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(it) Lotta di Classe n.79: Incerte origini dell'8 marzo

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Date Tue, 30 Mar 2004 10:11:08 +0200 (CEST)


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a piasa, ‘a tasa e ‘a staga a casa...

Da una parte la storia dell'8 marzo si fa risalire all'incendio di una
fabbrica a Chicago in cui morirono molte operaie perche' il padrone aveva
bloccato i cancelli. Un’altra interpretazione fa risalire la fatidica
data all’inverno del 1917 "Al grido di pace e pane, le operaie di
Pietroburgo con la bandiera rossa sono scese nelle strade l’8 marzo (24
febbraio per il calendario russo) per festeggiare la giornata
internazionale del proletariato femminile. Fu questo il grande segnale
della rivoluzione che distrusse l’autocrazia..."(da L’Ordine Nuovo, 17
marzo 1921).

Il 29 agosto 1910 la "Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste"
in corso a Copenaghen decide di istituire su proposta della
socialdemocratica tedesca Klara Zetkin la "Giornata Internazionale della
Donna", e ne fissa la data all’8 marzo di ogni anno. Spirito e scopo di
quella "Giornata" è ottenere per le donne parità di
trattamento rispetto agli uomini. In particolare, le socialiste
chiedono l’estensione del voto politico alle donne di ogni Paese.

Molti invece credono nella tradizione secondo cui l'origine della festa
risalirebbe alla volontà di un movimento femminista di ricordare la morte
di circa 130 lavoratrici di New York. Queste operaie si sarebbero
radunate per alcuni giorni nella fabbrica in cui lavoravano, per uno
sciopero. Allo stabilimento sarebbe stato appiccato il fuoco, dopo che le
porte erano tutte state chiuse dall'esterno. Secondo alcune fonti, questa
strage sarebbe avvenuta nella New York del 1908, anche se la decisione di
celebrare la festa è di molto successiva. Secondo altri, invece, il rogo
della fabbrica sarebbe avvenuto nel 1912.

Ma sulla stampa statunitense fino al 1908 non c’è nessuna traccia
dell’incendio, stesso silenzio nel libro della canadese Renée Còté sulla
"Verità storica della misteriosa origine dell’8 marzo":
l’incendio risulta mai accaduto. Alla stessa conclusione giungono Tilde
Capomazza e Marisa Ombra nel loro "8 marzo - Storie, miti e riti della
Giornata Internazionale della Donna", frutto di meticolose ricerche.

Secondo molti, si tratta solo di tradizioni e di fatti di cronaca nera
gonfiati e rielaborati. Nel 1908, infatti, un gruppo di donne
socialiste, a Chicago, decisero di celebrare il 3 maggio un "Woman's Day"
e per alcuni anni, fu celebrata con successo sempre crescente proprio in
quella data. Solo dal 1921 venne deciso di spostarla all'8 marzo.

Il 7 marzo 1952 il settimanale bolognese "La Lotta" scriveva che la data
della Giornata della Donna vuol ricordare l’episodio dell’incendio
scoppiato in una fabbrica tessile di New York in cui morirono, chiuse
dentro dall’interno per volere del padrone, perché minacciavano di
scioperare, 129 giovani operaie per gran parte italiane e di origine
ebraica. E questo tema dell’incendio e delle operaie arse vive nel rogo
del loro posto di lavoro viene ripreso in seguito ma con alcune
varianti.

Nel 1952 in Italia l’Unione Donne Italiane, settore femminile della Cgil,
distribuì alle sue iscritte una valanga di librettini minuscoli, 4 cm x
6, da attaccare agli abiti insieme a una mimosa. Nel libretto c’era un
resoconto dell’incendio di New York. Due anni dopo, il
settimanale della Cgil, Il lavoro, perfezionò il racconto con un
fotomontaggio che ritrae un signore arcigno in bombetta dal nome
inventato che si fa largo fra masse di donne tenute indietro dalla
polizia.
Altri esempi di come è stata raccontata la notizia nella stampa
italiana: il "Secolo XIX" di Genova nel 1978 riportava l’episodio come
avvenuto a Chicago in una filanda, le operaie morte 129. "La
Repubblica" nel 1980 parlava di un incendio a Boston, datato 1898.
"Stampa Sera" nel 1981 situava l’incendio ai primi del ‘900, in un luogo
imprecisato degli Stati Uniti, le operaie vittime 146. Lo stesso anno
"L’Avvenire" parlava di 19 operaie morte. "Noi Donne" nel 1982 citava
Boston e 19 operaie morte, anno 1908, stesso anno e stesso
numero di vittime nel sito SpazioDonna, la città è però Cotton e le
operaie chiuse all’interno per impedire l’ingresso dei sindacalisti! Ma
forse la scelta di questa data risale all’8 marzo 1848, quando le
lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York proclamarono
uno sciopero cui parteciparono trentamila donne, la più gigantesca
manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti.

