A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) A-Rivista Anarchica No.300: Sindacalismo e burocrazia (I)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sat, 5 Jun 2004 13:31:09 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Degenerazione autoritaria, di Andrea Papi
Ringrazio Cosimo per le questioni che pone suscitate dal mio articolo e
lo saluto caramente. Quando è autenticamente motivata da un sincero
confronto di idee ed argomentazioni, la polemica è sempre ricchezza ed
aiuta tutti coloro che vi sono coinvolti in un processo di comprensione
che, quando si vuole, diventa fondamentale per definire come e cosa si
debba e si voglia fare. E qui mi sembra che ci siamo in pieno. Ma
veniamo a ciò che c’interessa. Premetto innanzitutto che concordo con
Cosimo che il problema di quella che considero una degenerazione
autoritaria e burocratica della questione sindacale, sottolineando per
parte mia la prevalenza del carattere autoritario, sia più complessa
delle questioni da me poste, alle quali però, pur essendone
consapevole, siccome le ritengo centrali, ho scelto arbitrariamente di
dar loro una preminenza, senza per questo considerare le altre meno
importanti. Forse avrei dovuto dichiararlo e di ciò mi scuso. Condivido
pure tutta la giustezza degli esempi e delle considerazioni che egli pone
riguardo alle diverse situazioni internazionali cui fa cenno, che mi sono
apparse motivate e valutate in modo consono ed adeguato.

Ciò di cui m’interessava discutere però è altro, anche se del tutto
connesso a questi argomenti. Innanzitutto, essendo partito dalle ultime
clamorose lotte degli autoferrotranvieri, egemonizzate dalle proposte dei
sindacati di base italiani, le mie considerazioni si sono riferite
principalmente alla situazione specifica italiana e volutamente non mi
sono addentrato in un excursus internazionale, se non per qualche cenno
del tutto secondario. Tenendo presente in specifico questa
territorialità, ho così cercato di approfondire un punto in particolare
che ritengo centrale rispetto alla questione della degenerazione
sindacale: l’ingerenza sempre più pressante dell’ideologia e della
pratica partitiche all’interno delle strutture del movimento operaio, il
quale, ne sono fermamente convinto, dovrebbe trovare, o ri-trovare in
modo aggiornato ed attuale, l’originario spirito autonomo per cui si fece
consapevole e l’originaria spinta, sempre autonoma, di difesa e
imposizione dei propri diritti attraverso le lotte, scrollandosi di dosso
l’inquinamento della politica militante, determinante oggi più che mai
nel far risaltare gli elementi conservativi.

Processo esasperato ed irreversibile

Rivendico la considerazione che la visione strumentale teorizzata da
Lenin, nota come Cinghia di trasmissione, a un certo punto, abbia
esasperato e reso irreversibile il processo in atto di colonizzazione,
ideologico e politico insieme, già comunque pienamente presente per conto
delle diverse forze socialiste e repubblicane, come ho
sottolineato nell’articolo. Tale visione, forse aspettata, per gli
attivisti partitici fu occasione succulenta per innestare nelle
strutture sindacali già presenti un’ulteriore consapevolezza e volontà di
occupazione ed uso a fini strategici. Nei partiti leninisti per tentare
di condurre in porto l’occupazione del potere da parte del partito
bolscevico, per altre forze politiche e padronali, all’inverso, per
tentare l’ingerenza e la gestione impropria nel e del movimento operaio,
con lo scopo d’imbonirlo e di dirigerlo, ognuno per i propri scopi.

La qual cosa, forse perché il terreno era fertile in tal senso, in breve
tempo forgiò, e al contempo fece si che si mantenessero, un
insieme di approcci, di mentalità e di atteggiamenti psicologici atti a
rendere salda tale occupazione. Non a caso, da parte degli attivisti
sindacali più impegnati, che nella maggioranza dei casi erano e sono
sempre impegnati anche su versanti specificatamente politici o
partitici, le organizzazioni dei lavoratori sono state e vengono viste e
vissute come luoghi prioritari per la ginnastica e l’azione della lotta
politica, cui si continua a pensare che debbano servire.
Il fatto di sottolineare, come continuo a rivendicare, che la
teorizzazione leninista fornì e permise di applicare nei fatti una base
altamente giustificativa e, agli occhi degli attivisti, nobilitante, per
strumentalizzare a fini propri il movimento operaio, non vuol dire e nei
fatti non comportò, che ci sia stata dovunque un’egemonia
indiscussa del leninismo e che il processo innestato da tale
occupazione sia dovunque risultato incontrastato e vincente.
L’applicazione di una teorizzazione è sempre foriera di imprevisti,
contraddizioni, incidenti in itinere e necessità di correzioni. Ciò che
però ritengo fondamentale, e nell’articolo mi sembra che risulti, non è
tanto come tale impatto si sia realizzato, quanto quali deleterie
dinamiche relazionali, atteggiamenti psicologici e giustificazioni
d’intenti, più o meno limpidi, fu in grado d’innestare, inquinando e nel
tempo deteriorando l’azione di difesa e di autorganizzazione per cui il
movimento operaio prese forma.

