A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Sicilia: Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana sugli eventi a Lampedusa 08.10.04 (pt.III)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 18 Oct 2004 10:46:38 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Ancora dentro il Campo di Lampedusa:
La stessa delegazione di ieri -composta dalle senatrici Chiara Acciarini
e Tana De Zulueta, insieme a Barbara Grimaudo e ad Alessandra Sciurba
(Laboratorio Zeta) della Rete Antirazzista Siciliana- si presenta al
cancello del CPT di Lampedusa alle 9 del mattino. L'appuntamento col
signor Scalia, responsabile della Misericordia, è stato fissato per
quell'ora, ma lui non è lì. Ci sono invece, nello spiazzale tra i due
cancelli d'ingresso, 110 dei migranti che la delegazione aveva incontrato
il giorno precedente. Caso vuole sono tutti i francofoni, più i tre
nigeriani cui Miccichè e Ilaria Sposito (Laboratorio Zeta e R.A.S.)
avevano fatto fare richiesta di asilo, il minorenne individuato il giorno
prima dalle attiviste della Rete Antirazzista, e un Liberiano che le
stesse, insieme a Tana De Zulueta riescono a informare della possibilità
di chiedere asilo, giusto un attimo prima che se lo portino via. "Ci ho
provato qui dentro, ma non mi hanno ascoltato", risponde il ragazzo. La
Senatrice gli consegna un foglio con alcuni numeri di telefono tra cui
quelli degli avvocati, e gli raccomanda di chiamare, una volta arrivato
in qualunque posto dove ci sia un telefono.

Quasi subito i 110 vengono fatti uscire dal campo per essere imbarcati
sulla nave per Porto Empedocle. La loro destinazione ultima, almeno così
viene detto dai carabinieri, sarà il CPT di S. Benedetto (Agrigento) .
Sono proprio "fortunati", almeno non finiranno in Libia. Ma perché loro
no e gli altri sì? È quello che la delegazione e gran parte del paese
vorrebbe capire... Prima però si vuole accertare quale sarà la sorte dei
3 nigeriani. L'ACNUR dichiara di avere inviato le loro richieste di asilo
(che Ilaria e Alessandra avevano mandato via fax presso i loro uffici)
tanto alla prefettura quanto alla questura di Agrigento. Chiara Acciarini
chiama in entrambe le sedi istituzionali per avere delle conferme. Ripete
i nomi dei tre richiedenti asilo e del minore, riceve assicurazioni. Ma
domani bisognerà continuare a monitorare questa situazione. Niente di
strano che passino semplicemente da un CPT all'altro. I 110 ragazzi
salutano, contenti, sollevati. Non hanno idea di dove stanno andando, ma
hanno chiaro che a loro non hanno legato i polsi, e che non saliranno su
un aereo militare.

L'attenzione si sposta ora su chi rimane dentro il campo. 90 persone,
giusto quelle necessarie a riempire un aereo. Sono quelli che parlano
solo arabo. Ieri si poteva comunicare in francese, oggi non lo capisce
nessuno. Due o tre masticano qualche parola di inglese.

Vogliono sapere perché loro non sono partiti, fanno capire che la notte
passata sono stati tranquilli, secondo le indicazioni date dalla
delegazione durante l'operazione "psicosi da rivolta" messa in atto dai
carabinieri, ma ora minacciano uno sciopero della fame e della sete.
Vogliono uscire da lì, vogliono che le Senatrici, insieme a Barbara e
Alessandra, rimangano. Due di loro vogliono semplicemente un paio di
scarpe (molti sono scalzi). Chiedono informazioni sull'asilo politico.
Tana torna a spiegare quali sono le motivazioni per chiederlo, sottolinea
che si tratta di un diritto individuale. A quel punto alcuni migranti
dichiarano di essere iracheni, altri palestinesi. Fanno capire, ancora
una volta, che nessuno gli ha parlato prima della possibilità di chiedere
asilo. Chiedono un recapito di Tana, lo chiedono a Barbara, ma un
carabiniere si intromette dicendo che ai "trattenuti" non si possono dare
numeri di telefono. Il maresciallo è costretto a dire che le Parlamentari
hanno invece il diritto di farlo. Vengono così distribuite le liste dei
numeri di telefono che le senatrici hanno portato con loro, inclusi
quelli degli avvocati. Si spiega che tutti loro hanno diritto a un
avvocato. Ne sono stupiti. Alla lista si aggiunge il numero di
Alessandra, come referente del Laboratorio zeta e della Rete
Antirazzista.

