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(it) Lenin e il leninismo: guide del proletariato mondiale? (pt, fr)

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Date Mon, 29 Mar 2004 14:15:51 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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In tutti i paesi, e particolarmente negli stati che formano l'Unione
delle repubbliche sovietiche, si alza un clamore selvaggio, insensato:
"Lenin è la guida dei lavoratori di tutti i paesi, egli ha edificato una
teoria da essi utilizzabile ed ha mostrato quale sia il vero
cammino della liberazione vittoriosa, etc.".

Ovvero, nel paese medesimo dove i boia bianchi e rossi, nell'interesse
dei loro partiti, hanno decapitato l'incomparabilmente grande
rivoluzione russa - la liberatrice dei lavoratori - e attualmente
dirottano le masse laboriose dalla loro vera meta; proprio là si è
perduta la fiducia in sé stessi, nella forza creatrice dell'azione
spontanea per l'organizzazione della nuova società. E quest'evento si è
prodotto in un paese in cui è scoppiata questa grande rivoluzione e dove
essa è finita così prematuramente (ben prima d'aver conseguito il suo
pieno sviluppo) nonostante l'entusiasmo di cui - Lenin ed i
bolscevichi esclusi - le masse lavoratrice erano animate.

Alle sopra citate sciocchezze (ma per i partiti bolscevichi degli altri
paesi sono invece affermazioni di grande importanza) - che non sono
affatto degli scherzi, ahimè, ma piuttosto il marchio di una criminale
irresponsabilità - fanno eco le urla dei partigiani di Lenin nei paesi
esteri. Come conseguenza, queste affermazioni sono accettate come vere
anche da coloro che non sono partigiani di Lenin, gli uomini-schiavi di
cui l'intelligenza, la forza, la volontà sono in mano al capitale
abietto e maniaco. Molti dunque, si ingannano e ingannano gli altri, si
sgolano a gridare: "Lenin è la guida del Proletariato di tutti i paesi,
egli ci ha donato la teoria della liberazione, egli ci ha mostrato la via
della vera liberazione".

È inconcepibile che il borghese Lenin sia la guida del proletariato
mondiale. Questa pretesa ci sembra ingiustificabile, senza fondamento, a
noi contadini rivoluzionari, che abbiamo superato tutte le tappe della
rivoluzione russa ed abbiamo fatto l'esperienza del "leninismo".
Collocare Lenin su un piedistallo in questa veste è una derisione che
prova unicamente la debolezza di spirito di coloro che si sforzano
d'attribuire a quest'uomo la direzione del proletariato, mentre in realtà
egli non si trovava nemmeno nel paese durante la grande
rivoluzione russa. L'assassinio di quest'ultima non ha avuto luogo se non
grazie all'infantile ingenuità del popolo., e più ancora a causa delle
baionette dei mercenari che, nella loro cecità, si vendettero al partito
leninista.

A nostro avviso, mettere Lenin sul piedistallo in qualità di " guida di
tutti i lavoratori del mondo " non è altro, né più né meno, che una
cattiva e criminale farsa nei confronti dell'umanità ingannata e
oppressa, ancora abbastanza accecata da attribuire a queste sciocchezze
un valore definitivo e specifico.

Il partito socialdemocratico bolscevico, che erroneamente si denomina
comunista, ed il cui sostegno spirituale fu il borghese Lenin (Ulianov
Lenin), colui che fino alla morte satura la grande rivoluzione russa
della sua ignoranza scientifica e del suo vuoto marxo-leninismo; questo
partito agisce allo stesso modo della Borghesia verso i lavoratori, cioè
a dire vuole unicamente e semplicemente degli schiavi fedeli.

Da Marx a Lenin, e dopo la loro scomparsa, questo partito ha sempre
voluto essere l'educatore di tutta l'umanità lavoratrice, a carico di
quelli che lavorano.: esso non si rende nemmeno conto che è un
educatore intruso, gesuitico, che si sforza di condurre le masse
oppresse sotto un preteso vessillo di liberazione, mentre
irresponsabilmente le smarrisce con una vittoria apparente sulla
schiavitù economica, politica, psichica. In realtà, esso non persegue
che una riforma della schiavitù dell'umanità. Ha sufficientemente
dimostrato attraverso le sue azioni durante la gr5ande rivoluzione russa,
di saper essere un eccellente boia; un boia non soltanto di coloro che in
periodo di lotta e fra gli uomini rappresentano un
elemento malsano e corrotto, ma anche di coloro i cui impulsi sono sani,
puri e belli, che si aprono nobilmente un libero sentiero, che lavorano
allo sviluppo di tutte le forze creatrici per il bene
dell'insieme sociale.

Questo partito si è dimostrato un malvagio educatore, principalmente un
educatore nocivo.

