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(it) F.A. Torino: la memoria non si cancella!

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Date Sun, 24 Apr 2005 19:46:10 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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http://ainfos.ca/index24.html
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Gli anarchici contro il fascismo:
resoconto delle iniziative del 22 e 23 aprile.
Foto a quet'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/04/779554.php
* * * * *
Venerdì 22 in serata nei locali della FAI torinese Marco Rossi e Franco
Schirone hanno presentato la nuova edizione de "La Resistenza
sconosciuta. Gli anarchici contro il fascismo. I giornali anarchici
clandestini 1943-1945". Una serata densa nella quale si sono ripercorse
le tappe di una lotta feroce iniziata nel 1919 e andata avanti sino a
quel 25 aprile del 1945, che per molti non fu che una tappa di una lotta
che prosegue ancor oggi.

Il 15 aprile 1919 a Milano i fascisti assaltano un corteo anarchico,
uccidono Teresa Galli, devastano la sede dell'"Avanti" e uccidono due
socialisti. Gli omicidi, le persecuzioni, gli assalti a sedi sindacali e
politiche vanno avanti per anni. Nella nostra città il 18 dicembre 1922
le squadracce di Brandimarte massacreranno 18 militanti operai: tra loro
ricordiamo l'anarchico Pietro Ferrero, segretario cittadino della FIOM e
aderente all'Unione Anarchica Italiana. Quella tra fascisti e sovversivi,
tra reazione e rivoluzione fu una guerra lunga e cruenta, che sarebbe
durata sino all'insurrezione antifascista dell'aprile 1945 e a quella
Liberazione di cui quest'anno ricorre il 60° anniversario. A quella
guerra i militanti anarchici, di ogni tendenza, parteciparono in prima
persona. La loro intransigente opposizione si espresse prima nelle strade
e con gli Arditi del Popolo tra il 1919 e il 1922, quindi nella lotta
clandestina e cospirativa durante il Ventennio, nell'esilio all'estero,
nei luoghi di detenzione e confino, durante la guerra di Spagna, nei
campi d'internamento e nei lager, e infine nella lotta partigiana. Una
serata sulla memoria intesa come esercizio fecondo di tessitura dei fili
che tengono uniti i libertari, i ribelli sociali, gli amanti della
libertà di ieri e di oggi: una serata antifascista.

Nel primo pomeriggio di sabato 23 ci siamo ritrovati come ogni anno alla
lapide che ricorda Ilio Baroni, partigiano anarchico morto in
combattimento il 26 aprile 1945. Un mazzo di garofani rossi, qualche
canzone, uno striscione aperto lungo il corso "Né stati, Né Fascisti.
Resistenza!". Il pomeriggio si è concluso con una bicchierata in ricordo
di Aldo Greco, il nostro compagno prematuramente scomparso il 24 aprile
dello scorso anno. Andrea ha letto una poesia dedicata ad Aldo, tutti
abbiamo stretto i pugni in memoria di Aldo e di Ilio.

Due righe per ricordare Ilio e la sua lotta

"Baroni sa di rischiare tutto, ma come nel passato mette a repentaglio la
sua vita per proteggere quella degli altri. Ecco Baritono che cerca di
recuperare l'automezzo del suo distaccamento; Baroni è ora completamente
allo scoperto e lo protegge, ma una raffica colpisce in pieno Baritono;
Baroni continua a sparare, poi, d'un tratto, tutto tace; la sua arma non
canta più; Baroni è morto; si è accasciato sulla sua arma; è caduto da
eroe." (Fabbri)

Ilio Baroni (1902-1945), nome di battaglia "il Moro", era un anarchico di
Massa Marittima (Gr) che come tanti era giunto a Torino per trovare
lavoro come operaio alla Fiat Ferriere. Diviene subito un personaggio di
spicco negli ambienti sovversivi e antifascisti ed organizza attorno a sé
un nutrito gruppo di compagni. Sfumato il tentativo di raggiungere la
Spagna rivoluzionaria nel '36, si dedica in tutto e per tutto alla
resistenza antifascista a Torino. Condannato per attività antifascista e
propaganda anarchica e trascorsi alcuni anni di carcere e confino,
diventa il comandante della VII brigata Sap delle Ferriere. Il compito
delle Squadre di Azione Patriottica (Sap), che vedevano affiancati
partigiani provenienti da diverse realtà politiche, era di difendere
industrie e macchinari, sabotare la produzione, rafforzare la coscienza
antifascista con la propaganda e prepararsi militarmente
all'insurrezione. Il Moro, al comando della squadra di manovra Sap, sarà
protagonista di vere
e proprie azioni di guerra in stile gappista, fino a quando, nel
fatidico aprile del '45, troverà la morte in battaglia. Il 25 aprile a
Torino la città è paralizzata dallo sciopero generale, scoppia
l'insurrezione, e la città diventa a breve un campo di battaglia. Baroni
e i suoi attaccano la stazione Dora e si guadagnano un successo, ma
giunge una richiesta d'aiuto dalla Grandi Motori. Il Moro non esita ad
aiutare i compagni nel mezzo di una battaglia furiosa, e cade sotto il
fuoco tedesco. È il 26 aprile. Il giorno dopo la città sarà
completamente liberata dai fascisti, senza dover nemmeno aspettare
l'arrivo delle formazioni esterne. Il 28 aprile i Volontari della
libertà di tutte le formazioni percorrono le vie di Torino cantando le
loro canzoni. Ilio Baroni non potrà vedere il momento per cui ha lottato
duramente tutta la vita…

ma il fascismo non è morto quel giorno…

Questo il volantino distribuito in questi giorni per le strade di Torino:

