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(it) Comidad: Caso Sofri - il movente di una vendetta

Date Tue, 6 Dec 2005 16:17:34 +0100 (CET)


Le condizioni di salute di Adriano Sofri hanno riproposto in questi giorni
all'attenzione uno dei casi giudiziari più assurdi e misteriosi della
Storia. Condannato sulla base della testimonianza contraddittoria di un
sedicente pentito, oggi l'ex capo di Lotta Continua, dal carcere dov'è
rinchiuso, svolge un ruolo di "padre nobile" nel sistema della
comunicazione. Con eleganza dialettica, Sofri ripropone i più triti luoghi
comuni della propaganda ufficiale, rendendoli appetibili al palato dei
raffinati. Ma si tratta degli stessi luoghi comuni in base ai quali egli
ha potuto essere condannato senza prove.
Su "Panorama" del 27/9/2001, Sofri liquidava così i dubbi di fronte alle
incongruenze della versione ufficiale sul crollo delle Twin Towers: "Il
difficile non è di sventrarli con un aereo civile, i grattacieli: il
difficile è pensare di farlo. La gente sopravvaluta la difficoltà tecnica
perché è brava gente e non si è posta il problema. I terroristi pensano
cose che gli altri non accettano di pensare, e questa è la loro vera
forza".

Insomma la cattiveria del terrorista è sufficiente a spiegare come egli
superi qualsiasi ostacolo e qualsiasi difficoltà. Questo è lo stesso
motivo per il quale i giudici non si sono fatti carico di spiegare come
quattro improvvisati - Sofri, Bompressi, Pietrostefani e Marino - abbiano
potuto organizzare e realizzare un attentato contro una persona abile e
ben protetta come il commissario Calabresi. A sua volta, Sofri non si è
mai veramente difeso nei tanti processi in cui è stato giudicato, non si è
mai posto il problema di domandare ai suoi accusatori se Calabresi fosse o
meno ritenuto in pericolo dai suoi colleghi. Possibile che un commissario
di polizia nell'occhio del ciclone non fosse sotto scorta?

Queste domande Sofri non le ha rivolte, perché sarebbero state
implicitamente un dito puntato contro i soli che avevano la possibilità
tecnica ed il movente per uccidere Calabresi: i suoi colleghi poliziotti.
Sofri doveva subire un processo per calunnia per la sua campagna
giornalistica contro Calabresi. Questi avrebbe mantenuto la calma o
avrebbe finito per coinvolgere gli altri responsabili dell'assassinio di
Pinelli?

Sofri è rimasto nell'ambiguità, non fuggendo - come gli era stato
consentito di fare -, un'ambiguità rivendicata con dignitosa coerenza,
come la costante di una vita in cui i mutamenti sono stati più apparenti
che sostanziali. Chi sia stato realmente Sofri e cosa sia stata realmente
Lotta Continua, non è facile rispondere. Certo è che persino negli ingenui
anni '70, non si poteva fare a meno di notare come al pressappochismo
ideologico e organizzativo di Lotta Continua corrispondesse una vitalità
assicurata da trasfusioni di valuta di dubbia provenienza.

Le ambiguità di Sofri non risolvono il mistero. Perché egli è stato
colpito a tanti anni di distanza. Per quale movente? Depistaggio?

Forse, ma comunque non sarebbe una risposta sufficiente. Nell'accanimento
contro Sofri che ancora oggi dimostrano gli esponenti del partito della
polizia (cioè Alleanza Nazionale), si intravede un rancore che non si
placa. La vendetta può essere stato il movente della macchinazione contro
Sofri, non la vendetta contro l'assassino di Calabresi, ma la vendetta
contro colui che avrebbe reso "necessario" questo omicidio.

I poliziotti non sono macchine, ma esseri umani che vivono fra loro
autentiche relazioni affettive oltre il limite della morbosità. Lo spirito
di corpo per loro non è un modo di dire, ma una condizione esistenziale. I
poliziotti possono essere persone intelligentissime e furbissime, ma la
loro maturazione emotiva supera raramente lo stadio dell'adolescenza. La
totale mancanza di scrupoli dei poliziotti non è dovuta ad un freddo
calcolo, ma alla assoluta convinzione di essere delle vittime. Quando sono
costretti ad eliminare dei loro colleghi - cosa che capita assai spesso:
gli assassini di poliziotti sono quasi sempre altri poliziotti - rimane
comunque in loro un sincero desiderio di vendetta, che si indirizza verso
chi, secondo loro, li abbia messi in condizione di fare ciò che hanno
fatto.

Comidad, 1 dicembre 2005


Da http://www.comidad.org/

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