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(it) Pordenone: NO ALLA PARATA MILITARISTA - Iniziativa Libertaria

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 21 May 2004 15:24:37 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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MOLTI MORTI MOLTO ONORE?
NO ALLA PARATA MILITARISTA A PORDENONE
La guerra in Iraq, così come quella in Afghanistan, in Kosovo e nelle
varie parti del mondo in cui muoiono ogni giorno migliaia di civili fuori
dalle luci dei media e dal vociare dei soliti patrioti
illuminati, altro non è che terrorismo di stato. Ad oggi si contano
uffcialmente almeno 11.000 vittime civili irachene, che vanno ad
aggiungersi ad oltre un milione e mezzo di vittime della guerra del golfo
e dell’embargo precedenti, di cui oltre 600.000 sono bambini. Dati tutti
forniti da organizzazioni umanitarie e reperibili ampiamente sia in rete
e sia nella stampa internazionale.

E questi sono morti civili con o senza l’ONU, con o senza
l’approvazione di quel fantomatico Diritto Internazionale che dovrebbe
occuparsi "legittimamente" di avvallare un bombardamento in un paese
piuttosto che occuparne il territorio. A questa logica omicida ed
efferata di spartizione di risorse e difesa di privilegi e interessi
partecipa da diversi anni, in maniera più attiva, anche l’esercito
italiano.

Snellito dal punto di vista burocratico grazie alla “riforma ordinativa
del vertice militare” e plurifinanziato dai diversi governi in carica
(centrosinistra e centrodestra) è in continua ricerca di carne da
macello “volontaria” e soprattutto “disgraziata” perché in condizioni di
vita precaria tra disoccupazione e incertezza economica.

Basta rilevare in modo scientifico chi s’arruola e da dove, per capirne
il “perché”.

Altro che dovere patriottico o valori “umanitari”, come sempre nella
storia il militarismo s’avvale del ricatto sociale e di classe per
attingere risorse da spedire ad ammazzare altri proletari, con il
rischio di finire loro stessi come l’odiato nemico, portatore di una
divisa di “diverso colore” come cantava Fabrizio De Andrè. O ancora
peggio, visto che nei paesi oggi sotto l’attacco degli USA e della NATO,
i nemici sono divisi in bande o fazioni in competizione tra loro,
finanziate, prima le une e poi le altre, sempre dagli stessi
“benefattori” occidentali (si pensi ai talebani in funzione
antisovietica o le strette di mano tra Saddam Hussein e l’ex amico
Donald Rumsfeld ai tempi della repressione anticurda e antiraniana od
ancora l’attacco terroristico a Panama dopo che il presidente M.
Noriega, al libro paga della CIA fino a poco prima, decise di mettersi
“in proprio”).

Matteo Vanzan per il militarismo non era che un numero, così come lo sono
la gran parte dei soldati nel mondo. Come lo sono gran parte dei militari
Statunitensi: ispanici, asiatici, nativi americani e neri. Etnie
socialmente emarginate, uomini, donne, ragazzi all’ultimo livello delle
gerarchie sociali, normalmente considerati border-line e in testa alle
statistiche che li vedono tra la maggioranza della popolazione
carceraria. Insomma gente di serie B e “cattivi” da vivi ma “buoni”
americani quando muoiono o sono disposti a morire per la patria. La
professionalizzazione dell’esercito italiano non farà altro che
riprodurre questa selezione classista e razzista.

Apprendiamo che a Pordenone si vuole festeggiare l’arrivo della Brigata
Ariete, che la si dovrebbe ringraziare, che ciò che l’esercito italiano
fa in giro nel mondo è sempre ammirevole e che fare o non fare le
guerre è solo "una questione di opinioni".

Allucinante!

Nè le migliaia di civili ammazzati, nè i primi militari italiani
rientrati in bara servono a fermare il massacro globale.

Il Padre del militare ucciso che chiede “di far tornare a casa i
ragazzi perché quella non è pace ma guerra” non sarà ascoltato, al
massimo compatito.

E noi dovremmo accettare una parata militarista in un momento in cui il
disgusto per quello che sta avvenendo si sta sempre più allargando? No!

Se l’amministrazione e le istituzioni preposte decideranno di allestire
lo scempio in piazza non solo lo contesteremo con la forza delle nostre
ragioni ma chiameremo all’appello gli antimilitaristi e i libertari del
nord-est, perché non passi un’idea così malsana secondo la quale quando
muoiono persone, quando una guerra svela i lati oscuri dell’odio e della
disumanità (torture e vendetta) si possa festeggiare e applaudire nelle
piazze.

Le Carrè, il noto scrittore inglese risponde su Repubblica di oggi
(20/05/2004): ”Non credo che aggregarsi alla superpotenza soltanto perché
è la più forte sia un atto di coraggio. In questo caso ciò che è
veramente coraggioso e disertare”. Condividiamo questo parere e
l’invito alla diserzione sarà sicuramente uno dei contenuti più
importanti che metteremo in piazza.

Per finire facciamo un invito a tutte quelle forze politiche
nazionaliste e a tutti i vari capi e capetti pordenonesi che
additandoci a "peones" vogliono a tutti i costi sfilare fra gli
sbandieratori della guerra italica. Perché non dimostrano la loro tanta
onorata fedeltà patriottica arruolandosi e andando in trincea? O forse
nel 2004 nulla è cambiato da quando una canzone recitava che “a stare in
trincea sono gli uomini normali, non i capi di stato o i generali”?
Vergogna!

Iniziativa libertaria - PN






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