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(it) FdCA: Per un Primo Maggio Internazionalista

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Date Fri, 29 Apr 2005 10:57:05 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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"Nostra patria è il mondo intero"
PER UN PRIMO MAGGIO INTERNAZIONALISTA
* * * * *
Il capitalismo e l'imperialismo vittoriosi, usando stampa e mass media di
regime cercano in tutti i modi di cancellare dall'"immaginario
collettivo" l'esistenza stessa del 1° maggio.
Eppure il crollo dei regimi dei paesi dell'Est Europeo, la perdita di
identità politica di grandi paesi socialisti come la Cina, hanno tolto al
1° maggio, il carattere di festa ufficiale e di regime che in queste
parti del mondo aveva assunto e forse solo Cuba considera questo giorno
come un riferimento culturale e politico importantissimo per le lotte del
proletariato intemazionale.

La solidarietà di classe sembra essere scomparsa, riemergono i
nazionalismi, si fa strada il razzismo, crescono le guerre di religione,
aumenta nel pianeta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

In questa situazione milioni di donne e di uomini, contro ogni avversità,
vincendo la sfiducia che si insinua più forte ad ogni sconfitta, lottano.
Lottano perché come sempre è successo agli sfruttati, non hanno nulla da
perdere e tutto da guadagnare. Cosi al pessimismo della ragione si
sostituisce l'ottimismo della volontà, dei bisogni, della speranza, della
ricerca della propria dignità.

E allora per questi, per tutti questi è essenziale ricordare, rileggere
il messaggio che la storia invia a tutti coloro che ancora credono di
poter realizzare una società più giusta ed umana, una società di liberi e
eguali.

IL TRIONFO DEL CAPITALE

Nei paesi ricchi il capitalismo appare più vittorioso che mai. Spezzate
le organizzazioni operaie e di classe, dispersa l'opposizione, roso alle
radici lo stesso spazio del riformismo, la restaurazione piena ed
arrogante del potere dei padroni travolge le stesse istituzioni
democratico borghesi. Si afferma un nuovo governo mondiale, quello delle
banche e dei banchieri, quello dei centri di potere economico che non
hanno più nemmeno bisogno dello scudo protettivo della democrazia
borghese per affermare il loro potere. E' oggi operativo un governo
mondiale del capitale che, come poche volte nella storia, gode di un
incontrastato potere.

Analogamente nei paesi poveri cresce lo sfruttamento ad opera di sub
agentti locali dell'imperialismo, quando non sono direttamente i gruppi
economici delle economie forti a gestire l'accumulazione, lo
sfruttamento, la programmazione della miseria e del degrado.

Bisogna a tutti i costi creare una inversione di tendenza, realizzare le
condizioni per una risposta generalizzata e di massa a questo attacco, al
genocidio in atto.

Manca - lo sappiamo - un progetto politico condiviso da larghe masse di
lavoratori ma non si può attendere e allora la risposta nasce dalle lotte
di ogni giorno, grandi e piccole, sparse sul territorio, che a volte si
saldano, più spesso si ignorano e ciò malgrado seguono percorsi
paralleli.

Ma per far crescere la consapevolezza di questa situazione, per
individuare progetti, per costruire occorre rendersi conto che la
battaglia del proletariato avviene con i tempi lunghi della storia.



ALLE RADICI DELLA LOTTA DI CLASSE

E allora può essere utile ricordare che questa battaglia dura da appena
duecento anni e che appena cent'anni fa le lotte si svilupparono al punto
di scatenare una repressione sorda e violenta, comunque emblematica e da
ricordare, al punto che i lavoratori ne fecero una festa, la loro festa.

Le manifestazioni in occasione del 1° maggio hanno visto generazioni di
militanti politici e sindacali (alle origini alla fine dell'Ottocento,
durante gli anni del fascismo e del nazismo, sotto i regimi
dittatoriali), pagare con le persecuzioni, il carcere, e talvolta la vita
per riaffermare la necessità dell'organizzazione del proletariato e della
rivoluzione sociale per sconfiggere definitivamente lo sfruttamento
capitalistico.

