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(it) El Libertario n.39: Prospettiva antiautoritaria a Cuba - intervista all'anarchico Octavio Alberola (ca)

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Date Sat, 18 Sep 2004 20:19:38 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Chi conosce il movimento anarchico contemporaneo sa che Octavio
Alberola è un militante libertario spagnolo, veterano della lotta
contro il franchismo, e che malgrado l'età continua ad essere molto
attivo. Tra le altre cose è l'animatore del GALSIC (Grupo de Apoyo
a los Libertarios y Sindicalistas Independientes en Cuba), una rete
di appoggio che assieme al Movimiento Libertario Cubano in esilio
denuncia da un prospettiva anarchica gli eccessi della dittatura
di Fidel Castro. El Libertario ha avuto il piacere di realizzare
la seguente intervista sulla sua attività e su ciò che pensa in
merito all'isola caraibica.

Quali sono le critiche che l'anarchismo rivolge alla denominata
"Revolución cubana"?

Fondamentalmente quelle di non essere una rivoluzione e di servire da
alibi semantico per coprirne l'essenza veritiera e realistica da
dittatura populista. C'è il problema della privazione dei diritti
fondamentali della persona umana (libertà di opinione, di espressione e
di riunione) per i cubani da parte di un potere dittatoriale totalitario.
Per gli anarchici si tratta di libertà inalienabili. Ma la nostra critica
al castrismo - perché la denominata "revolución cubana" non è altro che
un sistema di potere totalitario al servizio di Fidel Castro- va molto
oltre la semplice rivendicazione di quelle libertà. Noi anarchici abbiamo
sempre lottato e continueremo a lottare per l'emancipazione umana, per
finire con lo sfruttamento e la dominazione, non solo di una classe
sull'altra, ma dell'uomo sull'uomo. L'ideale comunista preconizzava una
società senza sfruttati né sfruttatori, senza dominanti né dominati.
Pertanto la rivoluzione dovrebbe servire per distruggere le strutture che
permettono al Capitale e allo Stato di sfruttare e di dominare. Un
cambiamento politico che non distrugga queste strutture, che le ponga
solamente al servizio di un nuovo gruppo sociale, di un partito o di un
Capo, non muta per il lavoratore la sua condizione di sfruttato e per il
cittadino la sua condizione di dominato. Un cambiamento del genere non è
una rivoluzione sociale, a meno che si intenda con tale termine un
semplice cambiamento di governanti per mezzo di un colpo di Stato o di
un'insurrezione armata. Questo è ciò che è accaduto a Cuba: Batista è
stato rimpiazzato al potere da Castro, il quale per consolidare la sua
egemonia e per perpetuarsi al potere si è servito di un alibi ideologico,
la "revolución" marxista identificandola con la sua persona e viceversa.
Non è stato il primo a darsi quest'alibi, prima di lui lo hanno fatto
Stalin, Mao e molti dei Capi delle lotte contro la colonizzazione in Asia
e Africa per impadronirsi del potere e per perpetuarsi in esso. Come in
tutti questi casi, anche a Cuba questo tipo di rivoluzione ha significato
l'imposizione di una dittatura e del capitalismo di Stato. Cioè: i
lavoratori devono obbedire e lavorare. Il potere ed i privilegi ai
burocrati, alla nuova nomenclatura. Per questo in nessuna di tali
"esperienze" s'è posto fine al salariato, ai servizi repressivi,
all'esercito, ecc. Anzi s'è imposto un sistema di controllo di polizia e
di partito unico, sindacato unico, stampa unica e così via, per mantenere
il popolo sottomesso ed impedire che pensasse da se stesso. Critichiamo e
denunciamo la denominata "revolución cubana" perché nel presentarla
demagogicamente come tale, come tutte le altre della stessa salsa, non
solo si contribuisce a pervertire l'idea di rivoluzione, ma si
contribuisce al fatto che milioni di sfruttati, a Cuba ed in tutto il
mondo, rinuncino a lottare per l'emancipazione. Tutte queste presunte
rivoluzioni sono solo servite per distruggere l'aspirazione emancipatrice
nel seno della classe lavoratrice e per consolidare il capitalismo come
sistema e come
generalizzazione dell'individualismo. Nel frattempo il Dollaro s'è
convertito nel referente quotidiano, non solo negli USA, ma anche in
Russia, in Cina ed a Cuba. E' vero che a Cuba -come negli altri paesi del
comunismo ufficiale- s'è posto fine alla proprietà privata, quasi tutta,
e che tutto è passato -almeno ufficialmente- nelle mani dello Stato. Ma
ciò non ha posto fine alle disuguaglianze, poiché coloro che sono rimasti
con lo Stato hanno avuto la possibilità di controllare a proprio
beneficio la distribuzione dell'usufrutto della proprietà nazionale,
delle ricchezze che quella proprietà generava e genera. Si è trattato del
culmine del processo di concentrazione e di monopolio capitalista da
parte di un solo padrone: lo Stato, ovvero il castrismo nel caso cubano.
E' come se negli USA la Coca Cola avesse monopolizzato tutte le attività
industriali, tutta l'economia e lo Stato fosse diretto dai quadri della
Coca Cola, con a capo il suo direttore perennemente al potere come Fidel.
I cittadini statunitensi sarebbero divenuti totalmente dipendenti dalla
volontà della Coca Cola. Questa dipendenza economica implica una
dipendenza totale sia politica che sociale, non avendo altre alternative
che la clandestinità o il carcere. Il capitalismo di Stato converte il
lavoratore in uno sfruttato che deve accettare con rassegnazione lo
sfruttamento per non essere considerato traditore della Rivoluzione.
Questo sistema è il paradigma del Capitalismo, è il Capitalismo totale.

