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(it) Sicilia: Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana sugli eventi a Lampedusa 07.10.04 (pt.II)

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Date Sun, 17 Oct 2004 13:11:27 +0200 (CEST)


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Secondo ingresso al centro:
Oggi 7 ottobre 2004 alle 17 circa una seconda delegazione (dopo quella di
ieri pomeriggio) ha visitato il CPT di Lampedusa. Sono entrate le
Onorevoli Chiara Acciarini dei D.S. e Tana De Zulueta del Gruppo Misto,
insieme a Barbara Grimaudo e Alessandra Sciurba (Laboratorio Zeta) della
Rete Antirazzista Siciliana, nel ruolo di collaboratrici delle senatrici.
Rispetto alle condizioni denunciate dall'Onorevole Miccichè e da Ilaria
Sposito (Laboratorio Zeta e R.A.S.) entrati il giorno prima, il centro è
stato probabilmente ripulito, ma la puzza di fogna non si manda via in un
giorno, e alcuni escrementi sono rimasti nel cortile. Il maresciallo dei
carabinieri ha scortato la delegazione durante tutta la visita, insieme
ad almeno una decina di carabinieri e agli operatori della Misericordia e
ha cercato di rispondere alle domande poste dalle senatrici.

Ma quando la delegazione ha chiesto come venissero effettuate le
identificazioni e se agli "ospiti" del centro venissero comunicati tutti
i loro diritti (compresa la possibilità di chiedere asilo politico se
vittime di persecuzioni) all'ingresso del campo, il capitano rispondeva
che non era comunque compito loro. Di chi allora?

Si è infine compreso che ciò non avviene del tutto. Le Parlamentari sono
state invitate a scegliere, per iniziare la visita, uno dei prefabbricati
dove i migranti dormono e scelgono quella che dovrebbe essere una mensa,
ma che è ancora adibita a dormitorio, nonostante la situazione di
emergenza sia ormai terminata. Una volta dentro, la delegazione si è
trovata ad affrontare una situazione grottesca: uno dei migranti, cui non
era stata posta alcuna domanda, essendo circondato da carabinieri e
operatori della Misericordia, inizia a dire a gran voce che lì va tutto
benissimo, che sono tutti gentili, che non hanno bisogno di nulla, e gli
altri suoi compagni annuiscono.

Mentre lui parla però, Alessandra scorge in mezzo al gruppo il viso di un
ragazzo particolarmente giovane. "Ho sedici anni", dichiara quando gli
viene chiesta l'età. Nessuno si era occupato prima di verificare quanti
anni avesse il ragazzino. È stata necessaria una delegazione parlamentare
per farlo spostare nella parte del campo riservata ai minori e alle
donne. A quel punto i ragazzi che stavano nel container iniziano a
prender fiducia nei confronti delle donne che hanno davanti. In francese
(non esiste un interprete di lingua inglese o francese nel campo),
sottovoce, le stesse persone che avevano dichiarato le meraviglie del
centro un istante prima, chiedono di potere parlare in privato con loro.
Dopo alcune contrattazioni, i carabinieri non possono rifiutare questa
richiesta. "Sto malissimo. Qui è uno schifo. I bagni non hanno le porte e
sono sporchissimi. Sono qui da sei giorni e non ho mai potuto telefonare.
Non ti fanno telefonare. Ti insultano"... Questo dicono i migranti una
volta lontani da polizia e operatori del centro.

Alla domanda se qualcuno avesse mai spiegato ai "trattenuti" del centro
quali diritti potessero esercitare loro rispondono "Mai, nessuno ci dice
nulla". Qualcuno afferma: "da solo ho chiesto di fare domanda di asilo ma
mi dicono sempre: "domani...".