I fogli purtroppo non bastano per tutti. Non si possono fare fotocopie.
Tana vuole lasciare ai ragazzi una matita per ricopiare i numeri, i
carabinieri lo impediscono. Potrebbe diventare un' arma...

Intanto ci si comincia a preoccupare per la salute del signor Scalia.
Sono le 10:30 e ha deciso di bidonare due senatrici rendendosi
irreperibile. Nessuno sa dove sia finito.

La delegazione ha così tutto il tempo di accorgersi che l'atmosfera è
diversa da quella del giorno prima. Alcuni operatori della Misericordia e
persino alcuni carabinieri sembrano sollevati dalla presenza delle
quattro donne, ma non possono dimostrarlo in modo esplicito. Qualcuno fa
capire il proprio disagio rispetto alla situazione vigente nel campo.
Sguardi... frasi spezzate. Fanno trasparire che non hanno nessuna voglia
di assistere di nuovo, da complici, alle scene vissute nelle giornate
precedenti. Ma è chiaro che lì dentro si respira uno stato di
coercizione. E una volta partita la delegazione, loro resteranno lì...

Il capitano ci tiene a sottolineare il fatto che lui non ha alcuna
responsabilità relativamente all'ispezione in corso da parte delle
parlamentari. Chiara Acciarini tira allora fuori dalla borsa la
cosiddetta "circolare Maritati", vigente dal 2000, recante i diritti dei
migranti che dovrebbero essere esercitati all'interno dei campi, insieme
alle norme minime che chi gestisce i CPT dovrebbe rispettare. Il capitano
appare visibilmente scosso, man mano che procede nella lettura di un
documento che dichiara di non avere mai visto prima.

Il signor Scalia fa sapere che sarà impegnato per tutta la giornata.
Chiara Acciarini, sorridente, comunica al capitano che loro resteranno
lì, del resto c'è un clima piacevole... Inoltre, quei 90 migranti rimasti
dentro il campo hanno paura di finire chissà dove. È stato spontaneo
promettere loro di restare, e poi non si sa mai...

Si procede con un questionario rivolto al medico del centro. Chiara tira
di nuovo fuori la circolare. Anche il dottore e uno degli operatori della
Misericordia restano sconvolti: non avevano idea che esistessero norme
simili da fare applicare in un luogo come quello.

Di fronte l'infermeria c'è un ragazzo seduto a terra sotto il sole.
Appoggiato al muro è visibilmente sofferente. I carabinieri dicono che lo
fa solo perché ha paura di tornare in Libia. Ma Barbara lo aveva già
notato il giorno prima, con la stessa espressione, con lo stesso dolore
al petto e alla schiena. Era stata lei a chiamare gli operatori, nessuno
se ne era accorto prima.

Il dottore e l'infermiera dichiarano però che sono solo sintomi
psicosomatici. Non verrà portato in ospedale, non gli verranno fatte
radiografie. Lui sbatte ripetutamente la testa contro il cancello al
quale è appoggiato. Finalmente un carabiniere si impietosisce e, alla
terza volta che Alessandra glielo chiede, gli porta un cuscino. Solo dopo
lunghe insistenze da parte di Barbara, il malato viene trasferito sulla
barella dell'infermeria. Domani bisognerà verificare il suo stato di
salute.

La delegazione si allontana dal campo per rilasciare le interviste ai
giornalisti e annuncia che tornerà nel pomeriggio. Mentre Chiara,
Barbara, Tana e Alessandra sono ferme a un bar a mangiare qualcosa,
arriva un'improvvisa telefonata dal campo: il signor Scalia è uscito
dalle tenebre, le aspetta. Temendo che scompaia di nuovo, la delegazione
si ricostituisce e si precipita al centro.

