sopita opera di sistematico
depistaggio.

Secondo le informazioni, certo non nuove, saltate fuori dagli archivi
della Stasi, il servizio segreto della ex-RDT, per scoprire gli esecutori
della strage di Bologna bisognerebbe seguire una complessa pista
libico-palestinese e lo scopo del massacro (85 morti e 200 feriti) sarebbe
stato una rappresaglia contro il governo italiano per la detenzione in
Italia di un militante della resistenza palestinese. Salta immediatamente
agli occhi la sproporzione tra la ritorsione ed il fatto repressivo che
l'avrebbe originata, così come appaiono inverosimili circostanze esposte
quale quella che vorrebbero un terrorista alloggiare la notte precedente
il massacro in un albergo di Bologna, dopo aver presentato regolare
passaporto; ma tali incongruenze sono del tutto marginali, se lo scopo
principale è inquinare e riscrivere quella pagina tragica di storia, come
chiede anche l'allora capo del governo Cossiga, trasformando ciò che stato
tenuto segreto in un indefinito mistero.

In tal modo, l'imbarazzante lapide che ricorda le vittime del "terrorismo
fascista" potrebbe essere rimossa e le lancette dell'orologio della
stazione potrebbe tornare a segnare il tempo, oggi fermo all'ora
dell'eccidio.

D'altra parte sono tesi che puzzano di vecchio e di preconfezionato; tesi,
già dimostratesi prive di fondamento, sostenute anni addietro proprio da
Licio Gelli, il "gran maestro venerabile" della Loggia P2, indagato per la
stessa strage e condannato in via definitiva per depistaggio.

La strage di Bologna, infatti, non è certo l'unica ad essere sottoposta a
continue riletture miranti in modo palese ad allontanare la strategia
delle stragi dagli ambiti reazionari in cui fu elaborata, preparata e
messa in atto. E a tale scopo si scrivono libri, si elaborano dossier, si
dedicano servizi speciali su riviste patinate legate alla destra, oggi
governativa, ma che tra le proprie fila vede non pochi ex "soldati
politici" del terrorismo nazifascista attivo in quegli anni.

Così, dopo le desolanti conclusioni processuali, si torna, grazie anche
alle allusioni di un senatore come Andreotti, a ipotizzare la
responsabilità degli anarchici nella strage di Piazza Fontana del 1969,
riprendendo il teorema dell'onorevole di AN Enzo Fragalà, che nel 2004 con
la toga di avvocato di Giancarlo Rognoni, il capo milanese di Ordine Nuovo
imputato per la strage di Piazza Fontana, in cui sostenne la colpevolezza
degli anarchici Valpreda e Pinelli, definendo la strategia della tensione
"un'invenzione propagandistica di Mosca e di Enrico Berlinguer".

Grazie alle "denunce" del medesimo indefesso Fragalà e di altri esponenti
di AN (Mantica, Storace, Raisi?), si è giunti persino ad insinuare che la
strage di Brescia del 1974 fu opera di una delle otto vittime, lavoratori
che partecipavano ad una manifestazione antifascista; al tempo, un
giornale fascista, avevano persino parlato di una vendetta "maturata negli
ambienti omosessuali". La strage del Rapido 904 del 1984, la cosiddetta
"strage di natale", sarebbe invece da ricondurre allo stesso gruppo di
terroristi, manco a dirlo "legato a Stasi e Kgb", che avevano messo la
bomba nella stazione di Bologna quattro anni prima.

Il meccanismo è evidente: partire da una "verità" precostituita e quindi
dimostrarla rintracciando o inventandosi delle prove e, se le prove non ci
sono, degli indizi utili a rendere ancor più indecifrabile il tutto.

Se nel 1969 i capri espiatori vennero subito individuati tra gli anarchici
e la sinistra rivoluzionaria, oggi torna comodo trovarli tra gli
"islamici"; ma il procedimento di criminalizzazione è, sotto più di un
punto di vista, del tutto analogo.

Salvo poi attribuire tutte le stragi agli anarchici. D'altronde, una
decina d'anni fa, c'aveva già provato tale Franco Bandini, su un giornale
di destra, autore di un incredibile "inserto" storico. In esso, tra
l'altro, la prova della matrice anarchica nella strage di Bologna del 1980
(peraltro all'epoca ventilata anche sul settimanale Panorama) veniva
indicata nel fatto che quell'anno ricorreva l'ottantesimo anniversario
dell'attentato di Bresci contro Umberto I e che lo stesso regicida
anarchico, in compagnia di una donna, nel luglio 1900 aveva passato tre
notti all'Hotel Milano, situato proprio davanti alla stazione di Bologna.
Seguendo lo stesso filo "storico", sempre il solito acutissimo Bandini
ricordò anche che in Piazza Fontana un tempo sorgeva il Palazzo di
Giustizia dove erano stati processati molti anarchici, tra i quali anche
Bresci, e che era stato oggetto di un attentato, senza vittime, da parte
dell'anarchico individualista Bruno Filippi nel 1919!

Anti

Da Umanità Nova, numero 40 dell'11 dicembre 2005, Anno 85
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