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(it) Comunicato FdCA sulla guerra: Il solco

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 20 Sep 2004 12:10:43 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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La guerra che si combatte in Irak non è la prima e non sarà l’ultima, e
non è tanto diversa da quelle che l’hanno preceduta per le motivazioni
che la muovono: uno scontro di potere tra classi dominanti e aspiranti
tali che usano tutti e tutte noi come carne da cannone, e non badano a
spese per convincerci a combattere morire per la causa. E quale migliore
causa, sia pure abusata, del morire in nome di un dio?
Ma in questa ubiquitaria guerra post-moderne la morte indiscriminata di
civili supera per numero e per volontà di distruzione ogni logica di
guerra che conoscevamo. In oriente e in occidente le case e le strade non
sono più luoghi sicuri ma di terrore, bambini e adulti sono vittime
casuali e premeditate insieme. Senza nessuna regola se non quella del
petrolio e del potere avvengono le prove della guerra civile, del pantano
del tutti contro tutti.

Il rapimento delle due volontarie di "un ponte per...", così come la
strage degli innocenti in Ossezia, i reiterati sequestri di giornalisti e
le esecuzioni sommarie rispondono allo stesso obiettivo e allo stesso
disegno: scavare un solco di sangue e di follia invalicabile che strazi
qualunque tentativo di commistione e di riconoscimento reciproco, che
abbatta qualunque passerella gettata sull’abisso, che non permetta più
alcuna mediazione.

Le vittime siamo tutti noi.

Siamo noi, gente comune e povericristi, popolo della pace e attivisti di
classe, noi che abitiamo tutto il pianeta e che ci ostiniamo a resistere
alla retorica dello scontro delle civiltà, a praticare solidarietà
attiva, a riconoscere negli altri dei corpi umani, e non maschere di
odio, a denunciare la follia di una guerra che si voleva preventiva e
preventiva è stata, nel senso che è pre-venuta e ormai ci pervade, e ci
costringe a lottare contro barbarie che pensavamo dimenticate invece di
costruire mondi migliori.

Non c’è nessun impero e non c’è il disordine ai suoi confini, non c’è la
presa del tempio da parte dei nemici di un’altra religione ostile, non ci
sono crociate con cui guadagnarsi il paradiso in cielo o in terra:
piuttosto siamo di fronte al solito, vecchio meccanismo di lotta per
l’appropriazione delle risorse, per la scalata dei mercati finanziari.

E non è un nuovo presidente in america, o un diverso governo in Italia,
che potrà e vorrà cambiare gli scenari.

Solo noi, dal basso, rivendicando la pace, la dignità, la libera
circolazione, la libertà come diritto inalienabile di tutte e di tutti, a
prescindere dal luogo di nascita o di residenza, a prescindere dalla
religione di appartenenza, tutti insieme potremo ricostruire ponti e
cancellare il sangue e l’odio versato in questi tempi bui.

L’Italia è presente come esercito d’occupazione in Irak.

Noi, civili, che siamo tutti le prime vittime di questa guerra, esigiamo
la fine dell’occupazione italiana in Irak il ritiro unilaterale e
immediato delle truppe del nostro paese, chiediamo la liberazione di
tutti i civili, compresi gli irakeni che vivono prigionieri dell’esercito
internazionale di occupazione, e prigionieri delle élites religiose, dei
signori locali delle varie mafie che proliferano attorno alla
disgregazione di un tessuto sociale, rivendichiamo la libertà per gli
attivisti sindacali e delle organizzazioni per i diritti umani, in Irak
come ovunque.

Federazione dei Comunisti Anarchici
http://www.fdca.it

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>





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