Ore 15:00

Sulla pista dell'aeroporto c'è un cargo militare che prima non c'era, si
vede dallo spiazzale antistante al cancello del CPT. Le attiviste della
rete e le senatrici hanno immediatamente tutte la stessa idea: vogliono
portarli via, meno male che siamo rimaste qui.

Si torna dentro. Chiara Acciarini e Tana De Zulueta hanno un questionario
anche per Scalia. Lui accoglie la delegazione in un ufficio pieno quasi
solo di gadget del Palermo. Ilaria aveva già raccontato della sua
maglietta VOLARE IN A. Il supertifoso però suda. Il suo nervosismo è
visibile. Risponde a tutte le domande. Ma viene fuori, detto in sintesi,
che:

* non esiste una copia della convenzione all'interno del centro.
* non esiste un regolamento interno al centro.
* i migranti possono usare lo spazzolino da denti solo se ne fanno
richiesta. In tal caso vengono accompagnati a lavarsi i denti in un bagno
apposito. Non gli viene consegnato alcuno spazzolino appena arrivano al
campo, nonostante nella stanza ne siano accatastati a centinaia (i
carabinieri li
sequestrerebbero come armi contundenti).
* I materassi sono effettivamente solo quegli strati di gomma piuma rotta
che la delegazione aveva avuto l'opportunità di ammirare dentro ai
prefabbricati. La prefettura manda quelli e quelli vanno usati, insieme a
delle copertine di lana rilasciate gentilmente dalla Tirrenia.
* esiste solo una cabina telefonica, peraltro rotta da più di dieci
giorni.

La cosa più importante più importante, però, è che, riguardo
all'identificazione degli "ospiti", Scalia dichiara che una vera
identificazione approfondita è possibile, vista l'emergenza in cui versa
quasi sempre il campo di Lampedusa, solo una volta che i migranti
raggiungono un altro centro. A Lampedusa vengono solo prese le
generalità. Dichiara che, mentre erano 1.200, ovvero il 2 Ottobre, non è
stato possibile consegnare loro alcuna informativa relativa ai diritti e
alla possibilità di chiedere asilo politico, e che ci si è limitati a
chiedere nome, cognome e provenienza e a stilare degli elenchi con
l'aiuto dell'interprete. Mostra poi il foglio di carta che viene affisso
sui muri del centro, di cui si riporta fedelmente il testo (tradotto
dall'inglese):

"cari ospiti, ora vi trovate nel centro di prima accoglienza dell'isola
di Lampedusa (Italia). Dovrete restare qui finché non verrete trasferiti
in un altro centro per l'identificazione certa e dove potrete spiegare il
motivo del vostro arrivo in Italia. Durante la vostra permanenza
riceverete una prima assistenza medica e potrete usufruire anche di un
barbiere. Nel rispetto delle persone che verranno in questo centro dopo
di voi, vi raccomandiamo di fare attenzione a tutti i materiali e alle
strutture che utilizzate. Per preservare la vostra salute e quella degli
altri, lavate e tenete puliti il vostro corpo e i vostri vestiti. Vi
chiediamo di essere pazienti, di rispettare e di collaborare con il
personale che lavora per voi durante tutta la vostra permanenza. Per le
vostre necessità o per le informazioni potete contattare tutte le persone
vestite di giallo e azzurro".

Finalmente è nero su bianco: al CPT di Lampedusa non si effettuano
identificazioni, a detta anche degli stessi operatori della Misericordia,
che dicono solo che i loro interpreti, davanti a qualche carabiniere,
raccolgono nomi e nazionalità. E basta. Per quanto riguarda i
carabinieri, gli stessi dichiarano tutti che non è loro competenza. 1400
persone non identificate sono state caricate coi polsi legati su aerei
civili e militari che le hanno deportate in Libia. Nessuna analisi della
loro situazione individuale. Qualcuno, e non sorride, dice a bassa voce
che su un aereo c'erano 50 Mohammed Alì.

