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(it) Umanità Nova n.15: Melfi. Lotta e repressione

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Date Fri, 7 May 2004 11:32:56 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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La mobilitazione dei lavoratori della Fiat di Melfi nasce come un
classico esempio di sviluppo di una lotta limitata e particolare in un
movimento generale che pone al centro le questioni essenziali per la vita
dei lavoratori.
Il 19 aprile, a causa di uno sciopero dei lavoratori dell'Arvil, una
delle 23 aziende dell'indotto della Fiat di Melfi, la direzione della
Fiat ha deciso di sospendere dal lavoro i dipendenti giacché le linee
della Punto e della Y non erano in grado di funzionare perché mancavano
loro i rifornimenti.

Una classica operazione volta a colpire gli operai dei vari segmenti
della fabbrica e a porli gli uni contro gli altri.
Solo che, questa volta, il gioco non è riuscito. Il 19 la situazione, già
tesa, è esplosa: ricevuta la comunicazione del "senza lavoro" gli operai
si sono riuniti e, insieme a molti delegati delle Rsu, hanno approvato
all'unanimità un documento di contestazione all'azienda e hanno deciso lo
sciopero ad oltranza e il blocco dell'area industriale.

Nei giorni seguenti la Fiat ha rilanciato a cascata la pratica della
"messa in libertà" dei lavoratori degli altri stabilimenti.
Naturalmente si tratta di un genere affatto particolare di "libertà"
poiché, in questi casi, i lavoratori sono "liberati" dal diritto al
reddito, d'altro canto non era scritto all'ingresso dei campi di
sterminio "Il lavoro rende liberi"? Non arrivo certo a paragonare i grigi
apparatniks della Fiat ai funzionari nazisti, resta il fatto che una
definizione del genere è decisamente assurda.

Nella valutazione dello sciopero da parte dei media, dei politici e degli
stessi lavoratori l'accento è stato posto, con qualche ragione, sulla
spaccatura del fronte sindacale fra FIOM, da una parte, e FIM, UILM e il
tradizionale sindacato giallo FISMIC. A Melfi, in maniera visibile,
l'anomalia che la FIOM rappresenta rispetto al quadro
generale del sindacato istituzionale della stessa CGIL è emersa con forza
anche se è da vedere, e lo dico senza alcuna malizia, se si
tratta di un'aurora o di un tramonto.

Vi è, oggi, uno scarto singolare e visibilissimo fra pratica operaia che
la FIOM, in qualche misura rappresenta ed organizza sindacalmente - e
nulla come la categoria "rappresentanza è, in casi del genere,
ambigua - e tentativo del gruppo dirigente della stessa FIOM di
presentarsi come interno al un percorso di una CGIL che palesemente la
sta lasciando sola in uno scontro durissimo. Basta, a questo proposito,
pensare agli inviti del buon Guglielmo Epifani a ricostruire una
pratica unitaria con CISL e UIL, con quelle stesse CISL e UIL che, a
Melfi, hanno sconfessato i propri delegati e militanti che partecipano al
movimento, ha prospettato l'organizzazione dello sfondamento dei
picchetti e, a livello nazionale, organizzano l'invio di patetiche
lettere a firma di "gruppi di lavoratori della Fiat" che, dopo aver
riconosciuto, e ci mancherebbe!, le buone ragioni degli operai di Melfi
li invitano a sospendere la lotta in nome della "solidarietà" con gli
operai degli altri stabilimenti.

Per chi abbia un'idea della situazione della Fiat di Melfi e del suo
indotto, caratterizzati da salari seccamente inferiori a quelli medi, già
di per sé non esaltanti, del gruppo Fiat, da carichi di lavoro
massacranti, dal pieno esercizio del dispotismo padronale, da una forte
presenza di sindacati filoaziendali, la lotta che si sta sviluppando,
appare come un segnale importante della tensione profonda che vivono i
lavoratori. Anni di sottomissione e di sopportazione si sono rovesciati
nella scoperta dell'azione collettiva che, mai come in casi del genere
vale la definizione "nuovo capitalismo e vecchia lotta di classe", è
andata a colpire con forza il ciclo produttivo mediante la riscoperta del
picchetto.

Si tratta di uno strumento di lotta che, per chi ha memoria dei
caratteri storici dello sciopero, non ha nulla di straordinario ma che
gli ultimi anni di relativa "pace industriale" hanno relegato nel museo
della lotta di classe.

Non a caso è proprio contro l'uso del picchetto e dei blocchi stradali
-come dimenticare, a questo proposito, la mobilitazione di quest'estate
che ha visto la popolazione lucana schierarsi in massa contro il
degrado ambientale e, soprattutto, vincere? – a provocare una levata di
scudi contro le pratiche illegali utilizzate dai lavoratori.

Vale la pena, a questo proposito, di riportare, da fonti di agenzia,
alcune prese di posizione di esponenti del governo dopo gli attacchi
della polizia ai picchetti del 26 aprile.

"Fin dal primo momento le forze di polizia sono state invitate a
comportarsi con il consueto equilibrio, garantendo, da un lato, il
diritto degli scioperanti a manifestare le loro opinioni e, dall'altro,
il diritto dei lavoratori che non condividono lo sciopero a recarsi
liberamente in fabbrica". Pisanu ha però sottolineato che si è opposto e
continuerà ad opporsi "alla pretesa di far accedere i lavoratori allo
stabilimento passando attraverso due ali di scioperanti".

