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(it) FdCA: Comunicato per il Primo Maggio

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sat, 1 May 2004 11:17:46 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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1° maggio di lotta alla Fiat di Melfi!
1° Maggio di lotta all'Alitalia!
1° Maggio della FdCA a Cremona presso il Centro Sociale Kavarna
Oggi l’Unione Europea (UE) si sta affermando ogni giorno di più come un
organismo esclusivamente orientato dagli interessi di un capitalismo che
unisce le politiche di smantellamento dei diritti sociali,
democratici e sindacali, il degrado e la liquidazione dei servizi
pubblici alla instaurazione di una società di controllo, di
autoritarismo e di dittatura dell’economia. Le illusioni delle “terze
vie” teorizzate da Blair e Schroeder si sono dimostrate nient’altro che
sottomissione agli obiettivi dei mercati finanziari. Nel corso di
numerosi summit e riunioni è stata messa a punto, si è affermata e si è
sviluppata sempre di più, una vera e propria guerra sociale condotta
dagli Stati capitalisti e burocratici della UE contro le classi
subordinate e sfruttate del continente, diffondendo precarietà,
esclusione sociale ed emarginazione in particolare ai danni dei
migranti. Infatti i tentativi di arrestare alle frontiere (e dal 1°
maggio 2004 queste frontiere si sposteranno ancora più a oriente) le
migrazioni provenienti dal sud e dall’est si sono accompagnati alla
tolleranza ed all’incentivazione del lavoro nero, vera forma di
schiavitù moderna.

L’accelerazione di questi processi e delle politiche neo-liberiste viene
sancita dal patto di Helsinki del 1999, complici i partiti
politici della sinistra istituzionale e le forze sindacali della CES:
Eurolandia viene così eretta sulla sottomissione e la subordinazione del
mondo del lavoro, su una concezione fatalista dell’economia che ha come
premessa ineluttabile l’obiettivo di lasciare inalterata l’attuale
gestione in mano al capitale ed ai governi.

L’allargamento della UE avviene in uno scenario di forti contrasti tra i
paesi membri dell’Unione, i cui singoli interessi nazionali sono venuti a
conflitto sia sul piano militare (appoggio/non appoggio agli USA in Iraq)
che su quello economico. Se sul versante militare c’è chi vorrebbe
superare le divisioni con l’accelerazione del processo che dovrebbe
portare ad una forza militare dell’Unione, sul versante
economico le divisioni sono più profonde. La stagnazione economica
perdurante con previsioni di crescita del PIL solo del 2% nel 2004 e la
crisi del patto di stabilità e di crescita, combinati con un
incoerente apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, spingono le
autorità centrali europee a politiche di restrizione del credito e di
aumento dei tagli da operare sui deficit dei paesi (come Germania,
Francia, Portogallo) ben oltre il 3% di rapporto deficit/PIL o su
quelli intorno il 3% (Italia, Olanda,GB). Il dilemma tra politiche di
controllo o di rientro dal disavanzo e politiche di medio termine di
sostegno alla crescita (investimenti sulla “conoscenza”) grava comunque
negativamente sul futuro di decine di milioni di lavoratori europei: la
prima soluzione ha come esito pesanti tagli sulla spesa pubblica
(pensioni, assistenza, servizi pubblici), mentre la seconda lungi dal
valorizzare le strutture pubbliche, punterà ad incentivare
privatizzazioni massicce nei settori delicatissimi della formazione,
ricerca ed innovazione. L’allargamento della UE non diluirà questi
problemi strutturali, bensì li renderà endemici.

Il temporaneo apprezzamento dell’euro sul dollaro, dovuto non certo ad
una stagnante economia europea quanto ai mercati che puniscono il
dollaro e gli USA per le politiche di deindustrializzazione, porta a
pesanti conseguenze sulle esportazioni europee e di conseguenza a crisi
di commesse, con restrizione della base produttiva o suo spostamento in
paesi con minor costo del lavoro.

La diffusione e generalizzazione di questo quadro economico-sociale ha
però incontrato una vasta resistenza popolare sia con vertenze e
rivendicazioni su base nazionale che con lotte internazionali.

La risposta di classe al dominio capitalistico e statal-repressivo ha
saputo infatti esprimersi tenacemente in occasione dei vari vertici della
UE fin dagli ultimi anni del XX secolo. In tutta la UE si sono rafforzati
le attività di coordinamento delle forze sociali e politiche realmente
anticapitaliste ed antiautoritarie, intorno a rivendicazioni strategiche
per il miglioramento delle condizioni di vita di milioni di lavoratori
quali:

* il diritto per tutti ad un lavoro stabile, sicuro e non precario, senza
discriminazioni di sesso o di origine;

* la riduzione rapida e generalizzata dell’orario di lavoro senza
diminuzione dei salari;

* la fine delle politiche di precarizzazione e di flessibilità che
portano all’asservimento delle vite intere dei lavoratori agli
interessi del capitale;

* la difesa dei salari con una evoluzione rapida verso un potere
d’acquisto equivalente nei diversi paesi, con la definizione di un
salario minimo intercategoriale in tutti i paesi dell’UE;

* diritti sociali riconosciuti e accesso gratuito per tutti
all’istruzione, alla salute, alla cultura, alla casa, ai trasporti, alle
telecomunicazioni, con profonda democratizzazione dei servizi pubblici;

* libertà di azione e di rappresentanza delle organizzazioni sindacali ed
associazioni di lotta senza discriminazioni a livello territoriale o
categoriale;

* riconoscimento dell’autonomia sindacale dei lavoratori nei negoziati
collettivi;

* la libertà di sciopero senza limitazioni.

A sostegno di questa piattaforma rivendicativa, è compito delle
organizzazioni politiche anarchiche agire perché le lotte presenti si
leghino con la volontà di trasformazione sociale che permetta lo
sviluppo di una società libera, egualitaria e solidale, fondata sulla
condivisione del lavoro e delle ricchezze.

L’eguaglianza assoluta tra uomini e donne, l’eguaglianza dei diritti per
i giovani, i precari, i disoccupati, i migranti e tutte le vittime di
discriminazioni portate avanti dagli Stati, la lotta per la pace e
l’antimilitarismo, la lotta per la libertà di espressione, sono
obiettivi fondamentali ed irrinunciabili nell’attività delle
organizzazioni politiche anarchiche nella società, come parte
costitutiva delle classi sfruttate e veicolo della crescita delle
aspirazioni rivoluzionarie fra le masse.

A questo lavora la Federazione dei Comunisti Anarchici, è questo il senso
della nostra adesione alla rete SIL (Solidarietà Internazionale
Libertaria) e la lotta in comune con le altre organizzazioni politiche e
sindacali che vi fanno parte.

La Segreteria Nazionale FdCA
Federazione dei Comunisti Anarchici - Italia

1 Maggio 2004


http://www.fdca.it

Da: fdca <fdca@fdca.it>





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