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(it) Pordenone: Circolo Libertario E. Zapata - Fra contraddizioni padane e rigurgiti patriottardi

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 18 Apr 2005 19:36:25 +0200 (CEST)


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Sabato scorso (9 aprile) i Giovani Padani hanno manifestato in P.zza
Risorgimento per protestare contro la legge regionale Illy-Antonaz
imputata di essere addirittura discriminante nei confronti dei cittadini
autoctoni e la “barbara” presenza degli immigrati a Pordenone,
considerati e apostrafati come deliquenti, violenti, nullafacenti e così
via, insomma portatori con la loro presenza di nefaste attitudini.
Tutto ciò, è bene ricordarlo, dopo l’episodio precedente in cui la sera e
nella stessa piazza tra alcuni immigrati e italiani è scoppiata una rissa
futile sfociata in contusioni con successive medicazioni e fermi di
questura.

Militando da sempre tra le fila dei libertari vorrei condividere con i
lettori alcuni ragionamenti.

In tutta questa vicenda vi sono non poche singolarità. La prima
s’inserisce nel panorama poltico/istituzionale ed è ben riassunta nel
motto di Alleanza nazionale “uguali diritti uguali doveri”, che campeggia
dai numerosi manifesti affissi in città e che, crediamo, non si discosti
se non per moderatezza, dalla visione leghista in materia.

Questi sedicenti cittadini modelli dovrebbero, di grazia, raccontarci se
per caso godono degli stessi doveri dei migranti quando s’alzano alle 5
di mattina, perdendo giornate di lavoro, sotto il sole, la pioggia o la
neve, nel farsi ore di code (magari con bambini al seguito) per avere un
visto, un permesso o semplicemente delle carte.

Potrebbero inoltre renderci partecipi se, come succede ai migranti,
girando per paesi e città subiscano continuamente controlli, richieste e
trattamenti intimidatori ad ogni ora. Od ancora se nella malaugurata idea
perdessero il lavoro subiscano l’out-out di 6 mesi, dopo del quale loro e
la relativa famiglia (bambini e anziani al seguito) siano costretti a
levarsi di torno e tornare a migliaia di chilometri di distanza in paesi
inadatti ad una vita dignitosa o peggio disastrati da guerra e terrore.

Se per caso, pur non avendo commesso alcun reato ma sprovvisti di qualche
documento, vengano di forza arrestati e rinchiusi in appositi centri di
permanenza temporanea.

Se così non è (come tutti sappiamo bene) non si capisce quale
uguaglianza si recrimini a meno che non si sott’intenda che i diritti
sarebbero quelli di non essere fucilati in flagranza e i doveri quelli di
sottomettersi, per chissà quale volere superiore, ai privilegi degli
autoctoni.

Tutto questo inoltre cozza non poco con tutto il bailamme mediatico che
ha accompagnato la dipartita del Papa, nel quale, traboccando per giorni
e giorni da teleschermi e rotocalchi, si son sprecati valori quali
carità, tolleranza, accoglienza, confronto e così via, valori che
dovrebbero essere cari al noto tradizionalismo cattolico dei baldi
giovani e meno giovani Padani. Tuttavia non c’è da stupirsene,
considerando l’ascendenza del loro “padre spirituale”, l’onorevole
Umberto Bossi, quando a più riprese ha asupicato le “cannonate contro le
carrette di clandestini”, immaginiamo quanto interiore sia la pratica
dell’accoglienza in questa folkloristica banda di patrioti.

Inoltre visto che il disquisire m’ha portato nel terreno patriottico mi
piacerebbe sapere se per difendermi dall’invasione di questi barbari
debbo arruolarmi nelle file della patria italiana o di quella padana,
sempre memore che per l’onorevole citato “col tricolore al massimo ci si
pulirebbe il culo” (ovviamente esclamazione non punita per vilipendio
alla bandiera in quanto tutelato dall’immunità parlamentare). Lascio
questo secondario aspetto agli agguerriti alleati, si sa che la
“creazione del nemico esterno” è un buon risolutivo di contraddizioni e
lo sanno bene anche i padroni.

Aluni aspetti singolari invece riguardano la “particolare” attenzione che
taluni cultori dell’ordine e della disciplina hanno nel selezionare
alcuni episodi rispetto ad altri.

Per esempio non ho ricordi di medesime proteste padane, ne postfasciste,
rispetto al più cospicuo numero di extracomunitari della provincia ovvero
gli statunitensi, fautori di risse, pestaggi, vandalismi e peggio ancora,
problematiche note per la loro endemicità nel territorio. Anche rispetto
a certe leggi inique di extra-territorialità (accordi bilaterali
USA-Italia) che gli hanno veduti impuniti dopo aver assassinato 20
persone in Vial di Fiemme nel 1988 non ho ricordi di particolare
indignazione.

Sarà forse per il noto “fascino della divisa”…o per quell’altra nota
pratica d’essere “forti con i deboli e deboli con i forti”?

Ma anche rimanendo nella cronaca cittadina risulta originale la
disattenzione dei “nostri” rispetto alle colluttazioni e alle violenze
nostrane spalmate tra le notizie localistiche o più facilmente
consultabili tra le annuali statistiche questurine.

Un dubbio mi assilla. Non è che sono semplicemente dei razzisti?

Stefano Raspa
Circolo Libertario E. Zapata

Da: "Lino Roveredo" <alterlinus -A- libero.it>




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