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(it) Umanità Nova n.10: Spagna - La guerra è vostra, i morti sono nostri

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Date Thu, 25 Mar 2004 11:02:23 +0100 (CET)


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Più di duecento morti, circa 1500 feriti, una metropoli sconvolta, uno
choc generale. E le vittime sono gente comune, lavoratori e studenti
pendolari. Quelli che si alzano presto la mattina e che non hanno
privilegi né complicità con gli apparati militari o repressivi. Gente di
tredici nazionalità, molti immigrati che speravano di trovare una
sopravvivenza decente nella capitale spagnola. E quanti compagni sono
passati sui quei treni pochi minuti prima... Una strage che cambia il
corso della storia. I morti assassinati dell'11 marzo a Madrid portano un
profondo cambiamento nella situazione spagnola, europea, mondiale. Le
radici del massacro madrileno affondano, oltre che nella guerra in Iraq a
cui sta partecipando in prima fila l'esercito spagnolo, in un conflitto
plurisecolare che è evocato dagli autori della rivendicazione con
l'etichetta di "crociato". Sembra che il tempo non sia mai passato da
quando orde di fanatici cristiani si lanciarono a "liberare il Sacro
Sepolcro", dal secolo XI in poi, e prepararono imprese sanguinarie a
danno delle popolazioni arabe e del Mediterraneo orientale. Il
comunicato della sezione saudita di Al Qaeda sembra uscito da un
sermone anticristiano di un millennio fa, magari da una mezquita dei
tempi della Riconquista, cioè dell'invasione della Spagna araba e
musulmana da parte dei regni barbari e pastorali del Nord.

Da parte sua Al Qaeda ricorda cose ovvie e scontate: chi semina vento
raccoglie tempesta. Ricorda che si stanno uccidendo bambini, donne,
anziani in vari paesi occupati da truppe occidentali e che ora non
bisogna meravigliarsi se la guerra e i massacri vengono portati nel cuore
delle città europee. È una logica, quella del taglione e della vendetta,
che prescinde dal considerare se le vittime delle azioni terroristiche e
di rappresaglia siano responsabili o meno degli
attacchi condotti dagli eserciti occidentali. In questo senso avrebbe un
fondamento la comparazione del massacro di Madrid con altri atti
perpetrati dagli Stati attraverso le guerre e le violenze contro i civili
attraverso i bombardamenti di città e villaggi.
Il terribile messaggio della centrale della lotta religiosa e politica
che fa capo al gruppo fondamentalista è che non esistono confini tra i
civili e i militari, che la guerra è dappertutto, che ogni mezzo è lecito
per terrorizzare i popoli. Non a caso si invitano "i popoli alleati
dell'America" a "fare pressioni sui propri governi affinché si ritirino
subito dall'alleanza con gli americani". È questo l'obiettivo che Al
Qaeda si propone di raggiungere anche con la strage di Madrid. In questa
visione cinica, ma non disperata, essa assomiglia molto ai servizi
segreti ai quali siamo abituati nel civile mondo occidentale, di cui, non
a caso, il signor Osama bin Laden è stato un allievo
attento e prediletto quando serviva nella lotta antisovietica in
Afganistan.

Gli osservatori reazionari d'Europa potrebbero affermare che il rifiuto
della guerra in Iraq, e soprattutto dei contraccolpi terroristici che ha
rovesciato tutte le previsioni elettorali in Spagna, va nello stesso
senso delle richieste di Al Qaeda. Essi dovrebbero però dimostrare che la
forsennata "guerra al terrorismo", scatenata per aumentare
l'egemonia degli USA nel Medio Oriente petrolifero, non abbia favorito le
simpatie antiamericane nelle popolazioni colpite e quindi anche il
reclutamento di nuovi aderenti alle fila del fondamentalismo islamico. La
questione fondamentale che pochi hanno presente è che il terrorismo di
Stato, detto anche guerra, e quello fondamentalista islamico sono
complementari e coincidenti nelle strategia e nei valori disumani di
riferimento.

Gli alleati degli USA, a tutti i livelli, danno per scontato che la
risposta statunitense all'11 settembre dovrebbe costituire un modello da
imporre in tutto il mondo. L'attacco contro le Torri Gemelle ha
giustificato due guerre, la riduzione dei diritti civili,
l'eliminazione di buona parte del diritto internazionale, il lager di
Guantanamo, l'aumento vertiginoso delle spese militari e poliziesche e
tante altre misure repressive.

