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(it) Umanità Nova, n.38: Una finanziaria a orologeria. I co nti scoppieranno dopo le elezioni

Date Fri, 2 Dec 2005 14:50:23 +0100 (CET)


Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul tipo di manovra finanziaria fatta
da Tremonti, grazie agli ultimi aggiustamenti se li può togliere
tranquillamente: è una finanziaria fatta per sopravvivere fino alle
elezioni di aprile 2006. Tremonti ha cominciato con una finanziaria da 20
miliardi in cui l'unica cosa che lasciava della finanziaria del suo
predecessore Siniscalco erano gli 11,5 miliardi stanziati per ridurre il
deficit rispettando gli impegni presi in sede europea ed ottenuti con
tagli al pubblico impiego, alla sanità e agli enti locali.
Poi l'Unione Europea si è accorta di alcune delle fregnacce che le erano
state propinate sul deficit 2005 (che avrebbe dovuto essere del 3%, ma
che, avevano promesso, sarebbe stato poco superiore al 4% e che invece era
arrivato al 4,5%) ed ha imposto una manovra correttiva sul 2005.

Tremonti allora si è inventato la manovra bis di 1,9 miliardi di Euro
fatta di robetta, rinvio delle spese dello stato al 2006 (tanto si tratta
di aspettare 2 mesi), anticipo al 2005 dei pagamenti di imposte che gli
enti elettrici avrebbero dovuto fare nel 2006 e vendite di immobili
pubblici. Insomma ha spostato al 2006 il buco che avevano scoperto nel
2005 ed ha evitato le rampogne dell'Unione Europea.

I buchi di bilancio però sono come le ciliegie, una tira l'altra. Così,
coperto un buco se ne apre subito un altro. Si scopre, infatti, che
vendere casa è difficile e comprarla lo è ancora di più. Invece dei sei
miliardi che dovevano entrare dalle vendite degli immobili pubblici, sono
entrati la miseria di 600 milioni. Sempre con la logica del "tiramo a
campà" viene approntata in quattro e quattro sedici (quando i conti li fa
Tremonti non si può mai sapere) una nuova manovra finanziaria per 6
miliardi, 2 nel 2005 e 4 nel 2006. I 2 miliardi del 2005 sono il solito
spostamento al 2006 di 1 miliardo di spesa e la constatazione che 600
milioni di immobili li hanno già venduti e che almeno 400 li venderanno
prima della fine dell'anno (e se non succede, pazienza, nel 2006 si
vedrà). I 4 miliardi del 2006 sono fatti da riduzioni di spesa per 1,5
miliardi (tagli a ANAS e Ferrovie) e da "modifiche della base imponibile"
per 2,5 miliardi.

Le "modifiche della base imponibile" vuol dire che qualcuno pagherà più
tasse, anche se messo così non dice quasi nulla, visto che non si sa né
chi ne pagherà di più né come verranno presi i soldi. Ma le tasse si
pagano a giugno, dopo le elezioni, e fino ad allora non si saprà di certo.

Quanto ai tagli della spesa delle amministrazioni pubbliche sarà
facilissimo verificarne l'incongruità: se fossero veri tutti quelli varati
da Tremonti con queste finanziarie, nel 2006 vedremo i dipendenti pubblici
entrare al lavoro portandosi le sedie degli uffici da casa!

Poi c'è stata la gestione della "sagra dello stanziamento" nel dibattito
parlamentare. Ogni deputato e senatore presenta qualche proposta sulla
destinazione dei fondi. In un anno elettorale questo è una necessità per
tutti. La lettura delle migliaia di emendamenti presentati può risultare,
a tratti, abbastanza divertente e dà un'idea dei gruppi di pressione,
microlobby, interessi particolarissimi, che ci sono in Italia.

Si va dalla proposta di dare un distintivo a quelli di Gladio alla
sovranità alimentare per le province autonome di Trento e Bolzano. La
proposta di diminuzione di imposte o di finanziamenti agevolati o di
stanziamenti per l'editoria locale e nazionale, per le emittenti
radiotelevisive locali per i giornali locali, sono la norma, visto che
dovranno sostenere gli onorevoli nella loro campagna elettorale.

In genere questi emendamenti sono tutti respinti. Alcuni però passano. È
il caso di citare quelli percepiti da quella idrovora senza fondo di soldi
pubblici che è la chiesa cattolica. Come era facile prevedere la regalia
di 300 milioni di Euro, derivante dall'esenzione ICI per le attività
commerciali di proprietà della chiesa, è stata inserita in finanziaria.
Oltre a questo sono passati stanziamenti per le singole diocesi, convegni
organizzati dalle parrocchie, restauri "architettonici" di conventi e
monasteri e così via. Non è ancora chiaro come verranno coperte queste
spese, ma, anche in questo caso, se ne può parlare dopo le elezioni.

Tanto per parlare di buchi, se ne è anche aperto un altro. Per far
digerire la devolution ai parlamentari siciliani, il governo ha stanziato
subito 953 milioni di Euro per l'isola ed ha stabilito che, dall'anno
prossimo, almeno 500 milioni di imposte vadano direttamente alla Sicilia.
Anche qui c'è il mistero su dove verranno presi i fondi.

Un'altra cosa che si sono dovuti inventare è dove trovare i soldi per
pagare gli arretrati previsti nei quattro contratti del pubblico impiego
già firmati ma non ancora applicati. Questi contratti comportano una spesa
di 1,5 miliardi che si erano ben guardati dall'accantonare nel bilancio
2005. Sono allora ricorsi ad un escamotage tecnico: il tesoro ha un conto
presso la banca d'Italia che usa per incassi e pagamenti. Questo conto,
per ragioni prudenziali, non può andare sotto una certa cifra. Questa
cifra minima era 15 miliardi: è stata ridotta a 10 ed ecco trovati i
miliardi necessari per onorare i contratti del pubblico impiego (poi, nel
2006, si vedrà come rimpinguare il conto di tesoreria).

Le strategie di centro destra e centro sinistra appaiono così in tutta
evidenza.

Viene data per certa la sconfitta di Berlusconi alle elezioni, l'unica
cosa incerta è l'entità della vittoria del centrosinistra.

Se Berlusconi dovesse prenderle alla grande, la sinistra denuncerebbe il
"gravissimo buco nei conti pubblici" per far digerire le politiche
antisociali che si appresta a fare (riforma delle pensioni in primis)
dandone la colpa a Berlusconi, il quale tuonerebbe, dalle sue televisioni
contro la sinistra che aumenta le tasse (al contrario di lui che le
diminuiva) e si preparerebbe a fare l'opposizione in attesa delle elezioni
anticipate entro un paio d'anni.

Se non ci fosse troppo distacco tra i due schieramenti si lancerebbe
"l'allarme Europa", si proporrebbe la politica dei sacrifici e si
creerebbe una grosse koalition alla tedesca con la maggior parte dei
partiti dentro.

Come al solito, chiunque vinca le elezioni, il conto pagheremo noi.

Fricche


Da Umanità Nova, numero 38 del 27 novmbre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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