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(it) Nuovo numero di COMUNISMO LIBERTARIO, n°60 Novembre 2004

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 16 Nov 2004 09:56:13 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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E' uscito il nuovo numero di COMUNISMO LIBERTARIO n°60 Novembre 2004. Di
seguito il sommario e l'editoriale:
* Lavoro, salario, diritti - la Redazione
* Lottare contro l'imperialismo in Irak - Alterantive libertaire
* Anarchici in Israele una presenza importante - a cura del
Collettivo Anarchici e Libertari di Pisa
* Il paese dell'11 Settembre dimenticato - Giordano Cotichelli
* La fabbrica delle Poste - Valentina Riemma
* La media del pollo dei dipendenti pubblici - Edo
* La questione dei migranti - Oscar
* Una festa libertaria a Volterra - Gruppo Kronstadt

Per richieste o comunicazioni:
Redazione di COMUNISMO LIBERTARIO
C.P. 558 - 57100 Livorno

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intestato a: COMUNISMO LIBERTARIO, C.P. 558 - 57100 Livorno

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Lavoro, salario, diritti: le armi della critica e la pratica del
conflitto come condizione indispensabile per modificare gli attuali
rapporti di forza fra le classi


Alle soglie del terzo millennio è ancora questa triade l'aspetto
fondamentale su cui misurare il grado di civiltà o meno di una struttura
sociale. Là dove questi vengono a mancare si segna un crescente degrado
sociale ed un imbarbarimento della stessa vita sociale. Nessuna analisi
sociologica sugli aumenti dei crimini, sulle morti del sabato sera, sulla
violenza delle curve negli stadi piuttosto che sull'aumento
dell'alcolismo in settori giovanili o nelle donne ha senso se non si
coglie il nesso tra aumento delle garanzie economiche e sociali per la
grande massa della popolazione, quindi lavoratori e settori giovanili e
diminuzione del livello di imbarbarimento dei rapporti sociali,
ripristino delle condizioni minime di solidarietà umana che si sviluppano
all'interno delle comunità. Un vecchio internazionalista amava affermare
che la vera rivoluzione la si fa con la pancia piena. L'utopia riformista
sviluppatasi a cavallo fra il IXX° e XX° secolo, confidante in un
crescente e progressivo miglioramento delle condizioni economiche e
sociali delle classi meno abbienti, è miseramente crollata. Questa
generazione di nuovi lavoratori sta peggio e starà peggio dei loro padri.
Non ha oggi un reddito sufficiente con cui rendersi completamente
autonomo dalla famiglia (per chi ha la fortuna di averla) e non avrà
nemmeno una pensione sufficiente quando non sarà più utile alla
produzione. Uomini e donne che lavorano già da circa venti anni vedono
oggi i loro redditi ridotti in termini di potere di acquisto e non
avranno a fine lavoro una copertura pensionistica adeguata, oltre ad aver
visto modificato le loro aspettative di vita dovendo arrivare a 40 di
contributi lavorativi e non più 35. Gli stessi cosìdetti ceti medi,
impiegati di livello medio alto, liberi professionisti, commercianti
ecc., sono oggi in grosse difficoltà economiche e sociali e la loro
pauperizzazione è oramai un fenomeno che investe tutto il mondo
occidentale. Al contrario i pochi ricchi sono ulteriormente più
ricchi.Questo fenomeno di polarizzazione della ricchezza con conseguente
ulteriore divaricazione fra le classi sociali è oggi talmente evidente da
essere acclarato da tutti gli osservatori economici e sociali a livello
mondiale. Conferma di tale impoverimento è l'enorme sviluppo, avvenuto in
questi ultimi anni, del credito al consumo che su imitazione del modello
americano anche in Italia è in forte crescita. Una famiglia su tre è
costretta a contrarre debiti unicamente per arrivare a fine mese.

