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(it) France: Alternative Libertaire n.129: Comunismo Libertario -

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Date Fri, 7 May 2004 11:34:37 +0200 (CEST)


Daniel Guerin, la contestazione permanente
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Storico impegnato, socialista rivoluzionario (marxista e libertario),
anticolonialista, antifascista, antirazzista, antimilitarista,
militante dell'emancipazione omosessuale... Non è agevole riassumere in
poche parole il contributo intellettuale e militante di Daniel Guérin al
movimento rivoluzionario, tale è stata la diversità dei suoi impegni
durante oltre mezzo secolo.
Nato cent'anni fa, il 19 maggio 1904, Daniel Guérin starà in tutte le
lotte, giocando spesso un ruolo pionieristico. Il suo Fascismo e grande
capitale del 1936, ad esempio, redatto su consiglio di Simone Weil ed
altri antifascisti e ispirato dai lavori di Léon Trotsky, di Andres Nin e
di Ignazio Silone, sarà uno dei primi studi scientifici del fascismo e
resta per molto il suo capolavoro. Il suo controverso studio sulla
Rivoluzione francese, "La lutte de classe sous la Première République,
1793-1797", apparso nel 1949, provoca una levata di scudi fra gli
storici universitari (e soprattutto comunisti o comunistoidi) ma è per
Jean-Paul Sartre "uno dei pochi apporti dei marxisti contemporanei che
arricchiscano gli studi storici".

Daniel Guérin è anche un anticolonialista della prima ora, avendo
compreso molto presto, dopo uno dei soggiorni in Libano, in Siria, a
Gibuti e in Vietnam nel 1927-29, le realtà sociali del colonialismo e
l'ipocrisia della pretesa "missione civilizzatrice" della Repubblica
francese. Svolge un ruolo istigatore nel movimento di sostegno ai
nazionalisti e ai rivoluzionari marocchini e algerini, e figura ad
esempio fra i primi firmatari del "manifesto dei 121" del 1960, che
dichiara senza mezzi termini che "La causa del popolo algerino, che
contribuisce in maniera decisiva a mandare in rovina il sistema
coloniale, è la causa di tutti gli uomini liberi.". Quando François
Mitterand (allora ministro dell'Interno) dichiara che "l'Algeria, è la
Francia" Guérin gli risponderà (in un meeting organizzato dal Comitato
d'azione degli intellettuali contro la continuazione della guerra in
Africa del Nord) che "L'Algeria non è mai stata la Francia".
Ugualmente, all'epoca in cui scoppia la guerra fredda, Guérin fa parte
della minoranza degli intellettuali e delle intellettuali di sinistra che
rigettano l'isteria bellicista provocata dalla guerra di Corea rifiutando
di allearsi a Mosca o a Washington e rivendicando "il
diritto di attaccare il Big Businnes, senza per questo cessare di
essere, da sempre, un avversario dichiarato del regime stalinista e della
politica estera russa".

E nel 1968, Guérin è fra i primi a riconoscere l'importanza ed il
significato del movimento di maggio, facendo pubblicare nel giornale Le
Monde dell'8 maggio, con Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel
Leiris e Colette Audry, una dichiarazione di appello a "tutti i
lavoratori e gli intellettuali a sostenere moralmente e materialmente il
movimento di lotta ingaggiato dagli studenti e dai professori.".
Ugualmente negli anni '60, Guérin appare come pioniere
dell'emancipazione omosessuale ed è considerato dal 1968 come il
"nonno" del movimento gay. Pierre Hahn, militante di spicco del
movimento di liberazione omosessuale e uno dei fondatori del FHAR
(Fronte omosessuale d'azione rivoluzionaria), nel quale anche Guérin ha
un tempo militato, ha scritto in una lettera al suo amico: "Più che a
nessun altro, gli omosessuali le sono riconoscenti, ed io per primo, per
tutto ciò che ha fatto in loro favore ed in un periodo in cui dirlo
gettava un discredito sul suo autore. [...] Ma quello che lei ci ha
apportato di più prezioso, è un'opera allo stesso tempo politica (nel
senso tradizionale) e sessuologica: è La Peste bruna più Kinsey; è
Fourier e i testi contro il colonialismo; è infine lei stesso".

Per una rivoluzione totale

Dunque figura senza dubbio unica della sinistra francese della sua epoca.
Ma è importante sottolineare che per Guérin non si trattava di impegni
distinti, senza rapporto gli uni con gli altri. Per Guérin, lo scopo era
una "rivoluzione totale" che riguarderebbe lo sfruttamento capitalista e
coloniale e l'alienazione dell'individuo. Intervistato nel 1969 da Le
Monde, al momento dell'apparizione del suo Saggio sulla rivoluzione
sessuale dopo Reich e Kinsey e del suo Per un marxismo libertario, gli è
stato chiesto se questa simultaneità editoriale
rappresentasse una coincidenza. Egli ha risposto categoricamente di "No":
"I temi trattati sono unitari. La critica libertaria del regime borghese
non va bene senza una critica dei costumi. La rivoluzione non può essere
solamente politica. Deve essere, allo stesso tempo,
culturale, sessuale e trasfigurare cosi tutte le facce della vita e della
società".