Segue una breve visita ai "servizi igienici" che viene da ridere solo a
chiamarli così, durante la quale le Senatrici hanno appurato ciò che già
si sapeva: troppa puzza, da vomitare, eppure li stanno pulendo in quel
momento. Ma litri di detersivi non mandano via incrostazioni di mesi.
Niente porte, neanche una. Lavandini otturati. Le docce non funzionano.
13 cessi in questo stato (8 in un prefabbricato, 5 in un altro) per 200
persone durante i periodi di normalità, e per 1.200 in giornate come
quelle appena trascorse. Solo i bagni e la stanza riservate alle donne e
ai bambini hanno un aspetto dignitoso. Peccato che non vengano mai
utilizzati se non in rarissimi casi. Lo spazio riservato alle famiglie è
stato aperto solo una volta.

Ma ora bisogna uscire fuori di lì, si tornerà domattina. Se un altro
aereo deve partire si può sperare di impedirlo solo comunicando ciò che
si è scoperto con certezza (in quattro si fa poco, altrimenti). Bisogna
scrivere e diffondere ciò che appare finalmente certo e comprovato. Le
senatrici si precipitano a dettare un comunicato stampa e una lettera
aperta. Questo il testo del comunicato diffuso agli organi di stampa, cui
si raccomanda di dare massima diffusione:

PISANU NON SA QUEL CHE DICE AFFERMANO LE SENATRICI CHE STANNO COMPIENDO
UN'ISPEZIONE DA DUE GIORNI NEL CENTRO DI LAMPEDUSA. L'IDENTIFICAZIONE
CERTA, A CUI HA FATTO RIFERIMENTO IL MINISTRO DEGLI INTERNI, NON E'
AVVENUTA AL CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA DI LAMPEDUSA, DOVE AVVIENE SOLO
UNA PRIMA SOMMARIA IDENTIFICAZIONE E NON EFFETTUATA DALL'UFFICIO
IMMIGRAZIONE DELLA QUESTURA, COME VIENE CHIARITO IN MODO INEQUIVOCABILE
DA UN FOGLIETTO AFFISSO SU ALCUNE PARETI E ARMADIETTI DEL CAMPO, DOVE E'
SCRITTO: "STARETE QUI FINO A QUANDO VERRETE TRASFERITI IN UN NUOVO CENTRO
PER L'IDENTIFICAZIONE CERTA E DOVE POTRETE SPIEGARE IL MOTIVO DEL VOSTRO
ARRIVO IN ITALIA" E' QUINDI EVIDENTE CHE 1400 PERSONE SONO FINITE IN
LIBIA SULLA BASE DI UN'ESPULSIONE DI MASSA, SENZA ESSERE IDENTIFICATE E
SENZA AVERE POTUTO ACCEDERE ALLE PROCEDURE PER LA RICHIESTA DI ASILO
POLITICO, E CHE PISANU NON SA QUELLO CHE DICE.

LE SENATRICI MARIACHIARA ACCIARINI E TANA DE ZULUETA.

Nel centro rimangono ancora 90 persone non identificate. Barbara e
Alessandra vanno finalmente a dormire, finito di scrivere questo
resoconto, chiedendosi: a chi servirà l'aereo che oggi era sulla pista?
Cosa vedremo domani? Ancora uomini legati e trafugati di corsa? Gli
stessi che ci hanno chiesto di non abbandonarli? Sanno che tutti i
compagni con cui hanno lavorato, seppure a distanza, in ogni momento di
queste giornate, sentono le stesse cose... Ilaria, Pietro e Maurizio che
sono dovuti tornare Federica che cerca di risvegliare Milano Fulvio che
non smetterà mai di raccontarci cosa significhino i diritti degli uomini
Franco che porterà i sindaci d'Italia a prendere una posizione chiara
Mimma, Luca e tutti i ragazzi della Rete Antirazzista Siciliana che si
incontreranno Domenica, e che non hanno nessuna intenzione di fermarsi
adesso, nonostante sia così difficile.

Che questo paese reagisca. Che non succeda mai più.

Da: FdCA Palermo <fdcapalermo@fdca.it>






*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

INFO: http://ainfos.ca/org http://ainfos.ca/org/faq-it.html
AIUTO: a-infos-org@ainfos.ca
ABBONARSI: invia una mail a lists@ainfos.ca contenente nel
corpo del messaggio "subscribe (o unsubscribe) nomelista vostro@email".

Le opzioni per tutte le liste a http://www.ainfos.ca/options.html


A-Infos Information Center