Alla fine del 1998 il giro di affari del credito al consumo ammontava a
27 miliardi di euro; a fine 2003 era già a più di 55 miliardi di Euro;
secondo le previsioni di Banca Imi e Prometeia entro il 2006 dovrebbe
arrivare intorno agli 80 miliardi di euro.E' cronaca di questi giorni di
consistenti settori di lavoratori i quali non riescono più ad onorare i
propri mutui contratti per l'acquisto della prima casa e rischiano di
vedersi scippare l'unico bene che possiedono.E' bene ricordare che la
grande propensione all'acquisto della prima casa è conseguenza di una
politica di governo oramai ultra trentennale (gli ex governi centristi e
di centro sinistra) la quale garantendo le rendite non ha mai invece
garantito affitti equi sul mercato immobiliare. Il mondo del lavoro
propriamente detto è oggi più diviso e frantumato di ieri. L'introduzione
di una babele di contratti atipici (se ne possono contare ben 48) ha
scardinato la pur minima solidarietà derivante da una identica condizione
di sfruttamento e da similari condizioni sociali ed ha ulteriormente
impoverito la classe lavoratrice sia sul versante della retribuzione
nette che su quella dei diritti normativi. Questo processo che ha il
chiaro significato politico, da parte padronale e governativo, di rendere
disomogenea una condizione di sfruttamento in realtà sempre più diffusa
ai fini di perpetuarla, garantendo così massimi profitti industriali, ha
conseguenze anche di natura culturale; il lavoro è tornato ad essere
unicamente merce. In altre stagioni tale filosofia, fortemente retrograda
ed insita nel sistema economico e politico quale è il capitalismo, aveva
subito forti critiche proprio dalla capacità e dalla presenza di una
forte partecipazione alle battaglie sindacali e sociali del movimento
operaio e con esso di consistenti settori giovanili ed una nuova visione
del lavoro si era imposta culturalmente anche in ambiti non
esclusivamente di sinistra. Il lavoro era non più solo uno scambio,
seppur diseguale, fra l'utilizzo della forza lavoro da parte del padrone
ed il corrispettivo prezzo (salario) di tale forza lavoro, ma strumento
per garantire sviluppo e dignità umana anche in altri ambiti sociali.
Alla condizione lavorativa si legavano oltre che una condizione
identitaria alta, maggiori opportunità di conoscenza e saperi slegati
dalla condizione specifica che si ricopriva all'interno del ciclo
produttivo, ma fondamentali per lo sviluppo umano in termini generali.
Tutto ciò è un lontano ricordo. Emblematico al riguardo la condizione dei
migranti: visibili, seppur di "serie B", appunto solo se merce, legati ad
un contratto di lavoro. Similarmente anche la dimensione dei saperi e
dell'istruzione ha subito e sta subendo un processo analogo. La logica di
mercato, la stessa che vale per il pizzicagnolo sotto casa e per la
grande distribuzione, sta entrando nelle scuole e nelle università. La
formazione di base, così come quella universitaria che dovrebbe essere
oltre che gratuita grandemente sviluppata poiché contribuisce alla
formazione ed allo sviluppo della persona, aldilà di cosa si andrà a fare
concretamente una volta entrati nel mondo del lavoro, è in realtà
penalizzata e fortemente ridotta, visto il continuo aumento dei costi,
generando un forte ritorno della selezione di classe. Per di più la
filosofia di fondo che sottende l'attuale processo di riforma della
scuola considerando l'istruzione unicamente finalizzata al lavoro,
(filosofia questa presente anche nella sinistra) crea ed in parte ha già
creato, contrariamente a ciò che si afferma, un abbassamento generale del
sapere. Le scuole e le università si contendono gli studenti e quindi le
iscrizioni e le tasse universitarie, con la stessa logica dei
supermercati: corsi di studio e di laurea facili e super specialistici e
presunta possibilità occupazionale a fine corso (paghi uno prendi tre);
in realtà per misurarsi con le nuove tecnologie è molto meglio un
individuo che abbia studiato bene e sia capace di imparare rapidamente
piuttosto di uno che ha imparato nozioni professionali che dopo tre anni,
visto i processi velocissimi di innovazione, sono oramai obsolete. Per
questo le armi della critica politica ed una prassi del conflitto come
strumento di emancipazione sociale non vanno disattese in quanto
presupposto indispensabile per il progresso umano. Le nuove generazioni,
quelli che abbiamo chiamato "nuova generazione di ribelli", vanno
sostenute e indirizzate verso una critica feroce a questo degrado, a
questo tentativo di ritorno indietro della storia a cui stiamo
assistendo. Come comunisti libertari dobbiamo essere capaci di far
crescere nuove leve di militanti capaci di incidere nei modelli
comportamentali e culturali che tale struttura economica e sociale vuole
imporre:
individualismo, forte competizione sociale, riduzione ed azzeramento
della pur minima socializzazione. Ai lavoratori, a partire dai nostri
compagni impegnati nei sindacati, spetta il compito di rilanciare una
forte battaglia oltre che sindacale anche di valori e di pratiche
collettive ed autogestionarie. Occorre ricreare intorno al movimento dei
lavoratori, attraverso alcune importanti e significative vittorie, un
blocco sociale capace di essere punto di riferimento e di attrazione per
le nuove generazioni e per gli stessi ceti medi pauperizzati. La
battaglia a difesa dell'art. 18, seppure non ancora vinta del tutto, è
indicativa di come un obiettivo chiaro e una forte predisposizione alla
battaglia riesca a mobilitare non solo i lavoratori, ma ampi settori
giovanili e ceti limitrofi al mondo del lavoro. Occorre trasportare sulle
battaglie contrattuali e vertenziali la stessa capacità di mobilitazione
e di coinvolgimento che sono state profuse per l'articolo 18. Prestare
attenzione alle ingegnerie istituzionali o credere di risalire la china
puntando ancora una volta di una pratica parlamentarista, di "union
sacré" dei partiti dell'opposizione non muterebbe assolutamente il corso
degli eventi. Abbiamo già visto e purtroppo abbiamo anche già dato
rispetto al primo governo di centrosinistra. Patetico a questo riguardo
lo spettacolo che la presunta opposizione parlamentare sta mettendo in
mostra. Nessun programma o definizione di obiettivi minimi e credibili
vengono indicati come presupposto del nuovo governo di centrosinistra, ma
si spendono energie per una singolare ed inutile investitura del leader
(Prodi) attraverso cosiddette primarie che in Italia non hanno alcun
senso e per di più con un unico candidato. Più lavoro, più salari e
maggiori diritti sono ancora oggi l'unico programma credibile per
modificare i rapporti di forza fra le classi e ricucire il tessuto
frantumato della solidarietà di classe e dare speranza alle nuove
generazioni


Dalla mailing list [sindacalismoconflittuale]
Mittente: <carmine.valente1 -A- tin.it>





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