I fenomeni che hanno rimarcato in modo particolare il partito leninista
russo possono essere del pari osservati negli altri paesi. Questo
semplice fatto a titolo d'esempio: noi vediamo i comunisti marciare in
ranghi nelle strade, bastone in mano e randello di caucciù dissimulato.
Da questa constatazione insignificante noi possiamo concludere che il
movimento bolscevico, durante la rivoluzione russa, aveva un carattere
più demolitore che rivoluzionario (negli altri paesi rivela lo stesso
carattere).

Il bolscevismo leninista comporta in sé idee malsane in base a cui i
lavoratori del mondo non saprebbero assumersi, in nessun caso, alcuna
responsabilità. Questo, a volte, viene riconosciuto anche tra i ranghi
del partito leninista, ma sempre confusamente. Esistono ancora milioni di
lavoratori che, sotto l'influenza del partito, si immaginano di essere
chiamati a dirigere il destino dell'umanità, invece di pensare ad
un'unione libera e fraterna con i contadini poveri; avvelena i
lavoratori - che durante la loro vita non hanno mai sentito e pensato se
non come schiavi salariati, dipendenti - questo pensiero criminale per
cui, adesso, gli schiavi decidono la sorte degli altri,
tranquillizza i loro cuori. "Ah! Il tempo aggiusterà tutto". È su
queste parole di speranza e d'attesa che riposano i più evidenti
attentati del partito a danno della classe lavoratrice, al prezzo del sua
sangue e della sua vita. Si è celato ai lavoratori, si è loro
mascherato, il crimine commesso verso la rivoluzione e le folle
rivoluzionarie che con tutto il loro ardore si sforzavano di condurre la
rivoluzione a buon fine distruggendo, una volta per tutte, la
schiavitù e liberandosi dalla catene dello sfruttamento.

È comprensibile che il partito socialdemocratico dei comunisti
bolscevichi, i quali perseguono i loro scopi nella vita privata e
pubblica, attribuisca una grande importanza al fatto che Lenin sia
elevato al rango di capo mondiale di tutti i lavoratori; di modo che il
suo nome costituisca un legame tra il proletariato di tutti i paesi ed il
loro partito. La dedizione di Lenin all'interesse del suo partito, il suo
ardore personale sono davvero considerevoli. Un partito che porta il suo
nome considera suo dovere rendergli onore. E gli rende omaggio perché ne
ha bisogno come insegna...

Ma cos'ha in comune il bolscevismo leninista con le speranze ardenti
dell'umanità sfruttata ed a corto di forze? Il bolscevismo che nella
pratica sfocia nel diritto di dominazione dell'uomo sull'uomo e che sarà
riconosciuto, da chiunque rifletta, come detestabile e criminale?

Il borghese Lenin con il suo panbolscevismo, lui e tutto il suo
partito, volendo asservire alla sua volontà con la forza la massa dei
lavoratori, è tanto lontano dalle mete elevate di una vera liberazione
quanto le istituzioni della Chiesa e dello Stato, quali noi le vediamo.

Attualmente questa confusione di idee sembra misteriosa, ma si deve solo
rileggere, ad occhi aperti, gli ultimi scritti di Lenin che,
secondo l'opinione stessa dei bolscevichi, ne sono il testamento. In un
rapporto presentato al Comitato di Mosca del Partito comunista russo,
il 10m gennaio di quest'anno (Isvestia del 14 gennaio 1925), Kamenev
comunica le ferree istruzioni in base su cosa si deve dire di Lenin
quando verranno fatte domande, e ricorda questo testamento
dell'assente.

L'assunzione di Lenin nelle altezze celesti da cui egli discende verso di
noi quale guida mondiale del proletariato esige che diciamo due parole su
questo soggetto. Dunque, nel testamento citato da Kamenev, Lenin dice:
"Noi dobbiamo edificare uno Stato dove gli operai
conserveranno la supremazia su tutta la classe dei contadini"(1). Che
voleva dire qui la "guida mondiale del proletariato"? Che gli operai che
aderiscono al partito leninista non dovrebbero mai pensare di
costruire una nuova società in collaborazione con la classe contadina? O
che egli voleva assoggettare quest'ultima al dominio della sua
inconcepibile Dittatura operaio/bolscevica? Ed all'edificazione di un
tale stato - in cui l'operaio ha il diritto di mettere sotto tutela tutta
la classe contadina - molto abilmente era legata per Lenin l'idea
dell'elettrificazione delle campagne. Se la classe operaia vuole dare
seguito a quest'idea, i più grandi progressi sono possibili e si crea la
grande industria. "Attraverso ciò" continua la pretesa guida
mondiale di tutti i lavoratori "sarà assicurata la rapida
trasformazione degli affamati cavalli dei contadini in potenti corsieri -
noi svilupperemo certamente una grande industria meccanica,
elettrificata" ed aggiunge "noi siamo quindi sicuri di restare al
potere".

