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(it) Umanità Nova, n.39: TFR e sciopero del 25 novembre. Lo tta rituale e truffa reale

Date Wed, 7 Dec 2005 18:01:58 +0100 (CET)


Che lo scontro fra governo e CGIL-CISL-UIL vertesse solo in apparenza
sulle questioni sollevate dalla piattaforma dello sciopero del 25 novembre
era assolutamente evidente a chiunque giudicasse la situazione in maniera
fredda. È vero che le piattaforme sulle quali le organizzazioni sindacali
indicono uno sciopero e, soprattutto, uno sciopero generale, sono da
valutare sempre con prudenza sia perché contengono sia rivendicazioni per
le lavoratrici ed i lavoratori che rivendicazioni per i sindacati in
quanto tali e le rivendicazioni dei sindacati per se stessi sovente pesano
quanto se non di più rispetto a quelle che riguardano i lavoratori sia
perché c'è una, fisiologica, tendenza a rimpolpare le piattaforme per
renderle condivisibili al numero di lavoratori più ampio possibile.

È anche vero che le motivazioni che spingono i lavoratori a scioperare
sono solo in parte comprese dalle piattaforme ed, anzi, a volte non lo
sono per nulla.

Per stare all'esempio del 25 novembre, un settore largo di lavoratori ha
scioperato, sicuramente con buone ragioni, per manifestare contro il
governo sul terreno, propriamente parlando, politico. Lo sciopero, per
questi lavoratori era, di conseguenza, un mezzo per dare espressione alla
propria volontà di cambiamento generale. Che, poi, un eventuale nuovo
governo sia, per gli stessi scioperanti "politici" una delusione cocente,
sta nel conto, e, con una formula espressiva anche se volgare, una simile
dinamica è stata definita la "dialettica fra fottuti e fottenti".

Nel caso torinese, poi, un settore non irrilevante di lavoratori ha
scioperato per manifestare la propria opposizione all'alta velocità. Ha,
in altri termini, utilizzato lo sciopero e la manifestazione come
contenitori da riempire con contenuti propri e sostanzialmente estranei
alla linea generale dei sindacati promotori. Che sia stata una scelta
opportuna o meno può essere oggetto di discussione. A mio avviso segnala
una difficoltà a costruire scadenze autonome che sarebbe sbagliato
liquidare come segno d'immaturità. È tipico dei movimenti reali agire in
maniera non lineare ed è diversa la valutazione dei valligiani rispetto al
corteo dei sindacati istituzionali rispetto, ad esempio, alla pratica da
mosche cocchiere di diversi settori dell'estrema sinistra.

Ma, pur riconoscendo senza difficoltà, che non vi è corrispondenza fra
lavoratori in sciopero e intendimenti delle organizzazioni che lo sciopero
hanno indetto e, in particolare, dei loro gruppi dirigenti, resta il fatto
che questi intendimenti, visto che non siamo di fronte a lotte
autorganizzate, pesano e molto.


Tfr: scippo tra due anni

E, se questo è vero, è chiaro che la questione vera in gioco, era, ed è,
quella della riforma del TFR. Lo è da quando il governo si è imballato
sulla questione, dividendosi fra destra sociale ? costituita da fascisti e
leghisti ? interessata ad un accordo con i sindacati pur di realizzare la
riforma e una destra più aggressiva, incarnata da Forza Italia, che ha
usato la rottura degli accordi nel merito con i sindacati come una clava
per regolare vecchi e nuovi conti e, soprattutto, per favorire una lobby
economico sociale contro l'altra e, guarda caso, proprio la lobby della
quale fa parte l'azienda del padrone della casa delle libertà.

Dopo un cincischiamento defatigante, il governo ha prodotto il suo ultimo,
per ora, capolavoro, quello che, dal massimo esponente della sinistra
sindacale ? a volte persino i burocrati di sinistra fanno affermazioni
furbe ? è stato definito "decidere di non decidere".

In altre parole, il governo ha rinviato in avanti le contraddizioni,
spostando al 1 gennaio 2008 l'entrata in operatività della riforma del
TFR.

In questo modo ha realizzato due risultati: calmare le tensioni interne e
rinviare i consistenti costi che l'avvio della riforma comporterà per
compensare, presumibilmente oltre misura, come di consueto, le imprese,
ovviamente non le assicurazioni, danneggiate dalla riforma stessa.


Le reazioni di Cgil, Cisl e Uil

Sono state molto interessanti, per i contenuti e per i toni, le razioni
del gruppo dirigente dei sindacati istituzionali.

Luigi Angeletti, il gatto mannaro che dirige la UIL, è stato il più mite
ed ha affermato:

"Il testo è buono e rispecchia le intese, il ministro Maroni ha mantenuto
i patti ma con la proroga ci fanno perdere due anni".

