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(it) Umanità Nova n.9: Le origini dell'ascesa al potere di Vladimir Putin

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Date Fri, 19 Mar 2004 10:58:09 +0100 (CET)


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Cecenia: un'area strategica per russi e americani

Secondo le teorie geopolitiche tornate in auge dopo la caduta
dell'Unione sovietica, chi domina "il cuore della terra, domina il mondo"
e il "cuore delle terra" è costituito dall'heartland, dal quale passano
le risorse. L'heartland, oggi, è una vasta area che va dal Golfo Persico
alla Siberia, passando per le ex repubbliche sovietiche, nel cui
sottosuolo sono contenuti oltre i due terzi delle riserve di idrocarburi
del globo. Questo è lo spazio geografico e politico della partita che si
gioca tra Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa: uno
scenario che sarebbe incompleto senza considerare le saldature
storiche, geografiche ed economiche ai Balcani e al Mediterraneo,
crocevia e punti di passaggio essenziali. In questa ottica il Caucaso è
considerato la cerniera fra l'Europa e l'Asia. Dentro e attorno a
questa regione si sta dunque svolgendo una durissima lotta fra russi,
americani, europei e cinesi che si contendono il suo controllo sulla
pelle delle sciagurate popolazioni locali. Il Caucaso si affaccia sul Mar
Caspio, recentemente definito uno dei principali serbatoi di
petrolio e gas sul quale si sono addensate le attenzioni delle major
petrolifere, ENI compresa, in alleanza con i rispettivi Stati. Così il
Caucaso è divenuto importante perché attraversato da oleodotti e
gasdotti che portano petrolio e gas nel Mar Nero o nel Mediterraneo,
attraversando la Russia o, come vorrebbero gli anglo-americani,
escludendola. All'interno di questo scontro, a Mosca non vengono
contemplate soluzioni che possano diminuire il controllo sul Caucaso
settentrionale, Cecenia e Inguscezia, per il semplice motivo che queste
repubbliche sono attraversate da gasdotti e oleodotti che portano
petrolio e gas al porto russo di Novissirisk. Dietro i sorrisi di
facciata ai summit e le alleanze "antiterrorismo globale" più o meno di
comodo, la strategia russa e quella americana nella regione sono
alternative: o vince l'una o vince l'altra. Putin lo sa bene e manovra
sullo scacchiere caucasico per evitare di rimanerne escluso a favore
degli americani.

D'altronde le vicende politiche di Vladimir Putin sono strettamente
legate a quelle del conflitto caucasico. Nel 1999 questo allora
illustre sconosciuto utilizzò la ripresa della guerra per farsi
eleggere presidente della Repubblica. Erano tempi duri per la classe
dominante russa e per i suoi sponsor occidentali, americani in testa.
Boris Eltsin non era più presentabile, con i suoi scandali svizzeri e la
sua corte di servi indecenti. E così fu deciso, prima di tutto a
Washington, che doveva andarsene. Ma non c'era un successore "di
grido". Inventarono Vladimir Putin, il "Signor Nessuno". E per fare
trionfare in un'elezione un Signor Nessuno cosa c'è di meglio di una
piccola guerra vittoriosa di una grande potenza frustrata contro un
piccolo popolo guidato da una banda di ambiziosi nazionalisti islamici?
Così cominciò la seconda guerra cecena: con un attacco molto strano,
fatto dal territorio ceceno contro il vicino Daghestan e guidato da un
certo, allora poco noto, Shamil Basaev. Attacco sventato,
controffensiva russa, e poi conquista graduale del territorio dell'ex
repubblica russa di Cecenia fino a Grozny. Basaev, dopo aver fatto ciò
che gli era stato comandato, sparì per mesi. Ma qualcuno ricordò che
Basaev era stato un agente dei servizi segreti militari russi nel corso
di un'altra guerra caucasica, quella di Abkhazia, territorio
secessionista dalla Georgia. E allora molte cose diventarono più chiare e
molti ipotizzarono che la guerra fosse stata preparata a tavolino, a
Mosca. Come molti ipotizzarono che dietro le bombe che provocarono nel
giro di pochi giorni oltre 300 morti a Mosca ci fossero i servizi
segreti russi. Quando cominciò la seconda guerra cecena, era il 24
settembre 1999, il generale Michaylov dichiarò che "Mosca prenderà la
Cecenia in un mese in modo che gli europei non se accorgano nemmeno", ma
la guerra si dimostrò tutt'altro che rapida... Promettendo di
vincere in modo sbrigativo la guerra, il "Signor nessuno", che il 31
dicembre 1999 aveva sostituito il dimissionario Eltsin, diventò nel marzo
2000 presidente con una maggioranza straripante. Ma la guerra dura
ancora...

A. Ruberti


da Umanità Nova, numero 9 del 14 marzo 2004, Anno 84
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