Conseguentemente, ha spiegato il ministro, "dopo lunghe ed infruttuose
trattative, la polizia ha deciso di rimuovere il posto di blocco,
resistendo alle provocazioni ed evitando, con encomiabile
professionalità, ulteriori e gravi complicazioni…. Tale operazione sarà
ripetuta ogni volta che si renderà necessario".

Certo dieci lavoratori mandati all'ospedale sono un discreto esempio di
"encomiabile professionalità". Il sottosegretario Sacconi, che di CGIL se
ne intende giacché ne è stato a lungo un dirigente, e che si era distinto
nei giorni passati per dichiarazioni in stile meno
democristiano rispetto al suo collega Pisanu aggiunge:

"La rimozione del blocco illegale in atto da ben sette giorni è a
questo punto non solo giusta ma necessaria per salvare il gruppo fiat dal
collasso produttivo e quindi finanziario". E ancora: "Insisto a ritenere
che la modernità del paese passa per la sconfitta politica di questo tipo
di sindacato".

D'altro canto, CISL e UIL non sono da meno:

"La Fim Cisl considera 'un errore' la carica della polizia ai blocchi
stradali della Fiom davanti allo stabilimento di Melfi ma considera
'altrettanto grave' la decisione dei metalmeccanici della Cgil di
''proseguire nei blocchi e di tirare pietre contro i pullman delle
persone che volevano andare a lavorare". Lo afferma il leader della Fim,
Giorgio Caprioli secondo il quale lo sciopero generale proclamato per
mercoledì non serve… "Non servono scioperi - ha detto - tanto meno
generali. Serve una trattativa conclusiva". "Stamattina è stato un errore
da parte della polizia fare cariche ai blocchi…ma credo sia altrettanto
grave la responsabilità della Fiom nell'aver deciso di continuare a
bloccare l'accesso alle strade. Prima perché c'e' un
accordo con l'impegno della Fiat a superare i problemi che hanno
generato la lotta e poi perché a episodi di violenza della polizia hanno
corrisposto episodi di violenza di chi era ai blocchi contro chi voleva
entrare". Secondo Caprioli a Melfi il problema sta diventando "kafkiano".
"La gente sciopera per togliere la doppia ribattuta e per salari più alti
- ha aggiunto - mentre c'è già un accordo per superare questi problemi.
Non capisco perché si scioperi. Una volta che
dall'azienda c'è disponibilità ad affrontare questi temi si va a fare la
trattativa. Se si rompe si torna a scioperare". "Auspico - ha
concluso - che nonostante quello che è successo si colga l'opportunità
della trattativa fissata al 4 maggio e che forse anticipiamo."

Insomma, un colpo al cerchio ed uno alla botte e non è difficile capire a
chi si riservano mazzate e a chi paterni buffetti. Non è da meno la UIL
che, anzi, si spinge oltre:

"La Uilm invece torna a chiedere alla Fiom di 'ripristinare la
legalità, rimovendo i blocchi ai cancelli dello stabilimento della Fiat
di Melfi e lasciando ai lavoratori che intendono andare a lavorare la
possibilità di farlo. 'C'è una parte dei lavoratori - ha detto il
segretario generale della Uilm Tonino Regazzi, riferendosi all'accordo
firmato venerdì che prevede alcuni impegni dell'azienda da chiarire in
una trattativa che dovrebbe partire il 4 maggio e che potrebbe essere
anticipata - che sono nella logica del negoziato. Bisogna ripristinare la
legalità. Si deve consentire ai lavoratori che vogliono andare a lavorare
di andarci. Oggi di cinque sei pullman solo due sono passati ai blocchi".
Regazzi che ha definito lo sciopero generale proclamato dalla Fiom per
tutti i metalmeccanici un altro "atto di rottura" ha ricordato che lo
stabilimento è fermo da otto giorni e che questo è particolarmente
pesante in una realtà che ha bisogno di lavoro."

Per chi lo avesse dimenticato, FIM, UILM e Fismic hanno fatto un
accordo su un calendario di incontri e che non garantisce nulla agli
operai. Ma è ben noto che, secondo costoro, il solo essere riconosciuti
dalle aziende come controparti è una vittoria "dei lavoratori.

È chiaro che la partita in corso si gioca su almeno tre livelli:

- uno, quello che più ci interessa, lo scontro fra un movimento operaio
che si riappropria, e ogni lotta radicale impara dall'altra, di
strumenti forti di pressione e un blocco sociale dominante che oscilla
fra la repressione pura e semplice, basta pensare alle attuali sanzioni
contro gli autoferrotranvieri, ed una solidarietà pelosa che si traduce
nell'invito ad andarsene a casa;

- uno, importante sul piano politico sindacale, che vede un rinnovato
tentativo di spaccare il movimento sindacale istituzionale e di mettere
nell'angolo la componente CGIL meno organica all'attuale processo di
distruzione dei diritti dei lavoratori;

- uno, interno alla stessa CGIL e, per certi versi, alla FIOM fra una
linea giacobina di rottura e una maggioranza saldamente concertativa.

È altrettanto chiaro che fra radicalità dei comportamenti e una
progettualità generale, e non mi riferisco alla rivoluzione sociale ma ad
un decente programma di difesa degli interessi dei lavoratori, vi è uno
scarto straordinario.

Ma questo programma non può nascere, svilupparsi, articolarsi che
passando per lotte anche parziali e puntuali e per la capacità di
elaborazione e di coordinamento che ne stanno nascendo.

Cosimo Scarinzi



Da Umanità Nova, numero 15 del 2 maggio 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne





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