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(it) Umanità Nova n.15: Licenza di torturare

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Date Thu, 6 May 2004 13:46:10 +0200 (CEST)


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Per comprendere appieno le qualità umane, politiche e sociali della Lega
Nord, del suo ceto politico e del suo elettorato, dobbiamo proprio
convincerci che in quell'ambito, come ormai appare con tutta evidenza,
quello di Umberto Bossi era un ruolo sostanzialmente moderato, o
meglio, "pensante". E trarre, da queste considerazioni, le debite,
sconsolanti, conclusioni.
Come i nostri lettori già sapranno, nel corso della discussione alla
Camera sull'introduzione del reato di tortura nel codice penale (reato,
sorprendentemente, non previsto e quindi ripetutamente sollecitato da
organismi come le Nazioni Unite, l'Unione Europea e Amnesty
International), con un apparente colpo di mano i leghisti sono riusciti
ad imporre, e far votare, un emendamento al testo precedentemente
concordato, con perfetto spirito bipartisan, da entrambi gli
schieramenti parlamentari. Infatti al dettato originario, che definiva la
tortura come "violenze e minacce gravi a una persona sottoposta
all'autorità del pubblico ufficiale" i bravi leghisti hanno aggiunto,
"imponendone" l'approvazione agli alleati della Casa delle Libertà, il
concetto di reiterazione, vale a dire che si può parlare di tortura solo
in presenza della ripetizione della violenza. In soldoni, prendere un
malcapitato e dargli un fracasso di botte tutte in una volta va bene,
mentre aspettare un poco, lasciare che si riprenda e poi
ricominciare da capo, no. Ma se proprio non si può fare a meno di dare
libero sfogo a queste pulsioni, per "reiterare" lo stesso trattamento
occorre trovare un secondo malcapitato. Con simili presupposti si
potrebbe andare avanti all'infinito senza incorrere nel reato di
tortura: un vero capolavoro di civiltà!

Come era prevedibile, l'emendamento della Lega ha suscitato le più
diverse reazioni. Dalla scontata esecrazione delle anime belle della
sinistra all'imbarazzo dei tanti campioni di garantismo che albergano in
Forza Italia, passando per l'indignata dissociazione degli uomini di
Follini e la grottesca, quanto improbabile, presa di distanza dei
fascisti. A parte la deprimente constatazione che in un colpo solo ben
più di duecento legittimi rappresentanti del popolo italiano si sono
esplicitamente dichiarati favorevoli alla tortura (e nulla toglie, anzi,
ne aggiunge! se quasi tutti hanno poi detto di essersi
"sbagliati" ad approvare l'emendamento leghista perché, sono parole dei
loro capigruppo, non avevano capito di cosa si stesse parlando), penso
che questa vicenda offra lo spunto per alcune considerazioni.

Come dicevamo, in tutti i commenti che ci è capitato di cogliere, si è
parlato esclusivamente, stigmatizzandolo, del concetto di reiterazione,
trascurando di approfondire l'aspetto che, a ben guardare, fa del testo
bipartisan un testo tanto migliore di quello leghista. Nessuno infatti,
anche fra gli indignatissimi garantisti, ha voluto porre attenzione a ciò
che caratterizza concretamente la definizione di tortura, ossia il
concetto della gravità. Quando lì si parla, infatti, di "violenze o
minacce gravi" e solo come tali sanzionabili (reiterate o meno che
siano), si lascia tutto, ancora una volta, alla discrezionalità di chi
deve indagare o giudicare l'eventuale reato di tortura. Penso non ci sia
niente di più aleatorio, infatti, che giudicare il grado di gravità di
una violenza o di una minaccia, soprattutto perché l'unico che
potrebbe dire qualcosa di concreto al proposito sarebbe chi, di queste
violenze o minacce, è stato vittima. Ma a questo punto, essendo parte in
causa contro il pubblico ufficiale che l'ha torturato, qualunque giudice
fetente (e non ne mancano) potrebbe dichiararlo non
attendibile. Come si vede, mantenendo il concetto di "gravità",
dobbiamo, come sempre, affidarci al buon cuore o all'onestà del
pubblico ufficiale o del giudice di turno. Se questo è un lascito
dell'eredità di quella "grande tradizione giuridica" romana che ha fatto
dell'Italia la "patria del diritto", beh, sinceramente mi viene da
preferire il barbarico giudizio di dio.

Del resto gli esponenti della Lega, con "ingenuità", hanno detto chiaro e
tondo a cosa mira il loro emendamento: ad impedire, cioè, che
l'operato delle forze di polizia possa diventare oggetto di sanzione con
eccessiva facilità. E con quello che sappiamo essere successo nelle
caserme di Genova e Napoli (tanto per citare dei fatti venuti alla luce)
non c'è da stupirsi della loro preoccupazione. E non c'è da
stupirsi, soprattutto, dell'involontaria disattenzione dei loro
colleghi di maggioranza, che delle violenze, minacce e torture delle
varie Bolzaneto e caserme Diaz, sono stati non solo i difensori
d'ufficio ma in molti casi anche, come ormai è chiaro a chiunque, i
diretti istigatori.

Si va dicendo da tempo che stiamo andando verso uno stato di polizia,
verso una società sempre più condizionata da isteriche esigenze di
sicurezza che ci proteggano da pericoli che sono tanto più concreti,
quanto più sono alimentati ad arte per giustificare e legittimare
questa corsa esponenziale al controllo e alla repressione di ogni
dissidenza. A volte, per mascherare l'involuzione reazionaria dei
nostri tempi, il potere prova a mettere delle pudiche foglie di fico ai
propri disegni, cercando di mostrare una faccia credibilmente
garantista e democratica. Finché non arrivano, belli come il sole, quei
cretini della Lega a rovinare il giochetto, e allora apriti cielo! Eccoli
tutti lì, a raccontarci che è un'indecenza o che ci siamo
sbagliati...

Massimo Ortalli


Da Umanità Nova, numero 15 del 2 maggio 2004, Anno 84
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