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(it) UmanitÓ Nova n.34: Elezioni USA - soldi, sondaggi, caccia all'elettore. Uno vince, tutti perdono

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Date Wed, 3 Nov 2004 09:58:04 +0100 (CET)


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Nel momento in cui si scrive, nessuno Ŕ in grado di prevedere l'esito
della competizione elettorale che riguarda il futuro Presidente degli
Stati Uniti d'America. Alcuni elementi sono a disposizione per ogni
ipotesi. Innanzitutto, a ritroso di nuove teorie politiche secondo le
quali le competizioni elettorali si vincono non pi¨ approssimandosi ad un
fantomatico centro dell'elettorato che rappresenterebbe la massa dei voti
decisivi in ogni elezione, bensý raggiungendo e conquistando il proprio
elettorato potenziale che, altrimenti, potrebbe restare apatico,
indifferente, riottoso a partecipare ai riti elettorali, e che quindi
amerebbe essere inseguito e corteggiato per sentirsi, almeno una volta
ogni tanto, realmente decisore, vero sovrano, quest'anno i contendenti
hanno speso una barca di soldi per convincere i riottosi ad iscriversi
nelle liste elettorali (forse in qualche caso pagandone i relativi costi
economici), nell'estremo tentativo di recuperare segmenti di popolazione
solitamente estranei e esterni all'arco elettorale rappresentato al
Congresso - in genere, segmenti di popolazione minoritaria in alcune aree
dell'immenso continente nordamericano, o addirittura impoverite, non
istruite a sufficienza, toccate da drammatici problemi di vita quotidiana
la cui percezione Ŕ e resta impermeabile alle sirene degli onorevoli
ultraprivilegiati deputati e senatori, rinchiusi nelle loro case dorate e
nei loro uffici insonorizzati rispetto al lunario da sbarcare giorno dopo
giorno.

Altro elemento Ŕ l'altalenarsi dei sondaggi pi¨ o meno indipendenti, che
danno sostanzialmente quasi alla pari i due principali rivali aspiranti
alla carica, segno di una incertezza consistente derivata con molta
probabilitÓ dall'evidente sintonia di contenuto delle posizioni di Bush e
di Kerry, a parte le sfumature di sensibilitÓ che, evidentemente, non
sono sufficienti, a tutt'oggi, a determinare prese di posizioni nette
(qualcuno deciderÓ all'ultimo minuto, e se questo qualcuno costituisce
almeno un buon 5% del corpo elettorale iscritto, la razionalitÓ matura
del comportamento elettorale del sovrano decisore con cognizione di
causa, con calcolo ponderato e argomentato dell'offerta politica, secondo
i canoni della scienza politica dei regimi democratici, va in fumo).

La raccolta dei fondi elettorali per la campagna ha raggiunto quote
sbalorditive, superando i 300 mln di $ sia per Bush che per Kerry
(quattro anni addietro Bush aveva raggiunto i 100 mln di $ che giÓ
costituiva un record, mentre 75 ne aveva raggiunto l'anno successivo tale
senatore Liebermann, dei Democratici, per valutare se concorrere alle
successive primarie, per poi non presentarsi nemmeno: come sprecare
denaro a vuoto!). Il dato interessante Ŕ che non Ŕ stato speso tutto,
infatti ognuno si sta tenendo da parte oltre 100 mln di $ a testa per
affrontare quelle che vengono definite gli inevitabili ricorsi e
conflitti in tribunale se l'esito delle votazioni dovesse terminare, come
quattro anni fa, sul filo di lana, e si sa quanto costano staff di
avvocati e bustarelle per i giudici e loro familiari!...

Il voto negli Usa non Ŕ uniforme sotto tutti i punti di vista. Da contea
a contea variano le modalitÓ di voto e le attrezzature di voto, inoltre
in alcuni stati si vota anche per elezioni suppletive locali (inclusi
cariche circoscrizionali tipo lo sceriffo e il consiglio di quartiere),
sino ad arrivare a complesse operazioni di voto reiterate per ben 29
volte in Florida, sede dei brogli del round precedente, che vide
protagonista il governatore fratello di Bush. Confusione, errori,
inceppamenti della macchina elettorale sono statisticamente alle porte.

La campagna elettorale si Ŕ infiammata sulla guerra in Iraq, sebbene
storicamente nessun presidente abbia vinto le elezioni esclusivamente su
temi di politica estera, che in genere appassionano gli intellettuali, la
stampa, il mondo intero, eccetto l'elettore medio di una provincia media
del ventre molle medio degli Usa. Probabilmente qualche tema interno,
relativo alle condizioni economiche del cittadino, risulterÓ realmente
decisivo ai fini della vittoria dei repubblicani o dei democratici, in
ragione di qualche percezione o di qualche illusione storica del modo in
cui le strategie repubblicane e democratiche hanno affrontato in passato
problemi di natura economica interna.

Infine, qualche buontempone new global ha proposto seriosamente come non
sia pi¨ il caso che il futuro padrone del pianeta sia eletto non
democraticamente da una sola porzione degli abitanti del pianeta; i
cittadini americani hanno il diritto-dovere di eleggere il loro capo di
stato e di governo, ma non di scegliere per tutta la popolazione
mondiale, che sarebbe l'unica titolata a decidere in vera democrazia
quale dovrebbe essere il candidato ideale a guidare le sorti della terra.
Occorrerebbe quindi sdoppiare le competenze
dell'inquilino della Casa bianca, con relativa distinzione del corpo
elettorale individuato per deciderne l'elezione realmente
rappresentativa. In tal caso la sorte sarebbe giÓ segnata per Bush, e
Kerry canterebbe facile vittoria per proseguire la guerra criminale
contro tutto il mondo, magari facendo compiere al Segretario alla difesa
Rumsfeld, dato in partenza dal Pentagono e quindi smanioso di smarcarsi
da se stesso, l'ingrato ruolo di ultimare il lavoro lasciando la patata
bollente all'Onu o alla Nato, con grande felicitÓ bipartisan dei nostrani
beneamati leader. Allora sý che la democrazia regnerebbe sulla terra e
ognuno sarebbe riconciliato con se stesso, con la propria terra, con la
propria vita, con quella di tutti. Amen.

Salvo Vaccaro



Da UmanitÓ Nova, numero 34 del 31 ottobre 2004, Anno 84
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