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(it) Alternativa Libertaria Nov.04: Agli Antipodi (en)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sat, 27 Nov 2004 14:43:27 +0100 (CET)


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Quale numero ordinale contrassegna il conflitto in corso? Terza, quarta,
quinta o sesta guerra mondiale? In realtà l'attuale è l'unica vera guerra
universale e non v'è cantuccio nel mondo islamico, nel mondo altro o
nelle nostre civiltà occidentali che possa sentirsi immune dal
coinvolgimento nelle ostilità. E ciò non tanto e non solo perché
l'esercito irregolare e mimetizzato, di quelli che comodamente vengono
definiti i nemici dell'Occidente, può colpire ovunque, ma soprattutto
perché questa sindrome dell'assedio sotto casa, quest'ansia delle schegge
impazzite e sanguinarie che colpiscono nel mucchio, abilmente coltivata
dai mezzi di comunicazione di massa, cambia o giustifica il cambiamento
delle nostre abitudini di vita; fornisce, in altre parole, l'alibi per
l'instaurarsi di un controllo asfissiante, con la fine di ogni garanzia
democratica.

È la nozione stessa di guerra al terrorismo che induce una mutazione
profonda delle relazioni tra i gruppi di uomini. Si badi bene, guerra e
non lotta. Entrambe sono conflitti, ma di natura del tutto diversa. La
lotta si esercita nelle forme più svariate e può addirittura assumere un
connotato positivo: si può, per esempio, lottare per un mondo diverso e
migliore. La lotta non esige che i fronti siano esattamente delineati,
non necessita di schieramenti ingenti, non presuppone una disciplina
militare. La guerra, invece, richiede tutto ciò: degli Stati e degli
eserciti regolari. E allora perché scegliere proprio la dizione: guerra
al terrorismo?

Appare ovvio che il terrorismo (quello almeno che tale viene definito
dagli organi di comunicazione) ha metodi per dispiegare la propria azione
quanto mai lontani dalla visibilità necessaria per gli eserciti, che
addirittura per essere ancora più riconoscibili adottano delle uniformi
che identificano inequivocabilmente i suoi appartenenti, segnalandone
anche l'importanza gerarchica. Un esercito è tanto più temibile quanto
più ampiamente è individuabile la sua presunta potenza, mentre il
terrorismo agisce nel massimo possibile dell'anonimato.

È opportuna una parentesi per chiarirci il termine terrorismo, così
frequente e che, anche in quanto precede, è stato adottato scorrettamente
e
superficialmente nel senso ormai corrente. Per esattezza storica il
terrorismo è stata la politica adottata dal governo rivoluzionario
francese allo scorcio del XVIII secolo, periodo detto, appunto, del
Terrore; per estensione contrassegna qualsiasi politica del potere atta a
reprimere con la violenza e con la paura che essa incute le eventuali
manifestazioni di dissenso. Solo recentemente il termine ha iniziato a
contrassegnare le forme sanguinose e violente di rivolta che coinvolgano
civili colti casualmente nella massa indistinta ed ha finito per indicare
solo questa forma nella mente di tutti noi; e ciò occulta il fatto che il
terrorismo è prioritariamente una pratica dei governi e degli Stati. E
questo non è uno spostamento semantico di poco conto: consente infatti di
esecrare il massacro di trecento bambini osseti da parte dei terroristi
ceceni, sorvolando, come fosse normalità, sullo sterminio di quarantamila
bambini ceceni da parte dell'esercito statale russo. Anche l'altro
termine della parola d'ordine lanciata dall'Amministrazione Bush esige
una disamina, che permetta di capirne i caratteri di continuità e quelli,
più rilevanti dal punto di vista dell'analisi politica, di rottura e
novità. E ciò su due fronti di indagine: le motivazioni che la guidano e
le modalità con cui essa si esplica.

(Il testo completo su Antipodi n. 3, numero monotematico sulla guerra)

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Alternativa Libertaria - Novembre 2004
foglio telematica della FdCA

Scaricalo in formato PDF da:
htp://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>




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