E' legittimo pensare che il popolo cubano si trovi nel mezzo di due
bandi, il governo da un lato e l'"imperialismo statunitense"dall'altro?
Secondo la strategia del "male minore" non conviene appoggiare Fidel
Castro in questo scenario?

Questo è ciò che pretendono sia il governo statunitense che il governo
castrista. La verità è che il popolo cubano non è al centro delle
preoccupazioni dei due governi. Ciò che preoccupa entrambi sono i propri
interessi, ovvero: i privilegi e la perpetuazione al potere. Le ultime
misure "anticastriste" adottate dal governo di Bush lo hanno confermato.
Bush dice di averle prese per indebolire Castro e per rendere più facile
"la transizione alla democrazia per il popolo cubano". Anche se tutti
sappiamo che servono solo per guadagnare voti tra gli esiliati cubani di
Miami per la sua rielezione... Castro, con il pretesto di difendere Cuba
ed il popolo cubano dall'aggressione imperialista, ha reagito alzando i
prezzi e riducendo i prodotti acquistabili con la tessera di
razionamento. E' un dato di fatto che sono proprio i cubani più poveri i
primi ad essere colpiti dalla misura castrista. Al popolo cubano è stato
fatto, per oltre 40 anni, lo stesso ricatto da parte degli uni e delgi
altri, e durante tutto questo tempo è stato l'unico a patirne le
conseguenze. La tragedia dei balseros (coloro che fuggono da Cuba con
zattere improvvisate - ndt) dimostra la mancanza d'umanità da parte dei
due governi: quello castrista per essere il responsabile dell'esodo e
quello statunitense per aver respinto molti balseros restituendoli alle
autorità cubane. Invero al governo statunitense va molto bene che Castro
reprima coloro che vogliono scappare dall'isola e che sottometta il
popolo cubano. Questo è ciò che gli yankee esigono dagli altri governanti
latinoamericani. Quindi per noi non si tratta di un "male minore", di un
"nemico minore". In entrambi i casi si tratta di governi che vogliono
popoli sottomessi e, nella misura in cui possono, sfruttati ed oppressi.
Anche Bush vorrebbe imporre un partito unico, un sindacato unico, una
stampa unica. Ad ogni modo sono i cubani che devono, dovrebbero decidere
se il "nemico minore" è l'uno o l'altro. E dovrebbero avere la
possibilità di deciderlo in piena libertà.

