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(it) Umanità Nova n.7: Genova 2001 - La resa dei conti?

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Thu, 4 Mar 2004 13:44:40 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Il prossimo 2 marzo si aprirà il processo contro 26 persone accusate di
reati che sarebbero stati commessi in occasione delle manifestazioni
contro il G8 del 2001 a Genova. Gli imputati, alcuni dei quali già hanno
già subito il carcere ed altre misure restrittive della libertà
personale, sarebbero colpevoli - tra gli altri - anche dei reati di
saccheggio e devastazione per i quali il Codice Penale fascista ancora
vigente prevede pene pesanti.

Nei giorni scorsi è arrivata anche la decisione del Comune di Genova di
costituirsi parte civile contro i colpevoli dei danni causati in quei
giorni, decisione già presa (ma era scontato) dai Ministeri
dell'Interno, della Difesa e della Giustizia e dalla presidenza del
consiglio. Il fatto ha provocato non pochi problemi nella Giunta di
centro-sinistra che governa la città con l'appoggio di Rifondazione, a
causa del voto favorevole dei due assessori del Prc e della successiva
richiesta di dimissioni arrivata dai vertici del partito nei loro
confronti. Da giorni sui quotidiani, locali e nazionali, si continua a
scrivere di una possibile crisi della Giunta.

Da parte sua il Sindaco ha sostenuto che quello del Comune è un "atto
dovuto" e che non riguarda i "danni morali", ma solo quelli
"materiali". Da quei giorni di luglio i fatti di Genova continuano ad
essere minimizzati o esagerati a seconda del momento e della
convenienza.

Per esempio, il medesimo Sindaco, qualche settimana dopo i fatti,
affermava: "Per la nostra città, dicevo all'inizio, i danni di tipo
materiale sono parecchio limitati e credo che, se fossero stati solo
quelli, probabilmente anche questa indagine non sarebbe stata
deliberata. I danni che noi abbiamo subito penso siano danni non solo
nostri ma di tutta la collettività nazionale, sono danni morali, per le
violenze che abbiamo visto, per la morte di persone, (...)"
E, ancora due mesi dopo, questa dichiarazione tesa a minimizzare
l'accaduto veniva mantenuta, se non addirittura rinforzata: "Per fare un
esempio: le trecento auto distrutte sono ventisette.".

Il quadro che veniva dato era insomma quello di danni "materiali" tutto
sommato limitati, ma di grossi danni "morali", esattamente il contrario
di quanto invece sostenuto oggi.

Ma non è certo la maggiore o minore entità reale dei danni a portare in
giudizio poco più di due dozzine di persone che, se fosse vero quanto
affermato da rappresentanti del Governo e cioè che i
devastatori-saccheggiatori erano "una folla di circa 10.000 violenti",
sarebbero solo dei comodi capri espiatori.

D'altra parte un così ridotto numero di "colpevoli" sembrerebbe
confermare le tesi sostenute, all'epoca, dai servizi: "Le relazioni
riservate del SISDE del 19 e 20 luglio hanno dato conto di due distinte
riunioni degli esponenti che si richiamano ai black blockers (...). I
servizi informano che circa 300/500 militanti si sarebbero concentrati,
alle ore 12 in piazza Paolo Da Novi."

Ma non è finita qui, perché quasi contemporaneamente alla notizia della
costituzione di parte civile del Comune di Genova, è arrivata la
richiesta di rinvio a giudizio per 13 dei 20 indagati dalla
magistratura di Cosenza nell'inchiesta sul "Sud Ribelle". Anche in questo
caso le accuse sono pesanti: "cospirazione politica a mezzo di
associazione finalizzata ad attentare agli organi costituzionali in
occasione delle giornate del G8, nel luglio 2001 a Genova".
L'inchiesta, che persegue esclusivamente reati d'opinione - "A nessuno
dei predetti viene contestato il concorso materiale in episodi di
saccheggio e devastazione" - sembra fatta apposta per colpire quella
parte di movimento che non è stato possibile coinvolgere in altro modo
nell'inchiesta genovese.

Così, da una parte si processano i presunti devastatori "materiali" e
dall'altra si vorrebbero giudicare le "idee" che starebbero dietro agli
incidenti, quadrando così il cerchio.

Dopo l'assoluzione dell'assassino di Carlo Giuliani e il balletto di
responsabilità sui massacri operati da polizia e carabinieri, tutto
questo sembra un tentativo di chiudere i conti con le centinaia di
migliaia di persone confluite a Genova per protestare contro il G8.

Il teorema che spiega gli avvenimenti di quelle giornate e che accomuna
destra e sinistra è sempre lo stesso fin dall'inizio: del movimento
antiglobalizzazione fanno parte due anime delle quali una, la
maggioritaria, è pacifica, conciliante e dialoga con le istituzioni
(anche quando fa finta di disobbedirgli), mentre l'altra - minoritaria o
pericolosamente numerosa a secondo della convenienza - è invece
violenta, antagonista al potere costituito e, nei casi peggiori, anche
sospetta di connivenze terroristiche, come ci raccontano i periodici
Rapporti dei servizi.

Questo rende ancora più urgente richiamare l'attenzione di tutti
sull'importanza delle prossime scadenze di solidarietà con tutti gli
inquisiti che, visto l'aumento generalizzato della repressione
politico-poliziesca (vedi anche la recente ondata di perquisizioni),
rischiano di pagare un prezzo personale molto alto e che farebbe
segnare, in caso di una loro condanna, un punto a favore di tutti
coloro che vorrebbero ridurre al silenzio l'opposizione radicale.

Pepsy


Da "Umanità Nova" n. 7 del 29 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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