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(it) Umanità Nova n.7: A chi tocca - Perquisizioni in Lazio

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 3 Mar 2004 11:16:11 +0100 (CET)


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Viene quasi voglia di fare una rubrichetta fissa sul giornale e
chiamarla "A chi tocca", vista la cadenza ormai settimanale con cui ci
tocca denunciare montature repressive ai danni di compagni.

La notizia di questa settimana è quella di 40 perquisizioni ai danni di
compagni prevalentemente residenti nella provincia laziale. Un paio di
compagni abitano all'interno di centri occupati (Torre Maura e La
Marmitta) e la perquisizione delle loro stanze è stata la scusa per
controllare anche tutto il resto dell'occupazione.

L'intento persecutorio nei confronti degli indagati è testimoniato anche
dalle modalità delle perquisizioni, in alcuni casi effettuate anche a
casa dei genitori in cui i compagni non risiedevano più da anni, e dal
materiale sequestrato, tra cui alcune copie di Umanità Nova.

L'operazione era stata largamente annunciata. Il giorno precedente si era
tenuto un vertice tra i PM delle procure che si occupano degli anarchici
che era terminato con l'annuncio di arresti e perquisizioni per il giorno
successivo, tanto che alcuni giornali (come Il Manifesto) avevano
riportato la notizia. La mattina delle perquisizioni a Torre Maura sono
arrivati prima i giornalisti (con il seguito di operatori video) e poi i
poliziotti: con il risultato che per circa mezz'ora sembrava di stare
sulla passerella del festival di Sanremo in attesa della star.

Il motivo di tanto, voluto, clamore mediatico è da ricercare
nell'assoluta inconsistenza delle "prove" a carico dei compagni: la
ragione per cui sono stati inquisiti loro e non altri è per essere stati
identificati (o semplicemente riconosciuti) nel corso di
volantinaggi davanti a scuole e supermercati o nell'aver partecipato ad
una pacifica iniziativa di protesta sotto la sede del Corriere di
Viterbo per la disinformazione che questo giornale forniva sulla
vicenda degli arresti di Massimo e Tombolino.

Non si trattava, ovviamente, di volantinaggi clandestini fatti da
chissà che organizzazione criminale, ma da normali volantini di
propaganda firmati dai collettivi cui appartengono i compagni e da loro
distribuiti tranquillamente nei luoghi dove svolgono la propria
attività.

Il teorema è che, siccome nei volantini si inneggia alla rivolta e visto
che nella stessa zona sono stati compiuti attentati aventi le medesime
"finalità eversive", gli autori dei volantinaggi siano gli autori degli
attentati.

Che si voglia perseguire solo un reato d'opinione, seppur con accuse
pesantissime (agli indagati è stato contestato l'art. 270 bis del
codice penale), è dimostrato anche dalla presenza, tra i quaranta
indiziati, di compagni di diverse esperienze politiche, alcuni
dell'autonomia di classe, altri anarchici, altri semplici punk con il
solo difetto di risiedere in provincia di Viterbo e di essere stati
notati nel proprio paese da qualche carabiniere alla ricerca di
improbabili insurrezionalisti.

È tanto palese l'inconsistenza delle accuse che il GIP ha, in un
sussulto di dignità, negato i 21 arresti che gli erano stati chiesti
insieme alle 40 perquisizioni.

Quale sia il clima di persecuzione nei confronti degli anarchici della
provincia laziale lo rappresenta bene anche un'iniziativa della
questura di Frosinone che ha ingiunto al comune di Pontecorvo la
cancellazione di scritte anarchiche comparse nella cittadina. Le
scritte non erano particolari, né particolarmente truculente ("Né Dio né
stato", "Liberi tutti" etc.), ma evidentemente, quando si tratta di
anarchici, rientrano nelle competenze questurine anche le problematiche
relative all'arredo urbano.

È di tutta evidenza che il ministero dell'interno sta cercando di far
passare sui media l'equazione anarchici = terroristi, giustificando così
qualsiasi arbitrio.

La richiesta di leggi speciali contro gli anarchici serve a dare veste
legale ad abusi come quello compiuto con queste perquisizioni.

Temo purtroppo che, avvicinandoci alle elezioni, questo clima si
accentuerà, visto che siamo rimasti tra i pochi che alla falsa scelta tra
il lifting di Berlusconi ed i capelli tinti di Prodi seguitano a
praticare percorsi di reale liberazione sociale.

Fricche


Da "Umanità Nova" n. 7 del 29 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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