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(it) Umanità Nova n.18: Clandestini per legge - La chimera del rinnovo dei permessi di soggiorno

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Date Fri, 28 May 2004 11:14:38 +0200 (CEST)


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Il governo clerico-imprenditorial-fascista attualmente al potere in
Italia ne ha fatta un'altra delle sue sulla pelle dei migranti. Si è
infatti scoperto che sulla base della famigerata legge Bossi-Fini il
rinnovo dei permesso di soggiorno può essere concesso solo a chi si
presenta in questura con un contratto di lavoro subordinato di almeno un
anno. Contemporaneamente, in base alla parimenti famigerata legge Biagi
(legge 30/2003 di riforma del mercato del lavoro) alcune
tipologie di contratto di lavoro, come il lavoro a progetto (le ex
collaborazioni coordinate e continuative - co.co.co) sono considerati
lavoro autonomo: quindi non legittimano il rilascio del permesso di
soggiorno. Non parliamo dello svolgimento di lavoro interinale: non basta
certo l'essere al soldo di un'agenzia di lavoro in affitto e guadagnarsi
il pane a spizzichi e mozzichi tutto l'anno (un mese, sette giorni, tre
mesi, due settimane, ecc.) per avere il rinnovo. Se poi si è stati così
illusi di volersi mettere in proprio, aprire una partita IVA e fare, che
so, l'artigiano, la musica non cambia. No contratto di lavoro subordinato
di un anno, No permesso di soggiorno.

In tempi in cui contratti di lavoro subordinato per periodi di almeno un
anno (lasciamo perdere i contratti di lavoro a tempo indeterminato) son
merce che nemmeno gli italiani si procacciano facilmente,
pretendere dai migranti extracomunitari di far meglio degli autoctoni
pare non solo beffardo o ipocrita, ma una vera e propria porcheria.

Non è chi non veda come il disegno sia scoperto e rivoltante: il
mercato del lavoro viene disarticolato totalmente e reso assolutamente
funzionale alle mutevoli esigenze aziendali con la creazione di figure
nuove di rapporto di lavoro che si qualificano come autonomo, anziché
subordinato, nonché con la pratica liberalizzazione dei contratti a
termine e del ricorso al lavoro interinale (bel regalo al popolo bue del
pacchetto Treu ulivista: legge 196 dell'anno domini 1997);
contemporaneamente, ai lavoratori extracomunitari si chiede di aver
stipulato contratti di lavoro subordinato di almeno un anno per
ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Morale: gli stranieri qui
non ci devon stare, non possono costruirsi una vita normale, fatta anche
di precarietà come gli italiani. Meglio: gli italiani devono essere
precari; gli extracomunitari lo devono essere al cubo, cioè devono essere
sbattuti al più presto di nuovo nel lavoro nero e nella mancanza di
permesso di soggiorno, in modo da essere ricattabili dai padroni nostrani
e alla mercé di un'espulsione che in ogni momento potrebbe arrivare.

Giacché il bisogno spinge uomini donne e bambini ad attraversare il mare
e le frontiere con ogni mezzo rischiando la pelle e quindi è certo che il
fenomeno migratorio non si arresterà, conviene mantenere ai margini di
una vita normale 'sti poveracci che costano due lire come manodopera
(notoriamente la fame fa miracoli sulla capacità del
lavoratore di accettare bassi salari e condizioni di lavoro infernali) e
che alla bisogna si possono sbatter fuori con operazioni di sgombero di
bei palazzi fatiscenti che 'sti disgraziati hanno occupato per avere un
tetto anche se lercio e freddo d'inverno e torrido d'estate: il tutto per
il godimento del buon popolo bramoso di legge e ordine,
nonché di un capro espiatorio alla sua condizione di precario a vita: son
loro, li vedete, che vi ruban il lavoro! Mica certo i padroni che sul
vostro esser con l'acqua alla gola con mutui e bollette fan di voi
quotidiana trippa d'azienda (privata o pubblica ormai non fa
differenza).

Triste la condizione dello straniero, ma ancor più triste la condizione
dell'italiano. Che a questo paese di emigranti (mica solo terroni: in
Piemonte c'è un paese di nome Perosa Argentina, per quanti dalle valli
emigrarono nella pampa; e che dire dei veneti, terroni del nord; ma tutto
il paese ha dato ai vapori dell'Atlantico e alle miniere
d'Europa); dicevo: che ha questo paese di migranti non venga un
rigurgito di umanità e dignità e vomiti questa schifezza del
trattamento degli stranieri, rattrista.

Ancor più giusta però appare la lotta anarchica per un mondo senza stati
né frontiere dove nessuno sia clandestino ma possa costruirsi la propria
esistenza libera e dignitosa. Spezziamo i lacci e lacciuoli di una
legislazione infame che fa dello sfruttamento del più bisognoso norma
quotidiana e spinge lo sfruttato contro lo sfruttato, vecchio gioco dei
padroni. Un po' d'aria fresca in questo paese che sta
perdendo l'anima. La lotta a fianco dei migranti è la lotta di tutti:
siamo tutti gli stranieri di qualcuno.

Simone Bisacca

da Umanità Nova, numero 18 del 23 maggio 2004, Anno 84
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