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(it) ponte: MA NOI NON CI SAREMO

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 19 Mar 2004 15:37:49 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Da: ponte <ponte@ecn.org>

Tutti i governi, con una sfacciataggine sorprendente, hanno sempre
affermato a affermano che i preparativi militari e le guerre stesse sono
necessarie per mantenere la pace (L.Tolstoj)
La guerra anche se mascherata da missione di pace, con o senza avvallo
ONU, è necessaria alla società del dominio e dello sfruttamento. Per
questo diciamo il nostro irreversibile NO ALLA GUERRA che è sempre
ingiusta perché è una guerra, perché come tale non fa altro che
riprodurre oppressione e sfruttamento.
Guerra, interventismo militare, patriottismo, neocolonialismo, sono tutte
forme della società del dominio. Esiste infatti un legame
indissolubile tra guerra e
sfruttamento.
Ci pare che la manifestazione del 20 non dica abbastanza forte queste
cose, lasciando spazio aperto a furbesche manovre elettorali di chi è
complice in parlamento e nel paese di questo progetto neocolonialista.

E' passato un anno dall'invasione dell'iraq: milioni di persone scesero
in piazza per protestare contro quella che era, visibilmente, una guerra
neocoloniale malamente camuffata da "guerra contro il terrorismo" e
giustificata dal presunto possesso da parte dell'iraq di armi di
distruzione di massa.

Un anno dopo possiamo dire che questi pretesti si sono rivelati essere
tali: di armi di distruzione di massa nemmeno l'ombra, e in quanto al
terrorismo, pare che non sia mai stato così bene come ora. D'altro canto
non c'è da stupirsene, cosa c'è di più terroristico della guerra? E come
si fa seriamente a pensare che si possa combattere il terrore con un
terrore ancora più grande?

La guerra ufficiale ha lasciato spazio all'occupazione militare, che non
è altro che la prosecuzione della guerra, e neanche con altri mezzi;
uccisione quotidiana di civili, rastrellamenti, bombardamenti, arresti
illegali, torture psicologiche e fisiche sui prigionieri: tuto questo è
l'occupazione statunitense. In Irak ma anche in Afganistan.
A ciò non poteva non corrispondere il sorgere e intensificarsi
di una resistenza autoctona, inizialmente legata al defunto regime, ma
poi sempre più evidentemente indipendente e formati da gruppi di varia
estrazione politica, etnica e religiosa, tutti uniti dall'opposizione
contro l'invasore.

L'occupazione a cui partecipano anche i militari italiani viene oggi
giustificata anche da parte di chi si diceva contrario alla guerra e
"pacifista" con la necessità di ricostruire l'iraq e stabilizzarlo. In
realtà ci si dimentica che bisogna ricostruire l'iraq soltanto perché
qualcuno lo ha precendentemente distrutto proprio per poterlo ricostruire
e intascare la differenza.

Ci si dimentica che, se la motivazione delle armi di distruzione era
falsa, era vero invece l'interesse per le risorse petrolifere del paese,
che infatti sono controllate (grazie all'ONU) da USA e GB.
Condannare la guerra e non condannare l'occupazione e ritenerla legittima
se avvallata dall'ONU, è un pò come condannare un rapimento e poi
chiedere una più equa distribuzione del bottino.

Ci si dimentica che il sempre maggiore interventismo nel mondo cosidetto
occidentale, anche se mascherato da "missione di pace", "interventismo
democratico" e via delirando, è motivato dalla necessità di controllare
le risorse, far ripartire l'economia attraverso il business di guerra,
controllare i mercati emergenti, imporre la propria egemonia, ed è un
tassello fondamentale della cosidetta economia globalizzata.

Ci si dimentica che il corollario dell'interventismo è necessariamente il
militarismo: questo significa militarizzazione crescente della società,
aumento del peso politico delle lobby militari affaristiche, diminuzione
dei diritti e delle libertà interne.
Infatti, se bisogna essere uniti contro il nemico esterno che per giunta
viene chiamato terrorista, negandogli così ogni umanità e motivazione, è
evidente che chi non aderisce a questo modello sia ritenuto un alleato,
magari inconsapevole del nemico

Questa militarizzazione crescente della società viene mascherata come da
copione dal patriottismo, magari in salsa buonista, che esalta non più il
soldato conquistatore, ma il distributore di cioccolatini....

Questo patriottismo con il solito mito dell'italiano "brava gente", porta
alla riabilitazione dei "ragazzi di Salò" che ammazzavano e torturavano
in quanto alleati dei nazisti, ma siccome lo facevano per la "patria"
questo diviene accettabile.

E' per noi evidente il legame tra guerra esterna e attacco ai diritti
sociali anche se mascherata da una "democratica" accettazione della
globalizzazione e delle sue regole inumane.

La manifestazione del 20 non dice con abbastanza chiarezza queste
cose, per noi basilari, e ci sono evidenti le manovre di quanti, pur
avendo costellato la propria azione politica di se e di ma, e perfino
condannato le azioni di disobbedienza alla guerra (come il blocco dei
treni della morte) hanno fiutato l'aria di elezioni e vogliono
approfittare della ghiotta occasione per fare del movimento della
pace un sol boccone.

Riteniamo che sia urgente invece un azione meno spettacolare e ad uso dei
massmedia, ma più radicata sul territorio ,perché la guerra è ormai nel
quotidiano di ogni singolo abitante del pianeta.



Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa




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