Sindacalismo e pivertismo

I suoi primi impegni l'hanno condotto alla SFIO (Partito socialista), che
egli ha ben presto lasciato, alienato dalla mentalità
piccolo-borghese di troppi dei/delle suoi/sue militanti, dal suo
elettoralismo e dal suo anticomunismo congenito. Dopo un passaggio dai
sindacalisti rivoluzionari raggruppati attorno a Pierre Monatte e
Maurice Chambelland (con i quali egli ha partecipato alla campagna per la
riunificazione del movimento sindacale), Guérin ritrova il cammino della
SFIO nel 1935 e svolge un ruolo dirigente nella Sinistra
rivoluzionaria di Marceau Pivert, poi nel PSOP (Partito socialista
operaio e contadino) dopo il 1938. Benché grande ammiratore di Trotsky
con cui era d'accordo sulla maggior parte delle grandi questioni
strategiche, e vicino ai troschisti "entristi", che si oppongono alla
direzione della SFIO e del PSOP, Guérin rigettava la concezione
bolscevistica del ruolo del partito:"L'organizzazione rivoluzionaria che
è mancata nel 1936, non era, io lo credo, una direzione
autoritaria, che fosse emanazione di un gruppuscolo o di una setta ma un
organismo di coordinamento dei consigli operai, uscito direttamente dalle
imprese occupate. L'errore della Sinistra rivoluzionaria, non fu tanto
l'essere stata incapace, con la sua impreparazione, di
trasformarsi in un partito rivoluzionario del tipo leninista o
troschista, ma di non aver saputo, o potuto, aiutare la classe stessa a
trovare, di fronte all'impostura del [governo] Fronte popolare, la sua
propria forma di potere.".

Una sinistra "divisa, ossificata, negativa, la vista limitata da enormi
paraocchi"

La sua esperienza della sinistra francese negli anni '30 e durante la
guerra, le ricerche che aveva effettuato sulle origini del fascismo
l'hanno condotto a respingere la socialdemocrazia e lo stalinismo come
strategie per trionfare sul fascismo e per impedire la guerra. L'hanno
convinto che "l'antifascismo non trionferà se non cessa di trascinarsi al
rimorchio della democrazia borghese". Le sue ricerche sui conflitti di
classe interni al campo repubblicano sotto la Prima Repubblica
l'hanno condotto a delle conclusioni similari, poiché queste hanno messo
l'accento sui conflitti d'interesse tra la borghesia avanzata e le "nude
braccia": le interpretazioni borghese, socialdemocratica e stalinista
della Rivoluzione francese avevano come scopo, secondo
Guérin, di giustificare "l'unione nazionale" e di "incatenare il
proletariato al carro in disastro della borghesia".

La critica del "giacobinismo" marxista

La lotta di classe sotto la Prima Repubblica rappresenta giustamente una
svolta ideologica, ed un primo passo verso una critica del marxismo
classico. Guérin confiderà a Marceau Pivert in una lettera del novembre
1947: "Il libro è un'introduzione ad una sintesi dell'anarchismo e del
marxismo-leninismo che vorrei un giorno scrivere". Secondo C.L.R.
James, lo scrittore marxista di Trinidad e amico di Guérin: "Questo libro
è impregnato dell'esperienza e dello studio del più grande
avvenimento del nostro tempo: lo sbocciare e poi la degenerazione della
Rivoluzione russa, ed è animato da una preoccupazione implicita: come le
masse rivoluzionarie possono evitare il temibile scoglio della
burocrazia, del risorgenza di un nuovo potere di Stato oppressivo e
stabilire la democrazia diretta?". La concezione della dittatura di un
partito che si sostituisce alla classe operaia, che agisce per
procurazione in suo nome, rappresenta per Guérin il "punto centrale di un
meccanismo al termine del quale la democrazia diretta, l'autogoverno del
popolo, si muta, gradualmente, nell'instaurazione della 'dittatura'
rivoluzionaria, nella ricostituzione di un apparato di oppressione del
popolo.". Per Guérin, l'embrione della dittatura staliniana è da
trovare in certe concezioni di Lenin e considera che il socialismo deve
sbarazzarsene per ritrovare la sua "autenticità libertaria".

