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(it) Umanità Nova n.35: Unione Europea S.p.A. - UE: la "Costituzione" formale e quella materiale

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Date Tue, 9 Nov 2004 10:06:57 +0100 (CET)


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La sottoscrizione del nuovo Trattato tra i paesi facenti parte della
Unione europea, avvenuta a Roma il 29 ottobre 2004, consente alcune
riflessioni. In primo luogo, colpisce che il nuovo Trattato sia chiamato
"Costituzione europea", mentre poco ha delle costituzioni in
circolazione. Infatti, la neonata costituzione è frutto delle mediazioni
tra i governi dei paesi dell'Unione e non è certo il prodotto storico di
rivolgimenti o di modifiche nei rapporti di forza nella società. Il
percorso costituente si è svolto tutto all'interno delle élite politiche
e non ha coinvolto in nulla i cittadini dell'Unione.

Il tessuto di cui è poi fatta l'Unione è quello classico: mercato più
diritti politici più qualche diritto sociale. Il mercato è al centro
della costruzione europea: si pensi solo al Mercato europeo comune (MEC)
o alla Comunità economica europea (CEE), basi di quella che è diventata
la Unione europea. Si pensi all'unione monetaria con l'euro che ha
anticipato di gran lunga l'unione politica, ancor da venire, nonostante
la solennità e la propaganda della firma del nuovo trattato.

Il mondo del lavoro ha trovato nell'Unione una tutela, quando si parla di
salute (tutta la normativa sulla sicurezza sul posto di lavoro) o di
minimo sostegno al reddito (la normativa a tutela del TFR o del pagamento
delle retribuzioni); ma per il resto, gran parte della normativa
comunitaria è peggiorativa rispetto alle singole normative nazionali,
specie a quelle di paesi in cui un forte movimento dei lavoratori negli
anni si era conquistato tutele molto avanzate.

L'Europa che (ri)nasce a Roma (era nata nel 1957 sempre a Roma, con la
stipula dell'omonimo trattato), ricordiamolo, lascia fuori dal diritto
alla libertà di movimento ancora per un po' di anni i cittadini dell'est,
temendo "invasioni barbariche". Ciò che invece da subito viaggia
tranquillamente dalla Polonia al Portogallo sono le merci. E del resto,
rispetto ai migranti dall'Africa dall'Asia dal Sud America l'Europa ha
una politica comune di "inaccoglienza".

In realtà, le élite politiche e imprenditoriali europee hanno bisogno di
una massa critica di popolazione per rendere possibile la competizione
dell'Europa stessa rispetto già solo agli Stati Uniti (per tacere della
Cina). Sono certi volumi di produzione, ma anche di consumi, che fan
girare la baracca. Giacché tale obiettivo non necessita della
condivisione "popolare", il lavoro preparatorio della nuova "Costituzione
europea" si è ridotto ad uno scontro e ad una mediazione tra i governati
dei vari paesi. La Costituzione dovrà essere approvata in ogni paese
dell'Unione o dai singoli parlamenti o da un referendum, entro due anni.

Nasce quindi un aggregato politico ed economico con modalità davvero
estranee alla normale genesi di una costituzione, ma quasi con quelle di
un atto costitutivo di una s.p.a. dove gli obiettivi economici dichiarati
sono perseguiti dal consiglio di amministrazione e ai semplici azionisti
spetta solo il compito di ratificare le scelte altrui.

Un'Europa di Stati e di governi che eredita il peggio di queste forme
istituzionali. Il suo affermarsi è anche traccia della crisi di ogni
discorso internazionalista e dell'incapacità di articolare un disegno
"altro" rispetto al liberismo dominante. Però è solo ripartendo proprio
dalla categoria politica dell'internazionalismo e, aggiungerei,
dell'antimilitarismo, che è possibile confrontarsi con il disegno in
atto: per saperlo combattere, per non farsi sopraffare da esso.

Simone Bisacca


da Umanità Nova, numero 35 del 7 novembre 2004, Anno 84
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