E' evidente il tentativo di salvare dal discredito il buon ministro.
D'altro canto, è evidente che se Maroni è stato ai patti e non ha
realizzato la riforma è o un incapace o uno che non conta nulla.

Guglielmo Epifani, la volpe della CGIL, è stato più secco ed ha assunto
toni da padre della patria: "Il rinvio deciso dal Governo è
sostanzialmente una presa in giro. Il governo ha deciso di non decidere,
per non dividersi. Il governo così risparmia un po' di soldi e tutto
ricadrà sulle spalle del futuro governo. Ma con la furbizia non si
governano i problemi di un grande paese come il nostro" una cosa è chiara,
Epifani avrebbe preferito che la destra cavasse le castagne dal fuoco alla
sinistra perché è consapevole che i lavoratori non saranno studiosi di
economia ma due conti sanno farli. Sarebbe stato, di conseguenza, più
agevole spiegare al buon popolo che gli effetti negativi della riforma
derivano dal truce Berlusconi e che la sinistra non pone rimedio magari
per colpa della Margherita. E, per di più, che non sia scontata una
vittoria elettorale della sinistra è un problema reale.

Ma chi non si tiene, proprio è Savino Pezzotta, segretario della CISL,
l'orso della bergamasca: "La riforma del Tfr appena approvata dal
Consiglio dei Ministri è indecorosa e non risponde alle reali esigenze
della gente che è da dieci anni che aspetta di avere il secondo pilastro
della riforma
previdenziale. Questa moratoria vuol dire che pagheranno i lavoratori che
andranno in pensione con una pensione minima. È una riforma che neanche
Salomone avrebbe fatto. Approvare questo provvedimento è stato sleale nei
confronti di chi lavora."

A prescindere da quest'insospettata antipatia per Salomone la cui non
scelta era, in realtà, un'astuzia tattica, è interessante notare come il
nostro eroe usi il termine "gente" per indicare l'apparato sindacale. È,
infatti, noto che i fondi pensione già esistenti non attraggono per nulla
i lavoratori. Per fare un solo esempio, il Fondo Espero che riguarda i
lavoratori della scuola, ha visto circa 6000 adesioni su oltre 1.150.000
potenziali clienti. Citando questo dato non voglio per niente affermare
che vi sia una consapevole critica del "secondo pilastro", banalmente i
lavoratori non hanno molto da investire, per un verso, e non si fidano dei
fondi pensione, chiusi e a gestione sindacale o liberi e selvaggi che
siano.

Ma Pezzotta è convinto che i lavoratori smanino, nel segreto dei loro
pensieri visto che dai comportamenti non si direbbe, dal desiderio di
aderire ai fondi pensione e che basterà una spintarella ed un incentivo
per trasformare questa smania passiva in azione virtuosa e produttiva di
profitti per le finanziarie controllate dalla burocrazie sindacale. E
questo rinvio all'ultimo minuto deve essere stato per lui una delusione
cocente il che spiega la sua aggressività.

Sempre su questa vicenda, mi ha colpito, anche se non scandalizzato, il
fatto che entrambi i quotidiani che si vogliono comunisti si siano
appiattiti, senza alcuna ambiguità e senza porsi e porre alcun problema,
sulle posizioni dei sindacati concertativi. È vero che CGIL-CISL-UIL sono
interlocutori importanti per i nostri eroi, è vero che li hanno anche
sostenuti economicamente e lo faranno di certo in futuro, è vero che chi
paga l'orchestra sceglie la musica, ma l'esecuzione di un qualche brano
musicale dissonante sarebbe forse stata possibile. "Liberazione", per
dirne una, è arrivata al punto, probabilmente un lapsus freudiano, di
attribuire al Sin Cobas, che aveva detto il contrario, una condanna del
rinvio.

Sempre a questo proposito, mi risulta che i comunicati stampa dei
sindacati alternativi sulla vicenda siano stati risucchiati da un buco
nero. Niente di drammatico ma un segno della logica di schieramento
dominante: o con Berlusconi e le assicurazioni con i loro fondi aperti o
con il padronato industriale alleato ai sindacati concertativi per la
gestione dei fondi chiusi.

Il rinvio, frutto più delle contraddizioni interne all'avversario che
dell'opposizione dei lavoratori anche se il loro scarso gradimento per i
fondi pensione un qualche peso, a mio avviso, lo ha avuto, ci darà tempo
per riprendere l'iniziativa su questo terreno e, sul piano generale, per
rendere evidente che si può scegliere di collocarsi dalla parte dei
lavoratori sia contro le assicurazioni che contro i fondi pensione.

Un percorso sul quale si lavora da tempo e che andrà ripreso sia sul
terreno dell'informazione che su quello della lotta.

Cosimo Scarinzi


Da Umanità Nova, numero 39 del 4 dicembre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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