A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) A-Rivista Anarchica No.300: Sindacalismo e burocrazia (II)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sun, 6 Jun 2004 07:30:11 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Anomalia sindacale, di Cosimo Scarinzi
Caro Gino, se ti prendessi alla lettera e credessi che mi stai “ponendo
delle domande” mi preoccuperei un po’. Non mi troverei, infatti, troppo a
mio agio nel ruolo di dispensatore di buoni consigli e parole di conforto
ai compagni impegnati sul terreno della lotta di classe.
D’altro canto, senza che vi sia alcun disprezzo per la filosofia e per
l’estetica, sai bene che la mia principale attività è quella sindacale e
che ne vivo tutte le contraddizioni ma anche la ricchezza di
esperienze e di percorsi. In realtà, le tue domande sono già
affermazioni sin troppo chiare. Proverò a dirti la mia in maniera il più
schematico possibile.

Tu ti domandi come mai i compagni non guardino con maggior interesse
all’attuale percorso della FIOM. Vi è già un modo singolare di porre il
problema. Chi sono, infatti, i compagni? Non siamo forse io, tu ed altri
che esprimono posizioni e valutazioni a volte convergenti ed a volte
divergenti? E chi ci impedisce di ragionare sul percorso della FIOM? Io,
per parte mia, ne ragiono, mi è capitato di scriverne, guardo con
attenzione a quanto avviene in casa CGIL e non credo di essere il solo.

Detto ciò, sulla FIOM tu esprimi un giudizio politico ed io un altro ed
altri compagni ne avranno di ancora diversi. È su questo giudizio che
varrebbe la pena di misurarsi.

E se è di questo che parliamo, è evidente che quando affermo che la FIOM
esprime un’anomalia nel quadro sindacale istituzionale ma anche che
questa anomalia, nonostante i fatti di Melfi di questi giorni, non è
assolutamente antesignana di una rottura radicale con la
concertazione guardo a dei fatti precisi quali il comportamento del corpo
intermedio di questo sindacato nella conduzione delle vertenze aziendali,
comportamento assai meno radicale di quanto si possa
intendere leggendo gli interessanti interventi di Cremaschi.

Io ritengo, fra l’altro, che la pressione della maggioranza della CGIL,
per non parlare di CISL e UIL, sia arrivare a mettere in riga la
dirigenza giacobina della FIOM. Posso sbagliare, naturalmente, mi è già
capitato di sbagliare ma, per ragioni che non ho il tempo di
sviluppare, questo è il mio attuale convincimento.

Poniamo, però, che la CGIL nel suo insieme persegua in una svolta a
sinistra, già ampiamente rientrata, per la verità, che si è manifestata
con l’avvento della destra al governo.

Avremmo, in questo caso, un sindacato fortemente burocratizzato e
verticista ma “duro”.

Critica radicale

Tu fai rilevare che i lavoratori, non lo avrei immaginato, lavorano e che
è impensabile che dedichino in numero consistente il loro tempo libero
alla vita del sindacato. Ne sono sin troppo consapevole e te lo concedo
serenamente. Ma la scommessa che noi facciamo, quella che ci ha portato
alla critica radicale dello sfruttamento e del dominio statale, è proprio
quella che le persone normali, non qualche superuomo
anarchico, possano sviluppare pratiche sociali volte alla propria
emancipazione e che solo sviluppandole possano cambiare, in misura
maggiore o minore, la situazione presente.

Questa posizione è straordinariamente impopolare al momento e
sostenendola finiamo per trovarci in minoranza ed essere in minoranza,
per chi non abbia attitudini élitiste, e io non ne coltivo, non è
gradevole. D’altro canto se, per essere in accordo con la maggioranza,
dovessi entrare in disaccordo con me stesso non ne avrei gran
giovamento.

Liquidare, quindi, la questione della burocrazia come una necessità è
certamente ragionevole ma di una ragionevolezza che rischia di essere
subalterna. Se pensiamo che la burocratizzazione del sindacato non è un
problema, che non si possa nemmeno ipotizzare un sindacalismo
libertario si può certo scegliere di stare nel sindacato più robusto ma
sarebbe forse più consequenziale non fare sindacalismo se non nella
limitata misura in cui si occupano di sindacato gli altri lavoratori “che
lavorano”.

In estrema sintesi, la nostra discussione è paradossale perché entrambi
vediamo il conflitto industriale come il momento centrale di ogni
possibilità di trasformazione radicale del mondo ed entrambi guardiamo
criticamente all’anarchismo dei compagni che eludono lo scontro di
classe.

Io penso, però, che la scelta di altri compagni abbia delle ragioni che
magari non mi convincono e che qualche volta mi fanno persino
innervosire ma che non sono prive di fondamento.

Ti farò dei casi concreti, io conosco, a Torino, dei giovani compagni
operai molto bravi da diversi punti di vista. Questi compagni tendono, la
cosa può piacermi o meno ma è così, a sviluppare pratiche di rottura non
a partire dal loro lavorare in fabbrica ma attraverso la
costruzione di aggregazioni fuori dal luogo di lavoro. Per dirla tutta,
ritengono magari che non valga la pena di aggiungere all’oppressione del
lavoro salariato la dura fatica della militanza sindacale. Visto che un
essere umano vive una sola vita e che cerca di trarne il maggior piacere
possibile, ritengo che la loro scelta, che è disastrosa per il
rafforzamento di una robusta corrente sindacale libertaria, non sia
irragionevole.

Tu mi dirai che non ti riferivi a compagni come quelli dei quali parlo io
ma a persone che, avendo una solida formazione politica, assumono
posizioni di indifferenza rispetto alla lotta sindacale. D’altro canto,
per parte mia, ritengo che il problema dei militanti sindacali
libertari non è quello di convertire al sindacalismo gli anarchici ma,
casomai, di avvicinare, attraverso la loro pratica sindacale, i
lavoratori più combattivi con i quali entrano in relazione alle idee
libertarie.

Per ora mi fermo

Fraterni saluti

Cosimo Scarinzi


da A-rivista anarchica, n.300 giugno 2004




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

INFO: http://ainfos.ca/org http://ainfos.ca/org/faq-it.html
AIUTO: a-infos-org@ainfos.ca
ABBONARSI: invia una mail a lists@ainfos.ca contenente nel
corpo del messaggio "subscribe (o unsubscribe) nomelista vostro@email".

Le opzioni per tutte le liste a http://www.ainfos.ca/options.html


A-Infos Information Center