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(it) Umanità Nova n.34: Europa di polizia - I "soliti sospetti"

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Date Thu, 4 Nov 2004 11:37:49 +0100 (CET)


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"Ogni immigrato - ha detto Pisanu - trova una accoglienza dignitosa: ha
la doccia, il telefono, le sigarette". (AGI Red/Tri/Non 180815 SET 04)
---
Prosegue, a tappe forzate, il cammino comune dei governi europei verso la
creazione di una società nella quale gli organi di polizia avranno sempre
maggior potere. Il 17 e 18 ottobre si è tenuta a Firenze la periodica
riunione "informale" dei ministri dell'interno di Francia, Germania, Gran
Bretagna, Italia e Spagna (il cosiddetto "G5") per "approfondire temi di
comune interesse riferiti alla lotta al terrorismo internazionale e
all'immigrazione."[1] I punti salienti sulla quale i cinque ministri
hanno trovato dei punti di convergenza e che verranno trasformati in
proposte da portare all'interno di tutta l'Unione Europea sono tre:
passaporti, Europol, immigrazione.

Passaporti
Entro il 2006 i passaporti conterranno, oltre alla classica fotografia,
anche l'impronta digitale. Nessuno ha fatto notare che proprio per i
trattati esistenti in materia di libera circolazione, il passaporto non è
richiesto ai cittadini di uno stato dell'unione che vogliono recarsi in
un altro paese membro. La misura quindi rientra esclusivamente nel
progetto di schedature di massa degli "stranieri", partito con la
proposta di prendere le impronte agli immigrati ed ha il suo
corrispettivo interno con la diffusione della Carta di Identità
elettronica (in via di introduzione anche in Italia) dove è già prevista
l'archiviazione dell'impronta [2]. Oltretutto, la Spagna, che è l'unico
paese nel quale le impronte digitali sono già presenti sui passaporti, è
stato oggetto del più sanguinoso attentato terroristico riconducibile
all'estremismo islamico avvenuto in territorio europeo. A dimostrazione
di quanto una misura del genere sia efficace contro la "lotta al
terrorismo".

Europol
La polizia europea dovrebbe, stando sempre al comunicato ufficiale,
"avere un ruolo centrale di carattere operativo nella lotta al terrorismo
e ad Europol devono far capo le informazioni destinate all'impiego
operativo, tenendo distinto il ruolo del SITCEN."[3] Che l'Europol [4]
sia destinato a diventare un organismo sempre più importante lo dimostra
il fatto che, nonostante i sorrisi e le frasi di circostanza, i cinque
governi hanno presentato ognuno un proprio candidato alla prossima
direzione della polizia europea. Questa struttura è infatti da tempo un
campo di battaglia politica fra i vari paesi all'interno degli organismi
comunitari: la scorsa estate il Consiglio Europeo aveva bocciato un
tentativo di ampliare i poteri di Europol, mentre a Firenze è stato
proposto anche di affidarle la lotta alla falsificazione dell'Euro.

Immigrazione
Punto focale dell'incontro, è stato centrato su due punti: la creazione
dei campi di concentramento in Nord Africa (proposta da italiani e
tedeschi) e lo snellimento delle misure di espulsione. La prima proposta
è stata per il momento accantonata a causa, sembra, dell'opposizione di
Francia e Spagna, mentre la seconda avrebbe visto una sostanziale
convergenza verso un sistema più rapido nella espulsione dei "soliti
sospetti" destinato a ridurre ulteriormente qualsiasi parvenza di
garantismo.
Il continuo e martellante accostamento di "immigrazione" e "terrorismo" è
chiaramente funzionale principalmente al controllo dei flussi di masse
che si spostano da regioni povere verso il miraggio di una vita migliore,
una sporca scusa per continuare nelle vergognose politiche razziste nelle
quali il Governo italiano (oggi come ieri) ha sempre primeggiato.
Oltretutto, l'annuncio della preparazione di un qualche tipo di direttiva
europea per facilitare le deportazioni degli "indesiderabili" è stata
smentita [5] a livello di Commissione Europea.

Tra gli altri argomenti in discussione, non poteva mancare lo studio di
"iniziative per sviluppare un'analisi coordinata delle reti informatiche
e contrastare l'utilizzo di internet quale strumento di propaganda
terroristica." [6] una affermazione che suona un po' come una
rivendicazione tardiva del recente sequestro di Indymedia.

È interessante notare che mentre sui media italiani l'evento ha trovato
un ampio spazio, lo stesso non è avvenuto negli altri paesi partecipanti,
una veloce ricerca sui siti web ufficiali dei vari Ministeri degli
Interni non ha trovato alcuna traccia dell'incontro [7]. Una ulteriore
dimostrazione che tutte le discussioni e le proposte fatte sono solo un
comodo paravento per giustificare l'inasprimento delle politiche di
controllo e di repressione.

Preoccupante è anche il continuo affinamento delle tecniche di controllo
della popolazione che passano soprattutto attraverso la creazione di
banche dati nazionali e sovranazionali nelle quali vengono registrati i
dati individuali.

Nel marzo scorso il Ministero della Giustizia e quello degli Interni sono
entrati a far parte del gruppo di lavoro sulla biometria, costituito dal
Cnipa (Centro nazionale per l'informatica nella pubblica
amministrazione).

La biometria è quella disciplina che studia l'identificazione attraverso
le caratteristiche fisiche dell'individuo e che viene utilizzata
principalmente, se non esclusivamente, come strumento di "sicurezza" con
la solita scusa della "protezione" dei cittadini.

Oggi abbiamo da una parte un chiaro aumento delle misure repressive nei
confronti dell'immigrazione: le deportazioni di massa e la creazione dei
campi di concentramento alle frontiere sono una evidenza incontestabile.
Ma abbiamo anche, parallelamente, un forte aumento delle misure di
controllo della popolazione residente: la capillare diffusione delle
telecamere e l'introduzione del documento elettronico ne sono solo un
esempio.

Lo sviluppo di una lotta comune, di indigeni ed emigranti, è l'unica
possibilità che abbiamo per contrastare l'avanzare dell'Europa di
Polizia.

Pepsy


Note

[1] Dal Comunicato Ufficiale apparso sul sito web del Ministero degli
Interni italiano
http://www.interno.it/news/pages/2004/200410/news_000020078.htm

[2] Vedi "La carta di identità elettronica. Verso il controllo totale",
"Umanità Nova" n.1 del 14/1/2001.

[3] Il SITCEN (Joint Situation Center) è una struttura che fa parte del
sistema della "difesa civile europea", composto da analisti civili e
militari, che ha lo scopo di fornire al Consiglio europeo "informazioni
di alta qualità". Il suo ruolo principale è quello di strumento
d'intelligence da utilizzare ininterrottamente in situazioni di gestione
delle crisi e prevenzione dei conflitti.

[4] Vedi "El camino de Santiago. Verso lo stato di polizia europeo",
"Umanità Nova" n.9 del 10/3/2002.

[5] Si veda l'articolo "Pisanu smentito sulle espulsioni", "il manifesto"
del 20/10/04.

[6] Dal Comunicato ufficiale citato in nota 1.

[7] Almeno per quanto riguarda i governi francese
(http://www.interieur.gouv.fr/rubriques/a/a5_communiques)
inglese (http://www.number-10.gov.uk/output/Page59.asp) e spagnolo
(http://www.mir.es/oris/notapres/index.htm), quest'ultimo è l'unico che
annuncia la riunione di Firenze.



Da Umanità Nova, numero 34 del 31 ottobre 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne




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