A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Comunicato FdCA: Sussidiarietà e dottrina sociale della Chiesa: da cittad ini , a clienti, per tornare ad essere gregge

Date Tue, 30 Aug 2005 00:53:08 +0200 (CEST)


Da tempo la FdCA segue e denuncia l'introduzione del principio di
sussidiarietà nel tessuto sociale italiano; non ci stupisce la
presentazione di un documento bipartisan, di parlamentari di Forza Italia
e Margherita, sulla "sussidiarietà per cambiare il Paese" proprio al
meeting ciellino di Rimini.
Infatti la dottrina sociale della Chiesa, come illustrato nel nuovo
Compendio edito nel 2004, ha sempre cercato di cavalcare i movimenti
sociali facendo in modo che il clero rimanesse una categoria protetta e
funzionale al sistema economico capitalista "Né il capitale può stare
senza lavoro, né il lavoro senza il capitale" (Leone XIII, enc. Rerum
novarum, 1891).
Proteggendo con la propria benedizione i capitalisti come se essi
rappresentassero una entità sempre esistita in natura ed addirittura
necessaria alla classe lavoratrice, povero gregge la cui sorte al massimo
può essere quella di pattuire un salario decente.

Al di là di iperboliche affermazioni, che vorrebbero salvaguardare il
basamento evangelico della Chiesa con termini come "solidarietà", "equa
distribuzione dei beni terreni" ecc., la realtà della dottrina sociale
della Chiesa cattolica si staglia con chiarezza con la definizione di
Sindacato data dal Compendio; questi dovrebbe promuovere "il giusto bene",
senza però combattere il capitalismo come sistema di produzione
(Compendio, 306). Il "bene comune" della società è quindi un quadro
complessivo di coesistenza tra capitalisti, sfruttatori del lavoro fisico
ed intellettuale altrui, e lavoratore-gregge bisognoso di giustizia.

Il "Bene comune", come raggiungimento "della perfezione propria di ogni
soggetto del corpo sociale" è inoltre da vedersi in luce confessionale,
poiché secondo la Chiesa il "Bene" è solo rintracciabile in "un ordine
etico-religioso, il quale incide più di ogni altro valore materiale sugli
indirizzi e sulle soluzioni da dare ai problemi della vita individuale ed
associata nell'interno delle comunità nazionali..." (Giovanni XXIII, enc.
Mater et magistra, 1961). Non ci stupisce che oggi, crollata la Democrazia
cristiana e con alla ribalta i nuovi imprenditori leader delle
privatizzazioni, Comunione e Liberazione sostenga documenti atti a dare
una qualche dignità alla sfrenata ricerca di settori da privatizzare e dai
quali ricavare lucro (salvo poi chiamare in causa i soldi pubblici quando
il limone è stato spremuto). "È illecito togliere agli individui ciò che
essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo
alla comunità" (Pio XI, enc. Quadragesimo anno, 1931): già negli anni '30
la Chiesa chiedeva che si sostenessero le proprie associazioni, negli anni
'80 è tornata alla ribalta la battaglia per il finanziamento pubblico alle
scuole private ed a tutte quelle imprese orientate religiosamente che
potessero rilevare attività prima gestite dal pubblico (vedi Compagnia
delle Opere, avida usufruttrice di finanziamenti UE). Si è tentato di far
passare i guasti provocati dal clientelismo e dalla burocratizzazione,
frutto del momento d'oro della DC, in guasti provocati dallo... Stato
(vedi: enc. Centesimus annus. GPII, 1991), come se questi appunto non
fosse stato gestito per decenni da una classe politica che andava a messa
tutte le mattine.

"Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle
istanze sociali superiori..." (Compendio, 187), ecco che si tenta di far
passare l'impresa privata per salvezza dei diritti dei cittadini.

Ma quali diritti, poi? Pensiamo alla firma del Concordato Craxi-Casaroli
del 1984: un testo che facendosi beffe delle regole della stessa
democrazia borghese non è mai passato in Parlamento se non per presa
visione, ad accordi avvenuti, ma ha modificato grandemente il meccanismo
di finanziamento del clero, tramite l'otto per mille.

Eppure è proprio la Chiesa cattolica nel suo Compendio ad affermare che
"ogni democrazia deve essere partecipativa. Ciò comporta che i vari
soggetti della comunità civile, ad ogni suo livello, siano informati
ascoltati e coinvolti..." sembra di leggere un documento catto-comunista.
Eppure la realtà è un'altra. Quando si tratta di difendere i propri
privilegi e di aprirsi nuovi mercati, la struttura clericale ed i suoi
imprenditori non guardano in faccia a nessuno.

Non c'è bisogno di parlare di sussidiarietà e di imprese cielline per
capire che la libertà di azione che essi invocano è solo finalizzata al
lucro. Pensiamo alla battaglia per la scuola privata cattolica: quale
sarebbero la libertà ed il pluralismo, in una scuola dove i programmi, gli
insegnanti e gli studenti sono filtrati dai vescovi?

Cosa studieremmo nella scuola privata cattolica? "Senza famiglie forti
nella comunione e stabili nell'impegno i popoli si indeboliscono. Nella
famiglia vengono inculcati fin dai primi anni di vita i valori morali, si
trasmette il patrimonio spirituale della comunità religiosa e quello
culturale della Nazione. In essa si fa l'apprendistato delle
responsabilità sociali e della solidarietà" (Catechismo della Chiesa
cattolica). Ecco dunque il modello pluralista proposto dalla Chiesa: dalla
famiglia cattolica alla scuola cattolica al lavoro (imposto da Dio
creatore) evitando accuratamente ogni confronto con una diversità
culturale che potrebbe instillare il dubbio che etica, moralità, e
spiritualità esistono anche senza religiosità e fede. Al riparo da un
pluralismo "materialista" e dal confronto-incontro-mescolanza con altre
culture. È questo ciò che ha chiesto Ratzinger al recente incontro
giovanile di Colonia, dimenticando che è stata proprio questa omogeneità e
questa paura del diverso, a dare origine al nazismo ed al fascismo. Basta
ricordare l'analisi dell'anarchico Daniel Guérin nella sua opera "Fascismo
e gran capitale".

Ma infine, per mostrare come le affermazioni del Compendio della dottrina
sociale della Chiesa possano apparire fantasiose e strumentali anche alla
luce di fatti recenti:

"Strumento di partecipazione politica è anche il referendum, in cui si
realizza una forma diretta di accesso alle scelte politiche. L'istituto
della rappresentanza non esclude, infatti, che i cittadini possano essere
interpellati direttamente per le scelte di maggior rilievo della vita
sociale" (Compendio, 413). Ma... cosa succede? Se con la sussidiarietà i
cittadini diventano clienti, per il referendum sulla procreazione
assistita sono tornati ad essere pecore smarrite! Non era lecito votare
per qualcosa sul quale non avevano abbastanza studiato a scuola di
catechismo.

Federazione dei Comunisti Anarchici
28 agosto 2005

http://www.fdca.it

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>


_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center