La svolta libertaria

Questa svolta politica ed ideologica in Guérin rappresenta l'inizio di
una evoluzione che sarà proseguita da Révolution francaise et nous
(redatto nel 1944), Quand le fascisme nous devançait (1954), Front
populaire, révolution manquée (1963), Rosa Luxemburg et la spontanéité
révolutionnaire (1971). Negli anni '50, come molti anziani troschisti o
troschisti "critici", come anche anziani/e militanti della FCL
(Fédération communiste libertaire, che sparisce nel 1956 sotto i colpi
della repressione di stato), Guérin aveva fatto parte, "senza crederci
troppo", a delle formazioni socialiste di sinistra: la Nouvelle gauche,
l'Union de la gauche socialiste e, per breve tempo, il Parti socialiste
unifié. Ma la sua evoluzione ideologica finirà per condurlo a militare
nei ranghi del movimento comunista libertario. Nel 1984, Guérin
ripenserà al viaggio del 1930 in Indocina e alla piccola biblioteca che
aveva portato con sé: Marx, Proudhon, Sorel, Lagardelle, Pelloutier,
Lenin, Trotsky... Di tutti, Marx è quello il cui effetto era stato
"preponderante": "[La lecture de Marx] mi aveva aperto gli occhi,
svelato i misteri del plus-valore capitalista, insegnato il
materialismo storico e dialettico.". 25 anni più tardi, Guérin
riscoprirà Bakunin, la cui lettura ha avuto l'effetto di una "seconda
operazione della cataratta" e l'ha reso "per sempre allergico a tutte le
versioni del socialismo autoritario, che si chiamasse giacobino,
marxista, leninista, troschista". Questa scoperta coincide con gli
avvenimenti ungheresi del 1956, il XX° congresso del PCUS e la
bancarotta del molletismo, e lo incita a rileggere le critiche a Lenin
formulate da Rosa Luxemburg e a studiare la tradizione consiglista, due
importanti influenze.

Per una sintesi del marxismo e dell'anarchismo

Dicendosi "socialista libertario" negli anni '50 prima di passare per una
fase "anarchica" negli anni '60, dal 1968 Guérin lodava il
"marxismo libertario", etichetta che rimpiazzerà poco dopo con
"comunismo libertario" per non alienarsi le simpatie dei nuovi compagni
anarchici. Nel 1969, con Georges Fontenis fra gli altri, Guérin lancia il
Movimento comunista libertario (MCL), e finisce per aderire
all'Unione dei lavoratori comunisti libertari (UTCL) nel 1980. Vi
resterà sino alla fine dei suoi giorni nel 1988. "La specificità del
comunismo libertario [scrive Guérin nel 1984] del quale abbozzo i
contorni, è integrazionista e non microcosmica, essa vorrebbe essere la
sintesi, o anche il superamento, dell'anarchismo e del migliore
pensiero di Marx.". Guérin era tanto critico dell'anarchismo
"tradizionale" quanto dei marxismi autoritari e dogmatici, e
soprattutto del suo rifiuto dell'organizzazione, la sua comprensione
semplicistica e manichea del ruolo dello Stato nelle società moderne,
industriali, sempre più internazionalizzate. Guérin ammirava Proudhon
(nel quale vedeva il primo teorico dell'autogestione, pur respingendo
alcuni aspetti reazionari del suo pensiero sulle donne, sugli
omosessuali... cfr. il suo Proudhon, oui et non), Bakunin (che per Guérin
aveva molto in comune con Marx, che rappresentava un anarchismo
rivoluzionario operaio, e che aveva previsto in una maniera rimarcabile i
pericoli di un comunismo statalista) e Max Stirner (come precursore del
1968 grazie al suo interesse per la liberazione sessuale e alla sua
determinazione ad attaccare il pregiudizio borghese). Guérin
s'interessa molto anche alle idee di un Diego Abad de Santillan
sull'autogestione economica "integrata" e alle proposte del
collettivista belga César de Paepe sull'organizzazione nazionale e
transnazionale dei servizi pubblici in un quadro libertario. D'altra
parte, il comunismo libertario non rifiutava gli aspetti del marxismo che
a Guérin sembravano validi e utili:

* il concetto di alienazione, compatibile con l'accento anarchico sulla
libertà individuale;
* l'istanza con la quale considerava che l'emancipazione dei lavoratori
deve essere l'opera dei lavoratori stessi;
* l'analisi della società capitalista;
* la dialettica materialista storica.

Guérin era convinto che un comunismo libertario che rappresenti una
sintesi del migliore marxismo e dell'anarchismo fosse molto più
interessante per i "lavoratori avanzati" del "marxismo autoritario
degenerato o del vecchio anarchismo demodé e fossile". Ma egli
insisteva sul non essere un teorico, che il comunismo libertario non era
ancora che un'approssimazione e non un dogma. La sola convinzione che mi
anima è che "la futura rivoluzione sociale non sarà né del
dispotismo moscovita né della clorosi socialdemocratica, che non sarà
autoritaria, ma libertaria e autogestionaria, o, se lo si vuole,
consiglista".

David Berry

Da "Alternative Libertaire" n°129, maggio 2004
http://alternativelibertaire.org

traduzione di stecunga


Da: FdCA <fdca@fdca.it>






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