Un danno collaterale, non minore per importanza, è rappresentato dal
fatto che la Cinghia di trasmissione è stata capace d’inserire come un
cuneo la logica e le tensioni legate all’ideologia della lotta di
classe. Trattata e proposta frequentemente in modo poco ortodosso o
scorretto, se non addirittura osteggiata, sposta ed è stata comunque
capace di spostare l’attenzione su un problema squisitamente
ideologico. Idealisticamente è sorretta da una lettura aprioristica della
realtà. Impone cioè una visione secondo cui le lotte operaie debbano
essere finalizzate alla prevalenza ed all’egemonia della classe operaia,
o comunque che il problema operaio, in quanto inerente ad una categoria
socioeconomica di riferimento supposta prevalente, sia o debba essere il
problema più rilevante attorno al quale ruota e debba ruotare l’insieme
delle lotte per l’emancipazione sociale. Non, per esempio, che
l’emancipazione riguardi invece l’insieme della società, in una logica ed
in una tensione di superamento della divisione in classi, dove la visione
di riferimento non sia più legata alla logica della prevalenza della
struttura economica, com’è secondo la dottrina di classe, ma al contrario
al superamento ed all’eliminazione di tutte le strutture di potere, sia
economiche sia politiche.

Non sto a ripetermi. Lo stesso Cosimo del resto nella sua gradita
polemica asserisce e promette che della lotta di classe, come sulle
prospettive del sindacalismo di base, giustamente, vi sarà tempo e modo
di tornare.

Andrea Papi



Battaglia anticoncertativa
di Gino Caraffi

Carissimo Cosimo,

ho letto il tuo lavoro sulla burocrazia sindacale…, il tuo pezzo mi
lascia un po’ perplesso, perché affronta il problema della burocrazia
come se fossimo all’inizio del secolo scorso.

Come tu sai non sono un teorico del sindacalismo, ti voglio quindi porre
alcune domande, sia sull’impegno sindacale, che sul ruolo degli anarchici
impegnati in questo “scivolosissimo” terreno che è la lotta di classe.

Come tu forse saprai io, ed altri compagni di Reggio Emilia, abbiamo
scelto di “rientrare” in CGIL, in modo particolare nella FIOM, in
quanto abbiamo ritenuto importante partecipare a quella che riteniamo
l’ultima battaglia anticoncertativa possibile.
Come mai gli anarchici non riconoscono un ruolo alla FIOM-CGIL in
questa fase? Forse i lavoratori che si ribellano sotto le sue bandiere
non sono degni di attenzione?

Siamo sicuri che tutti i compagni abbiano chiaramente compreso la
composizione di classe in questo paese, e per ciò che mi riguarda nella
media industria metalmeccanica?

Questo ed altri quesiti vorrei porre alla tua attenzione, la differenza
tra ciò che io penso e/o vorrei ha uno scarto troppo grande con quella
che è la realtà di classe in cui lavoro, quindi prima ancora di
interrogarmi sul senso del sindacalismo libertario mi è indispensabile
creare momenti di socialità e di condivisione minima tra i lavoratori,
oggi più inclini al leghismo padano che ad ogni ipotesi solidaristica, e,
rispetto alla burocrazia, è inevitabile che ci si doti
strutturalmente di funzionari e di sedi, perché come tu ben sai noi
operai tra le altre cose dobbiamo anche lavorare, quindi lascio queste
“pippe” ai filosofi ed agli esteti di un anarchismo che ha sempre meno a
che fare con la lotta di classe, o forse solamente con me.

Ciao

Gino Caraffi

da A-rivista anarchica, n.300 giugno 2004






*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

INFO: http://ainfos.ca/org http://ainfos.ca/org/faq-it.html
AIUTO: a-infos-org@ainfos.ca
ABBONARSI: invia una mail a lists@ainfos.ca contenente nel
corpo del messaggio "subscribe (o unsubscribe) nomelista vostro@email".

Le opzioni per tutte le liste a http://www.ainfos.ca/options.html


A-Infos Information Center