Come valuti il ruolo svolto dal movimento anarchico a Cuba nella lotta
contro Batista, di fronte alla denominata "revolución cubana" e l'ascesa
di Fidel Castro al potere? Abbiamo letto che anche tu hai partecipato
agli avvenimenti di quel periodo, è vero?

Sì, io ero in Messico quando Castro iniziò a preparare la lotta
guerrigliera e la spedizione del Gramna. Fino alla caduta della dittatura
di Batista io collaborai con gli esiliati cubani che lottavano contro di
essa. In particolare appoggiai il Movimiento 26 de Julio ed il Directorio
Revolucionario Estudiantil. Partecipai anche alla costituzione del Frente
antidictatorial latinoamericano, in cui erano rappresentate diverse
organizzazioni giovanili latinoamericane esiliate in Messico. Ciò mi
permise di stabilire contatti con alcuni libertari cubani che dovettero
abbandonare Cuba per le loro attività clandestine contro la dittatura di
Batista. Ero quindi al corrente della posizione del movimento anarchico a
Cuba. In quel periodo c'erano molti sospetti sulla reale ambizione di
Fidel, i cui seguaci volevano già trasformare in un caudillo. Io dovetti
intervenire personalmente per evitare scontri violenti tra gli aderenti
al 26 de julio e gli altri gruppi di oppositori di Batista che non
accettavano la leadership castrista. Cercai sempre di convincere gli uni
e gli altri che la lotta contro la dittatura doveva essere prioritaria,
che le ambizioni personali o di partito dovevano restare in un secondo
piano. Nonostante Fidel sia riuscito ad imporre la sua egemonia e la sua
dittatura si sia prolungata per tanti anni continuo a credere che il
nostro dovere di allora era quello di lottare, come facemmo, contro la
dittatura di Batista. Il fatto di non esser stati capaci di impedire la
deriva autoritaria e totalitaria di questo movimento antidittatoriale non
mette in discussione le priorità di allora. L'effervescenza
rivoluzionaria e libertaria che il crollo della dittatura produsse la
giustificò e pare che continui a giustificarla in pieno. Adesso si tratta
di vedere se quella esperienza piena di aspettative dei primi momenti
della "Revolución cubana", che in alcuni casi è stata autenticamente
rivoluzionaria e che attrasse molte simpatie, non venga cancellata dalla
storia dalla successiva realtà dittatoriale. Di qui l'importanza di
recuperare e di salvaguardarne la memoria.

Frank Fernández, sul suo libro "El Anarquismo en Cuba", parla dello
scarso appoggio che il movimento anarchico internazionale diede alle
denunce dei libertari cubani sulla direzione che stava prendendo il
regime castrista nei primi anni. Perché è accaduto? E' cambiato tale
atteggiamento?

E' vero che in alcuni settori o individualità del movimento anarchico
internazionale sia persistita per alcuni anni l'illusione sul fatto che i
"barbudos" fossero dei rivoluzionari dal volto umano. Ma il movimento
anarchico, in quanto tale, iniziò subito a prendere le distanze e, man
mano che la deriva caudillista di Fidel si poneva in evidenza, lo
denunciò
pubblicamente. Nel 1961 con Víctor García (Germinal Gracia) partecipai ad
una serie di conferenze tra gli anarchici spagnoli esiliati in Francia ed
Inghilterra per denunciare la deriva totalitaria della "Revolución
cubana". E' che allora si sperava ancora nella capacità del movimento
popolare di reagire ed impedire la totale confisca della rivoluzione da
parte del castrismo. Ma rapidamente si vide la realtà dell'allineamento
del castrismo al comunismo totalitario sovietico e si venne a conoscenza
della persecuzione della quale erano vittime gli anarcosindacalisti
cubani. Attualmente non credo che ci sia un anarchico che manifesti una
qualche compiacenza verso la dittatura castrista. Su tutta la stampa
anarchica internazionale hanno avuto eco le campagne contro le paranoie
repressive dello Stalin dei Carabi. La demagogia castrista continua ad
ingannare solo gli irriducibili, coloro che si aggrappano al mito per
giustificare le proprie vacillazioni rivoluzionarie.