Un altro prefabbricato, sempre la stessa scena. Tanti materassi
sottilissimi di gommapiuma gialla, tutti rotti. Niente altro dentro i
dormitori. Nessun mobile. Le senatrici chiedono se non esistano le
lenzuola lì dentro. Viene loro risposto che ogni tanto vengono consegnati
dei "monouso", ma che per il momento non ce ne sono. Alcuni ragazzi non
guardano neppure. Un ragazzino di 18 anni ha l'aria stremata, non sorride
neppure quando gli si stringe la mano. Di nuovo fuori. Si continua a
parlare. I "trattenuti" hanno molte cose da chiedere. Alle domande dei
migranti le senatrici confermano la notizia che alcuni voli per la Libia,
carichi degli "ospiti"del centro di Lampedusa, sono partiti davvero.
L'Onorevole De Zulueta mostra ai ragazzi un articolo di giornale, loro da
dentro il campo non sanno nulla.

Il diritto all'informazione lì dentro non esiste, non sanno niente
neppure del naufragio di qualche giorno prima, a largo della Tunisia.
Eppure molti di loro sono tunisini. Alla conferma delle deportazioni in
Libia si solleva un brusio, qualcuno ha alza un po' la voce, ma la
reazione delle forze dell'ordine è spropositata. Come era successo
durante la visita della delegazione del giorno prima, l'operazione
"psicosi da rivolta" scatta di nuovo. Alla delegazione viene detto in
modo concitato di uscire: "Visto cosa avete fatto? Avete fatto
abbastanza, ora basta!". I carabinieri informano le delegate che se si
scatenerà una rivolta la responsabilità sarà loro, delle cose che hanno
detto.

La rivolta non si scatena neppure stavolta. I ragazzi chiedono solo quale
sia il loro destino, dove li porteranno, perché, se sono innocenti e non
hanno commesso alcun reato si trovano in un carcere terribile come
quello. Le Parlamentari gli spiegano che torneranno il giorno dopo, è una
promessa, ma intanto loro devono stare calmi, non devono dare un pretesto
per vietare successivi ingressi.

Due portavoce, su richiesta delle senatrici, vengono scelti tra i
migranti, la situazione è tranquilla. Si va a parlare con loro nello
spazio tra il cancello del centro vero e proprio e il secondo cancello
che separa il campo dall'esterno. Le delegate ripetono ai ragazzi di
stare calmi, e che torneranno presto, ma loro chiedono in base a cosa
possono ancora fidarsi di qualcuno visto che gli hanno detto solo
menzogne, visto che nessuno gli dice neppure dove li portano quando
vengono "trasportati" via.

Alessandra chiede il permesso di accostarsi al cancello, i migranti
rimasti dietro le sbarre la stanno chiamando. Riceve l'autorizzazione,
ripete loro di stare calmi, di non dare la scusa ai poliziotti per dire
che le visite nel campo sono dannose e creano solo disordine. Dice loro
che tanta gente in Italia chiede loro scusa per quello che gli sta
succedendo, che tanta gente disprezza i posti come quello, che si sta
cercando di fare informazione, di bloccare le deportazioni... Ma loro
chiedono ancora cosa li aspetti, qual'è la soluzione per il loro futuro.

Alla fine la applaudono solo perché ha spiegato con calma come stanno le
cose, le chiedono di pregare Dio per loro. E nonostante questo tutti i
carabinieri stanno lì attorno, con l'aria di chi si aspetta la
rivoluzione da un attimo all'altro. Intanto le senatrici hanno portato
fuori dal primo cancello il ragazzo minorenne con il cugino adulto, e in
quel momento è sopraggiunto il responsabile dell'ufficio immigrazione
della questura di Agrigento.

Risulta allora evidente che le procedure attraverso le quali si
stabilisce la nazionalità e l'età dei migranti sono quanto meno
approssimative, e si capisce che la posizione individuale di ognuno dei
"detenuti" in realtà non esiste, non viene mai presa in considerazione.
Detenzione per categorie, come in tempi tristemente noti. Nessuno ha
saputo spiegare perché alcuni sono stati portati via e altri no, perché
alcuni in Libia e altri a Crotone. Il maresciallo dei carabinieri
risponde solo che chi arriva prima viene portato via prima. Come
all'interno dei magazzini dove arrivano le merci. Punto. La delegazione,
la stessa, rientrerà domattina.

Da: FdCA Palermo <fdcapalermo@fdca.it>






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