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(it) Livorno: "Virgilio Antonelli 1904-2004 - un anarchico livornese dalla lotta al fascismo alla ricostruzione" - 27 novembre

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Date Fri, 26 Nov 2004 13:48:31 +0100 (CET)


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Sabato 27 novembre, dalle ore 15, presso il Centro di Documentazione
sull’Antifascismo e la Resistenza (g.c.) di Villa Maria - via Redi 22
Livorno, il Circolo Culturale "Errico Malatesta" organizza un’iniziativa
nel centesimo anniversario della nascita di Virgilio Antonelli,
anarchico, perseguitato politico antifascista, partigiano, organizzatore
sindacale. Relazioni di: * Marco Rossi: sovversivi e fascisti a Livorno
* Giorgio Sacchetti: gli anarchici contro la dittatura
* Italino Rossi: la riorganizzazione dell’anarchismo
* Tiziano Antonelli: i lavoratori portuali fra ricostruzione e
restaurazione capitalista.

Seguirà il dibattito.

Serata conviviale presso la sede della Federazione Anarchica Livornese-
via degli Asili 33- Livorno

Il Circolo culturale Errico Malatesta, in collaborazione con la
Federazione Anarchica Livornese, gestisce la biblioteca che ha sede in
via degli Asili 33 e che è consultabile dal pubblico.

In questo anno l'attività del circolo si è focalizzata sui temi storici,
collegata al dibattito sviluppato dal movimento anarchico, in particolare
sulla figura di Errico Malatesta.

Una di queste iniziative si è svolta a Livorno, organizzata a marzo dal
circolo "Errico Malatesta". Uno degli aspetti emersi è l’importanza dei
movimenti, delle lotte e del dibattito svoltosi a livello locale: essi
possono dare concretezza ai temi affrontati da chi si occupa del
movimento anarchico nel suo complesso. E’in questa sede che ha preso
corpo l’iniziativa in ricordo di Virgilio Antonelli.

Virgilio nasce nel 1904 e muore nel 1982, attraversando gli entusiasmi
del biennio rosso, la guerra civile scatenata dai fascisti, la tragedia
della dittatura e della guerra, le speranze della resistenza e della
liberazione, la restaurazione capitalista e gli anni del centrosinistra.
Si è sempre battuto dalla parte degli sfruttati, per l’unità e
l’autonomia del movimento operaio, animato dall’ideale di costruire una
società in cui gli uomini vivano da fratelli senza che nessuno possa
opprimere e sfruttare gli altri e tutti abbiano a propria disposizione i
mezzi per raggiungere il massimo sviluppo morale e materiale, dalla
volontà di costruire l’anarchia; attuando questo ideale nell’impegno
politico e sindacale quotidiano, attraverso la libertà, combattendo le
classi dominanti e quegli organi autoritari che, con la scusa di fare il
bene del popolo, impongono la loro volontà ai sindacati e ai movimenti di
lotta.

E’ questa aspirazione alla libertà, questa simpatia nei confronti degli
sfruttati, questa volontà di porre fine alle loro sofferenze, questo
ideale che non si è mai affievolito che sicuramente gli ha permesso di
affrontare non solo i momenti che apparivano più gravidi di prospettive,
ma anche i lunghi anni della dittatura e quelli dell’integrazione sociale
del centro-sinistra; anni in cui la prospettiva rivoluzionaria sembrava
tramontata per sempre, ma che preparavano, negli oscuri svolti del
divenire sociale, l’uno l’esplosione della resistenza, l’altro il ’68.

La storia siamo noi

E’ caratteristica degli anarchici non attribuire all’individuo un ruolo
decisivo nell’evoluzione della società: sono gli individui associati che
operano per la trasformazione sociale, non gli individui, più o meno
eccezionali, che si impongono alla massa “amorfa”.

Ricordare la figura di Virgilio oggi significa quindi per noi da una
parte ricordare l’ideale che ha dato senso alla sua vita pubblica e a
quella privata, dall’altra ricordare tutti quei lavoratori, quei
militanti, quei compagni noti e meno noti che hanno attraversato il
Novecento, che hanno partecipato al Biennio Rosso, che hanno combattuto
il fascismo, che si sono impegnati per la costruzione di una società di
liberi e di uguali all’indomani dell’insurrezione vittoriosa del 25
aprile 1945.

La cultura di questa società è la cultura della classe dominante. La
storia, che è parte di questa cultura, con la sua pretesa di
imparzialità, è la storia fatta dalla classe dominante e dalle fazioni
politiche che se ne contendono la rappresentanza. Proprio perché conforme
alla cultura della classe dominate, che è la cultura dominante della
società, appare coerente e imparziale.

La nostra opera non intende portare una voce diversa in questo contesto
accademico; non è nostra intenzione soffermarci su citazioni aneddotiche
che trasformano le grandi figure della rivoluzione proletaria in bozzetti
caratteristici.

La storia delle classi sfruttate è illuminata dall’aspirazione alla
trasformazione sociale e serve a forgiare nuove coscienze critiche. Non
può quindi aspirare all’imparzialità o all’attenzione accademica: rimarrà
irrazionale finché il vecchio ordine non sarà rovesciato e con la nuova
società non si affermerà anche una nuova razionalità.

Ricordare Virgilio Antonelli significa anche interrogarci sul destino
dell’eredità che ci hanno lasciato.

Quella generazione di militanti ha avuto grandi speranze, ha affrontato
indicibili sofferenze ed è uscita più vitale che mai dalla tragedia della
guerra. Hanno costruito una società che ha permesso il miglioramento
delle condizioni del proletariato, ha permesso l’allargamento delle
libertà sociali e civili, ha soprattutto, per la prima volta nella
storia, garantito cinquant’ani di pace all’Italia.

La nostra generazione rischia di disperdere questa eredità, rischiamo di
lasciare ai nostri figli una società autoritaria, un peggioramento delle
condizioni dei lavoratori, un impegno delle forze armate italiane sui
vari fronti di guerra.

Occorre quindi ripercorrere l’esperienza di questi periodi per trovare le
forme organizzative, i contenuti, i metodi di lotta che cinquant’anni fa
hanno costretto i governanti a rispettare la volontà popolare.

tizzy

Da: "tiziano antonelli" <t.antonelli -A- tin.it>





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