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(it) Umanità Nova n.35: Corri, ragazzo, corri! - Religione a scuola? No grazie

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Date Fri, 12 Nov 2004 12:46:44 +0100 (CET)


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La migliore notizia di questi giorni ce la porta il cardinal Tettamanzi,
arcivescovo di Milano, che, parlando dell'insegnamento della religione
nelle scuole, dice che la situazione "è quanto mai grave e preoccupante.
I dati registrano una flessione sempre più forte di coloro che si
avvalgono, fino a presentare non pochi casi di classi nelle quali nessun
alunno, o quasi nessuno, si avvale dell'insegnamento della religione
cattolica". Era ora diciamo noi! Ripercorriamo brevemente le tappe
principali dell'insegnamento religioso nelle scuole, partendo dal
tristemente famoso "nuovo concordato" che non aveva niente di nuovo
perché riproponeva inalterata l'ingerenza della chiesa nella vita
politica e sociale, niente affatto meno di quanto lo facessero i fascisti
Patti Lateranensi.

Il 14 dicembre 1985 il ministro dell'Istruzione, Franca Falcucci, firmava
con il cardinal Poletti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
l'intesa per regolamentare l'insegnamento della religione cattolica nelle
scuole italiane.

L'allora presidente della Camera, la comunista Nilde Iotti, non ne inserì
la discussione nel calendario dei lavori, sottraendo così ogni eventuale
discussione in parlamento.

L'intesa peggiorava notevolmente la situazione: l'insegnamento della
religione cattolica veniva introdotto nelle scuole materne, nelle scuole
elementari le ore passavano da 1 a 2, gli insegnanti di religione
entravano a pieno titolo nei consigli di classe, da subito segnando una
differenza tra gli alunni che avevano "un santo in paradiso" e quelli che
non ce l'avevano.

Se prima l'insegnamento della religione era "consentito", con la nuova
legge veniva "assicurato" e la differenza non era solo lessicale...

Anche la scelta di utilizzare i termini "avvalersi della religione" o
"non avvalersi" non è casuale: essa indica che solo chi si avvale sceglie
qualcosa, gli altri scelgono il nulla.

La risposta nelle scuole fu immediata e forte. L'Intesa venne fortemente
contestata da insegnanti, genitori, alunni.

Vi furono varie sentenze ed altrettante risposte ministeriali. La
sentenza del Tar del Lazio che dichiarava che l'insegnamento della
religione, in quanto facoltativo, andava posto in orario extrascolastico
non venne mai applicata.

La questione dell'orario era molto importante: mantenerlo nell'orario di
lezione significava mantenere una presenza forte all'interno del sistema
educativo.

Di fatto la religione diventava un obbligo. Chi non intendeva avvalersene
(o sarebbe meglio dire avvelenarsene), era di fatto obbligato a rimanere
a scuola. Ci vollero dure lotte (e ci vogliono tuttora) per far uscire da
scuola i ragazzi che non intendevano frequentare né la religione né
l'alternativa. Nelle scuole l'alternativa era svuotata e diventava di
fatto un parcheggio.

Una chicca, tra le tante, abbastanza recente: in una scuola elementare di
Trento alcune insegnanti presentarono un interessante progetto
multiculturale da effettuare durante le ore di alternativa. Il dirigente
impedì alle insegnanti di esporlo ai genitori prima della scelta se
scegliere di fare religione o meno perché sarebbe stato "scorretto" nei
confronti delle insegnanti di religione. Cioè chi sceglie la materia
alternativa alla religione deve farlo a "scatola chiusa", senza
conoscerne i contenuti, per non sottrarre clienti al mercato.

Dal 1985 sono passati 19 anni, ma la situazione non sembra cambiata,
nonostante il forte movimento di opposizione che si era mosso e la
continua resistenza che da allora non si è mai spenta.

Del resto l'ossessione di controllo che è propria delle religioni non
potrà estinguersi da sola. La necessità del potere, sia dello stato o
della chiesa, di imporre regole e stabilire controlli su ogni aspetto
della vita delle persone è sempre più palese ed invadente (si guardi la
legge sulla procreazione clericalmente assistita).

La religione è un fatto sociale, costruito e sostenuto dai poteri
economico – sociale – della chiesa, per darsi a vicenda legittimazione.

Ne è un esempio la presa di posizione di alcune comunità islamiche in
Italia che hanno difeso la presenza del crocefisso nelle scuole, in nome
della libertà di culto.

Evidentemente per ogni religione ciò che conta è poter avere il suo
pezzetto di ingerenza, il suo pezzetto di 8 per mille, il suo pezzetto di
finanziamento alle scuole confessionali, i suoi oggetti di culto, i suoi
dogmi, i suoi sudditi.

Di fronte a questa situazione a noi rimane il compito di continuare a
combattere non solo per l'eliminazione della religione dalle scuole, ma
soprattutto per l'eliminazione totale di ogni ingerenza della chiesa
nella vita delle persone.

Non dimentichiamoci che lo stato del Vaticano è l'unico stato europeo a
non aver sottoscritto la dichiarazione Universale dei diritti
dell'uomo...

R. P.



da Umanità Nova, numero 35 del 7 novembre 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne





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