La festa nacque come idea simbolo della necessità dell'opposizione delle
masse proletarie contro la brutalità del capitalismo, dello stato e delle
forze poliziesche, difensori di un sistema basato sullo sfruttamento e
l'espropriazione dei mezzi e dei prodotti del lavoro.

Com'è risaputo la celebrazione mondiale del 1° Maggio commemora
l'assassinio di quattro lavoratori, passati alla storia come martiri di
Chicago, uccisi perché accusati di aver lanciato una bomba. Fu questa la
motivazione usata dalle forze padronali e poliziesche per stroncare un
forte movimento di lavoratori che il 1° maggio 1886 avevano iniziato uno
sciopero molto riuscito nel cuore del capitalismo, gli Stati Uniti, e in
particolare Chicago. L'obiettivo della lotta era ottenere le otto ore di
lavoro, strappando così al padronato un po' di protitti e riaffermando la
necessità dell'organizzazione e della lotta di classe. A Chicago, non a
caso, esisteva un nucleo attivo di socialisti rivoluzionari di tendenza
libertaria, che si erano scissi dal partito socialista. Ponendo l'accento
sulla lotta diretta, sulla necessità della rivoluzione sociale, avevano
fondato - anche sulla spinta del congresso anarchico internazionale di
Londra 1881 - un partito rivoluzionario, l'International Working People's
Association.

Condannando a morte e impiccando quelli che ne erano ritenuti i capi -
Parsons, Fischer, Engel, Spies e Ling -, perseguitando in ogni modo,
attraverso i famosi "detectives Pinkerton", tutte le avanguardie del
movimento operaio, il capitalismo statunitense ottenne un periodo di
relativa calma sociale.

Ma i martiri di Chicago divennero il simbolo dell'opposizione al sistema
di impresa perché esso espropria i lavoratori dei frutti del loro lavoro
ed elimina fisicamente chi vi si oppone.

In questi cento anni i lavoratori hanno visto lotte vincenti e perdenti,
momenti di intensa partecipazione alla realizzazione di sistemi
anticapitalisti, rivelatisi poi forme di capitalismo di stato anch'esse
oppressive delle libertà economiche e politiche.

Hanno anche osato in alcuni luoghi di mettere in atto azioni di lotta
rivoluzionaria, come in Russia nel '17, in Italia durante il biennio
rosso, in Spagna durante la guerra civile spagnola, che per le
maggioranze anarchiche e libertarie si è trasformata in rivoluzione
sociale, sperimentazione di una società libertaria, egualitaria,
purtroppo stroncata dal legame fra fascismo e nazismo e dalla colpevole
ostilità delle cosidette democrazie.

In nome di un ideale di rivoluzione sociale comunista ed egualitaria,
popoli di tante parti della terra hanno sollevato il capo
dall'oppressione capitalistica, riuscendo molte volte a vincere come in
Russia, in Cina, a Cuba, in vari stati del Sudamerica. Nella maggioranza
dei casi però ciò avveniva senza riuscire a mantenere le conquiste della
rivoluzione nelle mani del popolo, ma venendo usurpati da partiti
sedicenti comunisti o rivoluzionari, che instauravano una dittatura in
nome del popolo, che in breve tempo reintroduceva diseguaglianze, ed
espropriava i lavoratori del potere per trasferirlo a strutture di
partito. Oggi da tutte queste esperienze dobbiamo trarre un insegnamento
per tutti i popoli oppressi dal capitalismo: la liberazione dallo
sfruttamento sarà possibile solo con l'autorganizzazione degli sfruttati
che diano vita a delle strutture realmente rappresentative della volontà
di lotta e che si basino sull'internazionalismo, l'autonomia e la lotta
di classe.

FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI


Versione scaricabile alla pagina PDF sul sito
http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>




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