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(it) Firenze: mercoledì 12 presidio contro gli interessi di guerra italiani

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Date Sat, 8 May 2004 23:39:30 +0200 (CEST)


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Nell’ambito della settimana d’informazione e mobilitazione
promossa dal “Comitato fiorentino fermiamo la guerra”
“Dichiariamo la Pace all’Iraq”
Il business IRAQ per le imprese italiane
MERCOLEDì 12 MAGGIO ORE 17.30
Presidio alla Sace (Servizi Assicurativi del Commercio Estero)
Via Vittorio Emanuele II 62 (nei pressi di piazza Dalmazia)
La Sace è la struttura del Ministero del Tesoro che definisce le
operazioni commerciali delle aziende italiane che hanno acquisito
appalti in Iraq. Questo è l’altro volto della presenza italiana in IRAQ.

Alcuni interessi italiani nella “ricostruzione” e colonizzazione
dell’Iraq

Per esaminare cosa significa l’intervento italiano in Iraq non ci
vogliamo soffermare tanto sull’ormai scontato servilismo di Berlusconi
nei confronti di Bush ma piuttosto vogliamo inquadrare la questione
rispetto agli interessi materiali dell’Italia. Se per quanto riguarda il
primo aspetto sono gli stessi ambiente statunitensi che definiscono “gli
attuali rapporti bilaterali i migliori mai visti”, il secondo è
necessariamente più significativo e tende ad evidenziare le
“opportunità” economiche che si aprono per l’Italia, cioè che ruolo ha
l’Italia nella partita della ricostruzione e degli affari ad essa
collegata. Una torta da spartire seconda solo al Piano Marshall.
Riteniamo esemplificativo quanto afferma il generale Mini “….è nella
fase post bellica o post-crisi che si esplicita il vero interesse della
guerra. Nel dopoguerra avviene la connessione materiale tra l’impegno
della guerra e quelli dell’economia. Per valutare l’esito delle
operazioni e della guerra non è sufficiente fermarsi al termine delle
ostilità militari (nel caso vi fossero state), ma allora esaminare i
risultati della fase successiva di
trasformazione eufemisticamente chiamata ricostruzione”. Detto questo,
vediamo come, nonostante le azioni della resistenza irachena abbiano
creato un clima di instabilità non favorevole agli investimenti, le
aziende italiane cominciano ad ottenere dei risultati. Riteniamo
opportuno evidenziare alcuni fatti rilevanti: 1. la nomina da parte del
“governatore” Bremer di B. Contini come nuova responsabile della
provincia di che ha Nassirya come capitale (uno degli aspetti che
hanno portato alla sua nomina è il lungo periodo di cooperante in una
ong…) ha significato, di fatto, che l’Italia assumerà il ruolo
principale per la ricostruzione della zona sud dell’Iraq; 2. il
seminario dall’esemplificativo titolo “Opportunità commerciali e di
investimento in Iraq” che si è tenuto a Roma con il ministro del
Commercio italiano ed il responsabile per le privatizzazioni
dell’Autorità Provvisoria dell’Iraq. A questo incontro hanno partecipato
i rappresentanti di oltre 200 aziende italiane. Come non cogliere
l’apertura nordamericana verso quei paesi che hanno accettato di far
parte della “coalizione dei volenterosi”; 3. Benito Li Vigni, all'Eni
per 36 anni, ha sottolineato che secondo i dati del dipartimento
dell'energia degli Usa,l'Iraq ha risorse per 400 miliardi di barili di
petrolio, cioe' il 30% delle risorse mondiali. ''Le intese con compagnie
russe e francesi, non perfezionate, prevedevano contratti stimati per 14
miliardi di barili. ''Con i 3 miliardi di barili previsti nell'accordo
con l'Eni, l'Italia coprirebbe il
suo fabbisogno per 6-7 anni. Si tratta di un contratto tra i piu'
vantaggiosi che si conoscano anche perche' i costi prevedibili sono
bassi. La sede della raffineria - ha detto Li Vigni - e' proprio di
fronte alla sede dell'ex camera di Commercio, oggi divenuta la base
italiana a Nassyria'' (ANSA 4 marzo 2004). Particolare rilievo assumono
SACE (Servizi Assicurativi del Commercio Estero) che definisce le
operazioni commerciali delle aziende italiane e San Paolo IMI, unica
banca italiana del consorzio JP Morgan, che gestisce la Trade Bank of
Irak (TBI), oltre proprio all’ENI.
Considerati i settori coinvolti negli appetiti neocoloniali
(dall’elettronica all’ingegneria; dalla componentistica ai servizi
primari; dai materiali per l’edilizia alle telecomunicazioni alle
attrezzature mediche ecc…) è facile prevedere che ben presto anche altre
aziende più o meno famose, e “volenterose”, si uniranno a queste due.
Pensiamo sia importante tenere una sorta di osservatorio informativo
sugli “investimenti” italiani per poter portare avanti eventuali
campagne di denuncia.


Venerdì 14 maggio, ore 17,30, manifestazione per il ritiro delle truppe
Italiane dall'Iraq


Centro Popolare Autogestito Firenze sud


Da: cpa-news@hackbloc.net




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