Stai partecipando nel Galsic. Cos'è questa iniziativa e che obiettivi
persegue?

Sì, sono uno dei propiziatori di quest'iniziativa e faccio parte del
gruppo che anima il GALSIC in Francia. In realtà il "Grupo de apoyo a los
libertarios y sindicalistas independientes en Cuba" è un gruppo
informale. Non ha una struttura organizzativa permanente, ma funziona
come una sorta di coordinamento per la diffusione di informazioni ed
iniziative in appoggio ai libertari e ai sindacalisti cubani nella loro
lotta contro la dittatura castrista. L'attività del GALSIC è
fondamentalmente incentrata sull'edizione e sulla diffusione del
bollettino CUBA libertaria. L'idea iniziale era quella di creare un
coordinamento internazionale che rappresentasse tutte le organizzazioni
libertarie per apportare una solidarietà concreta ai libertari e ai
sindacalisti indipendenti cubani ma, nonostante molti si siano dichiarati
favorevoli alla proposta, non è stato possibile metterla in pratica.
Comunque sono tante le organizzazioni che collaborano alla diffusione del
bollettino CUBA libertaria. Per ora è importante potenziare questa
volontà solidale ed assicurare la relazione tra anarchici in merito
all'obiettivo di essere presenti e di mostrare a tutti che noi anarchici
non rinunciamo alla lotta per la libertà e l'emancipazione umana, a Cuba
e nel resto del mondo.

Esistono focolai di resistenza non legati all'influenza nordamericana
nell'isola? Ci sono elementi per credere che esistano gruppi anarchici
attivi all 'interno di Cuba?

Certo che a Cuba esistono focolai di resistenza, di dissidenza, non
legati all'influenza di interessi del governo statunitense. Non solo, ma
si può affermare senza alcun dubbio che questa dissidenza è
maggioritaria, sebbene abbia una scarsa presenza mediatica. Ciò è
comprensibile: né il castrismo né il governo statunitense hanno interesse
a che questa dissidenza prosperi e sia presente sui mass-media. Ad
entrambi interessa far credere che l'unica opposizione al castrismo sia
quella del settore di destra in esilio a Miami, per accreditare questa
ipotesi non lesinano né sforzi né mezzi. Il denaro promesso da Bush per
"aiutare la transizione democratica a Cuba" andrà solo a questo settore
reazionario, che non ha alcun interesse sulla sorte del popolo cubano. Il
governo castrista, da parte sua, parla solo di questa dissidenza.
Nell'isola e nell'esilio ci sono gruppi dissidenti che rifiutano allo
stesso tempo la dittatura castrista e l'imperialismo americano. Gruppi
che si oppongono al capitalismo di Stato castrista, ma anche al
capitalismo in qualsiasi delle sue forme: neoliberali o arcaiche. Molti
dei sindacalisti indipendenti sanno che il loro principale compito sarà
quello di ricostruire i sindacati per lottare domani contro l'altra
faccia dello sfruttamento: quella del capitalismo privato. Il quale sarà
piuttosto selvaggio, come si è verificato in quei paesi che sono
transitati dal totalitarismo comunista alla democrazia capitalista.
Inoltre bisogna considerare che questo nuovo capitalismo sarà il
risultato dell'alleanza tra il capitalismo straniero e le mafie
burocratiche attualmente al potere a Cuba. La presenza di gruppi
anarchici all'interno dell'isola non è attualmente verificabile... La
brutalità della repressione ed i pochi mezzi che hanno i libertari cubani
in esilio non permettono di andare oltre il mantenimento di alcuni
contatti individuali. Comunque, come s'è verificato in tutti gli altri
paesi liberatisi dalle dittature comuniste, l'emergenza di gruppi e
sindacati libertari è prevedibile, specie con caratteristiche
antiautoritarie.

Dal Galsic avete lanciato la campagna "porta un libro a Cuba", in cosa
consiste? Quali sono le possibilità affinché gli anarchici concretizzino
la propria solidarietà con il popolo cubano?