Non è il caso qui di discutere la questione della trasformazione dei
piccoli cavalli in grandi aratri meccanici. Noi crediamo fermamente alla
forza creatrice dei lavoratori e siamo convinti che se essi
espropriano realmente la classe borghese di tutti i mezzi di
produzione, del suolo e della proprietà fondiaria, allora sapranno ben
riorganizzare la loro vita e tutte le loro relazioni economiche ed
individuali. Una tutela dittatoriale sui contadini da parte di "operai"
come Lenin, Kamenev, Zinovev, Trotsky, Dzershinsky, Kalinin e tanti
altri, si dimostrata, nell'applicazione, impotente. Essi non sono
riusciti a produrre che partiti, compromessi, deviazioni, arretramento
dal bolscevismo al fascismo (il terrorismo politico dei bolscevichi verso
le idee rivoluzionarie ed i loro difensori non differisce in nulla dal
terrorismo fascista).

Quando Lenin incita le masse ad edificare uno Stato in cui gli operai
abbiano la supremazia sui contadini, attenta all'idea di una libera
comunità di lavoro fra essi; egli spinge la rivoluzione russa ad una
situazione tale che i lavoratori oppressi rendono l'ultimo respiro. Essi
sarebbero stati letteralmente soffocati e non avrebbero avuto la libertà
condizionale di cui "godono" oggi nell'unione delle repubbliche
sovietiche se i contadini avessero opposto la loro propria autorità a
quella della classe operaia.

Per fortuna i contadini della Russia e dell'Ucraina non hanno la benché
minima fede in Karl Marx; essi sanno assai bene che ogni violenza,
qualunque nome essa porti, è criminale e volgare. Il contadino russo non
si è mai sentito attirare dalla violenza, e l'ha sempre maledetta. Ha
sacrificato la sua libertà, se non la vita, per proteggere il
"governo degli operai" contro gli attacchi della borghesia, poiché
credeva essere l'operaio nel suo intimo estraneo ad ogni dispotismo, e
che egli l'avrebbe aiutato a scacciare la servitù dalle sue fila. In
luogo di questo, operai e contadini hanno subito gli uni e gli altri una
nuova dominazione.

La questione che ora ci si pone è questa: parlare dell'edificazione di
uno stato in cui una componente popolare ne domina un'altra - rientra
nell'atteggiamento di una Guida mondiale del Proletariato? O piuttosto fa
parte del linguaggio da capo di un gruppo di uomini che si sono dati come
meta, sotto un falso vessillo di liberazione reale dal
Capitalismo, il perseguimento di una riforma del sistema capitalista,
grazie agli sforzi dei lavoratori ed a loro spese?

Noi affermiamo che un uomo di nome Lenin ha parlato in questo secondo
senso - che ha parlato come rappresentante del partito bolscevico che, se
vuole essere imparentato con i lavoratori del mondo, non conosce rapporti
di familiarità con le masse se non a condizione de
considerarle come un mezzo per conseguire, senza difficoltà, la meta a
cui tende come partito.

Fortunatamente i lavoratori del mondo non hanno detto la loro ultima
parola: accetteranno, liberandosi da un'autorità, di mettersi poi sotto
il giogo di una nuova costrizione, dispotica, più raffinata, tanto
crudele (se non di più) quanto quella che vorrebbero scuotere? I
lavoratori del mondo sanno a sufficienza che il loro compito sacro è
quello di ridurre a nulla questa nuova violenza, al pari di tutte le
altre.

Vivere fraternamente, liberati da ogni dipendenza e soggezione servile -
ecco tutto l'ideale dell'Anarchismo, che la natura sana dell'uomo
implica. Il borghese Lenin e il suo partito bolscevico hanno sempre
combattuto questo ideale elevato. Con le baionette, lo strangolamento,
con le persecuzioni a cui sono stati esposti i portatori di questo
ideale, i leninisti si sono sforzati di sporcarlo, di snaturarlo agli
occhi delle masse. Al suo posto hanno cercato di far trionfare, grazie
alla forza delle armi - prima tra gli operai, ed attraverso di loro
nell'umanità intera - un ideale di omicidio continuo, di violenza
brutale, d'avventure politiche.

Dopo questo, definire Lenin "la Guida mondiale del Proletariato" non è
una derisione? Sì, è uno scherzo sinistro e criminale verso l'umanità
sfruttata, ingannata, asservita.

Svezia, fine del maggio 1925

Nestor Makhno


(1) Wir müssen einen Staat aufbauen, in welchem die Arbeiter die
Oberhand über die ganze Bauernschaft behalten.


[Articolo pubblicato ne l'en dehors, 31 agosto, 1925 . La traduzione è di
Pierfrancesco Zarcone.]





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