Con il fascismo nessuna pacificazione
Memoria Resistente

Sessant'anni dopo. Sempre più forte è il vento di destra, quello che
mescola i carnefici alle vittime, quello che vorrebbe ridurre lo scontro
violento e feroce che vide partigiani e ribelli scendere in campo contro
una dittatura feroce ad una partita cavalleresca tra italiani di diverso
orientamento. La destra vuole mettere la sordina su 20 anni di feroce
dittatura in Italia: i fascisti, dopo aver represso nel sangue, nelle
galere e al confino, il movimento che all'alba degli anni '20 aveva
cercato di realizzare un mondo più giusto per tutti, ha portato la guerra
in Jugoslavia, Grecia, Africa, rendendosi responsabile di spaventosi
massacri. Quegli stessi fascisti, quando la guerra arrivò in Italia,
quando le truppe naziste la occuparono, si schierarono al loro fianco
nell'opera di repressione, di tortura, di massacro di interi paesi. Sono
passati 60 anni ma la nostra memoria Resiste.
Resiste al revisionismo, resta orgogliosamente di parte, la parte di chi
si è ribellato, la parte dei lavoratori che scesero in sciopero
rischiando la deportazione, la parte dei giovani che scelsero la montagna
affiancando i compagni più anziani sfuggiti a vent'anni di persecuzioni
violente. Ma il tentativo vergognoso di riscrivere la storia di quegli
anni trova - e non da oggi - molti complici a sinistra, quella sinistra
autoritaria che in questi sessant'anni ha imbalsamato la Resistenza in
cerimonie sempre più rituali, dimenticando le ragioni che portarono una
generazione di italiani a combattere e morire per la libertà di tutti.
Una libertà che negli intenti di tanti non poteva che coniugarsi con
l'eguaglianza e la giustizia sociale.

Quando Violante diede il via alla definitiva riabilitazione del fascismo
e dei suoi eredi non faceva che proseguire l'opera di "pacificazione
nazionale" del PCI e della sinistra parlamentare. Propugnata da
Togliatti, che da ministro della giustizia diede l'amnistia ai fascisti,
questa politica è stata coerentemente proseguita dai suoi eredi. In suo
nome non venne nemmeno richiesta l'abolizione immediata delle leggi
penali fasciste all'indomani dell'insurrezione vittoriosa. La
"pacificazione nazionale" è stato lo slogan dietro il quale si è permessa
la svendita dei contenuti di libertà e emancipazione della lotta armata
del 1943-45, la capitolazione di ogni volontà di cambiamento reale, la
riconsegna delle aree "liberate" all'autorità statale, la ripresa
dell'iniziativa borghese. L'antifascismo di regime, strumentale, retorico
ed inoffensivo, nel celebrare pomposamente i combattenti ed i caduti, ha
affossato le vere ragioni della loro lotta, che erano lotta e ribellione
all'autorità dello Stato-padrone. E le ha trasformate in volontà di lotta
per la democrazia parlamentare...

La vera lotta antifascista l'hanno fatta e la fanno quanti hanno deciso
di rompere con le compatibilità del sistema, con le mediazioni della
politica, siano stati in armi in montagna o nelle città, siano stati in
piazza a Genova, a Licata, a Reggio Emilia, a Roma, a Palermo, a Catania
nel luglio del 1960 o a Pisa nel maggio del 1972 con Franco Serantini, o
a Milano con Giannino Zibechi e Claudio Varalli , o con Dax. Per noi
anarchici il rifiuto del totalitarismo, dell'assunzione del potere come
strumento di trasformazione sociale si coniuga con una concezione della
vita sociale nel segno della libertà e della giustizia sociale: valori ed
obiettivi che non si barattano e non si svendono, come ha fatto per 60
anni la sinistra autoritaria.

Oggi come 60 anni fa il nostro antifascismo è lotta contro
l'autoritarismo e lo stato, contro lo sfruttamento ed il capitalismo.
Senza retorica ma nella consapevolezza di percorrere la stessa strada
ricordiamo le tante compagne e compagni caduti nella lotta insieme a
quelli che non fermarono, il 25 aprile, alla democrazia, ma andarono
avanti e per questo pagarono duramente con il carcere o con l'esilio una
grande scelta di giustizia, di uguaglianza e di libertà.

la nostra memoria resiste a chi, da Violante a Ciampi, riabilita i
torturatori e gli assassini: chi non ha memoria non ha futuro!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
http://www.federazioneanarchica.org
corso Palermo 46 - ogni giovedì alle 21,15
Mail: fat@inrete.it; tel. 011 857850; 338 6594361

CONTRO IL FASCISMO, CONTRO LO STATO, ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>




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