La campagna "porta un libro a Cuba" è stata inizialmente proposta dalle
Biblioteche indipendenti e dal GALSIC abbiamo incitato i compagni
libertari che viaggiano a Cuba a portare con sé i libri di queste
biblioteche: sulla storia delle lotte sociali, sulle esperienze
autogestionarie, sulle collettività durante la rivoluzione spagnola, ecc.
In questa maniera i cubani potranno leggere ciò che l'attuale potere
occulta. E' possibile che tra i promotori delle Biblioteche indipendenti
ci siano persone con interessi politici o religiosi, e che queste stesse
biblioteche abbiano una sorta di censura ideologica, ma siamo convinti
che gran parte di essi non abbiano di questi interessi. Senza dubbio è
una forma di resistenza passiva, ma molto attiva alla censura esercitata
dal potere castrista. Il semplice fatto di offrire liberamente ai cubani
che la desiderino la possibilità di leggere libri che non si trovano
nelle biblioteche ufficiali, o che la maggioranza dei cubani non può
acquistare, è già in sé una lodevole iniziativa alla quale dobbiamo
contribuire con la letteratura che tutti i poteri (politici, economici e
religiosi) cercano di censurare. Certo, questa non è l'unica forma di
solidarizzare con il popolo cubano nelle difficili circostanze attuali.
Nella misura in cui è possibile invitiamo alla condanna di tutte le
misure che colpiscono la loro vita quotidiana: sia che vengano dal
governo castrista che da quello nordamericano. Pertanto appoggiamo
l'invio di aiuti diretti ai cubani bisognosi, senza passare per le vie
ufficiali che si appropriano di tali aiuti. Comunque sia pensiamo che la
principale forma per concretizzare la solidarietà sia quella di
testimoniarla, denunciando la repressione castrista contro ogni forma di
dissidenza.

Sono tante le speculazioni che si fanno attorno al giorno in cui sparirà
Fidel Castro. Quale panorama intravedi per il futuro dell'isola?

Purtroppo e contrariamente a ciò che desidera i popolo cubano il panorama
che oggi si può intravedere non è affatto promettente. Castro morirà un
giorno, come Franco, anche se lo ha già superato in anni di potere. Ciò
che è probabile è che il regime castrista terminerà in maniera più o meno
convulsa la sua "transizione" al capitalismo, e che il ritorno alla
Democrazia formale non verrà da un colpo di Stato. Sono troppi gli
interessi in ballo: della mafia all'interno ed all'esterno dell'isola,
del governo USA, di molte multinazionali e perfino della Comunità
Europea, ecc., ecc. Nessuno di questi poteri vuole la fine violenta e
radicale della dittatura castrista, e ancor meno che il popolo possa
approfittarne per tentare di fare la vera rivoluzione sociale che il
castrismo ha castrato. Si sta negoziando e si finirà di negoziare la
ripartizione del potere e delle ricchezze dell'isola, delle proprietà che
oggi sono dello Stato e che la nomenclatura castrista e quella di Miami
si disputano o si divideranno: com'è succeduto negli altri paesi con un
regime simile. L'attuale relazione di forze non permette d'intravedere
altro. Purtroppo oltre 40 anni di dittatura e di demagogia comunista
hanno annullato ciò che restava del movimento operaio e della tradizione
di lotte rivendicative, imponendo la rassegnazione e la mancanza di
unione tra i lavoratori. Ma i lavoratori cubani dovranno unirsi e lottare
di nuovo contro il capitalismo privato. Per questo bisogna aiutarli
urgentemente a recuperare la memoria storica del movimento operaio cubano
che il castrismo ha indebolito in maniera sfacciata. Dobbiamo aiutarli,
il più presto possibile, a ricostruire sindacati autenticamente di classe
ed indipendenti dallo Stato e da qualsiasi forza politica che pretenda
trasformarli di nuovo in cinghia di trasmissione, come lo sono oggi per
il potere castrista. Ritengo che questo sarà ed è già il compito
prioritario per continuare la lotta contro lo sfruttamento e la
dominazione.

Dal periodico anarchico venezuelano El Libertario
www.nodo50.org/ellibertario

dal sito di anarcotico





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