In Spagna le conseguenze sono state diverse. Questo era il paese dove
l'opposizione alla guerra in Iraq ha raggiunto livelli più elevati. Non a
caso Blair temeva che Aznar si ritirasse dall'impegno militare
diretto e quindi lo faceva controllare dai suoi servizi segreti (a
proposito di lealtà fra alleati!). Per mesi nelle città spagnole vi era
stata una specie di "insurrezione nonviolenta" che invadeva le strade
coinvolgendo una quantità inedita di persone unite dalla protesta
antibellica.

Nel caso italiano, per vari aspetti simile, il governo aveva cercato di
recuperare il consenso perso usando in modo spregiudicato i militari
uccisi a Nassiriya e opponendo la mobilitazione del "popolo
patriottico" a quella del "popolo pacifista". E i risultati non gli sono
stati, nel complesso, sfavorevoli. Si è aperta la strada alla solita, ma
mai obsoleta, unione-nazionale-in-nome-della-comune-identità alla quale
non volevano restare esclusi gli opportunisti di sinistra e di centro.

In Spagna invece Aznar ha voluto giocare una carta troppo abusata e
sporca e da subito ha attribuito la responsabilità della strage di Madrid
all'ETA non considerando assolutamente la possibilità
dell'effetto boomerang. In un certo senso voleva stravincere superando di
slancio la prevista vittoria elettorale con la maggioranza relativa e
puntando direttamente su una schiacciante maggioranza assoluta. A questo
scopo ha spinto verso massicce manifestazioni di piazza contro il
terrorismo dell'ETA ignorando dichiarazioni di forze indipendentiste
basche che escludevano questa matrice e una serie di elementi storici che
dimostravano che l'ETA aveva, quasi sempre, evitato vittime
estranee. Il primo passo sembrava redditizio con enormi masse di
milioni di persone (si sono valutate in 11 milioni su una popolazione di
40 milioni), con molte bandiere nazionali spagnoliste, con cartelli
contro l'ETA, con una gestione mediatica dell'evento associata al
dolore ufficiale e a facce formalmente tristi che annunciavano la
sospensione della campagna elettorale (che, in realtà, continuava con
altre forme).

Il giorno dopo, man mano che la pista di Al Qaeda emergeva in modo
incontrollabile (e la caduta delle Borse valori lo aveva subito
rivelato), migliaia di cittadini violavano la consegna ipocrita della
"giornata di riflessione" e protestavano contro l'inganno e la
manipolazione sotto le sedi principali del PP. Era un evidente segnale di
una svolta nell'opinione pubblica. Il clima di isteria governativa contro
il terrorismo basco mieteva anche delle vittime (almeno due morti nei
paesi Baschi) per mano di singoli poliziotti (un negoziante freddato
perché non aveva voluto esporre un cartello anti ETA) o della polizia
come istituzione che scioglie violentemente manifestazioni non
autorizzate.

Di ora in ora sono apparsi sempre più chiari l'inganno del potere, la
menzogna strumentale, la manovra spregiudicata. Forse è stata questa
sensazione insopportabile che ha spinto ad una forma di protesta
residua che mantiene l'illusione di contare: il voto.

Le percentuali di votanti sono aumentate del 7%, invertendo la tendenza
alla riduzione, e molta gente della sinistra astensionista e delusa dagli
ambigui leader (e con tante ragioni!) ha fatto la scelta del male minore
e ha accettato di opporsi in questo modo alla provocatoria
manovra di Aznar e soci. Ne sono sintomi evidenti l'aumento dei voti al
PSOE, l'unico in grado di battere il PP, la riduzione di voti
"inutili"all'Izquierda Unida, il balzo avanti di una formazione
alquanto originale come Esquerra Republicana de Catalunya.
Quest'ultima, che ha una storia di intesa e di rivalità con la potente
CNT degli anni Trenta, si è presentata sulla scena come sostenitrice
della via del dialogo per superare la lotta armata dell'ETA ed è
l'unica a dichiararsi apertamente antimonarchica.

Da un punto di vista antistatale e "antipolitico" questo terremoto
formale del quadro spagnolo va valutato con diffidenza e scetticismo,
doti assai utili per non cadere da una trappola all'altra. Ugualmente va
rilevato che, nel volgere di pochi giorni, un regime solido e
tronfio come quello di Aznar è stato sconfitto, le minacce del
fondamentalismo islamico sono dati di fatto, la reazione del popolo
spagnolo, con tutti i suoi limiti, ha portato un dato di novità e di
potenziale evoluzione positiva. Molto dipenderà dalla volontà, in
Spagna e in Europa, a non smettere la mobilitazione contro la guerra e il
terrore, di Stato o di religione.

Claudio Venza


Umanità Nova, numero 10 del 21 marzo 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne




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