Le scioperanti reclamavano il rispetto dei loro diritti politici e
sociali, alla pari con gli uomini: diritto al voto, riduzione
dell’orario di lavoro (dalle 12 alle 8 ore al giorno), un giorno di
riposo, un regolare contratto e una retribuzione rispondenti agli
accordi sindacali fra padroni e lavoratori. L’ imponenza della
manifestazione è innegabile. Ma nel sito di Lunaribelle l’incendio viene
fatto risalire ad un 8 marzo di fine ottocento, in una fabbrica tessile
d’Inghilterra.

Una suggestiva ricostruzione della tragedia datata 1911 a New York si
trova sul sito Internet della Città di Bari. Integralmente : Questa festa
nasce da una tragedia: l’incendio scoppiato il pomeriggio del 25 marzo
1911 negli ultimi tre piani dell’Asch Building, un edificio di dieci
piani a Manhattan, non lasciò scampo alle operaie che lavoravano
confezionando camicette per la Triangle Shirtwais Co., un’azienda
tessile che sui tre piani aveva uno "sweat-shop", cioè uno di quei
laboratori in cui norme di sicurezza sul lavoro, paghe sindacali e igiene
erano del tutto ignorate. Quando il tragico rogo fu domato si contarono
146 vittime, di cui la stragrande maggioranza donne, quasi tutte di
nazionalità italiana o di origine ebraica. Le condizioni di sicurezza
inesistenti, l’impossibilità di usare le scale antincendio, gli scarti di
tessuto ammucchiati negli stanzoni e le pezze di stoffa pronte per essere
lavorate fornirono un ottimo combustibile
all’incendio, che trasformò i locali in una trappola infernale dalla
quale le operaie cercarono di fuggire lanciandosi dalle finestre. New
York rimase sconvolta da quella tragedia e proclamò un’adunata generale
dei lavoratori per seguire il corteo funebre di sette vittime non
identificate: in 120.000 sfilarono silenziosamente fino al cimitero di
Evergreen, dove le sfortunate donne vennero sepolte e non meno di
400.000 persone assistettero al corteo. Il processo per stabilire le
responsabilità dei proprietari della Triangle, iniziato il 4 dicembre del
1911 si concluse appena qualche giorno dopo con una sentenza di
assoluzione. Oltre a ciò la ditta ricevette da un pool di compagnie di
assicurazione un cospicuo risarcimento; i parenti delle vittime non si
arresero e intentarono 23 cause individuali di risarcimento. Tre anni
dopo la giustizia riconobbe un indennizzo di 75$ per ogni donna!

In questo modo, tra alterne vicende, ed una verità storica in buona parte
ancora da svelare, la data dell’8 marzo si è diffusa a tappe alterne fino
a diventare un appuntamento consumista e di costume, che in quanto tale
perde per strada l’originale significato, aggravato in questo caso anche
dalla imprecisione delle origini storiche.

Sta di fatto che in ogni caso l’8 marzo rimane comunque e sempre una
giornata più di lutto che di lotta, ma non senz’altro di festa. E che la
mimosa, pur c’entrando poco anch’essa, è un fiore bellissimo. E a noi
donne resta ancora tanto da fare.

(preso e composto dalla redazione un po’ di qua e un po’la)


http://www.lottadiclasse.it/

Organo periodico mensile dell'Unione Sindacale Italiana sezione
dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori fondato nel 1915 da
Armando Borghi




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