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(it) Razzismo di stato: Il testo del volantino distribuito oggi a Torino

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Date Wed, 28 Jul 2004 14:29:51 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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La politica del governo italiano verso migranti e profughi: leggi
razziste, morte nei mari, centri di detenzione, botte, deportazione…
37 ragazzi su un gommone. No, non è un racconto di vacanze. Il gommone
stava affondando quando il caso ha messo sulla rotta di questi ragazzi
africani la Cap Anamur, una nave che da decenni solca i mari e raccoglie
i profughi di mille guerre, i naufraghi sospinti a fondo non dal mare ma
dagli uomini. Ogni estate la tragedia si ripete: centinaia di uomini,
donne e bambini si imbarcano su carrette, pagando cifre da crociera di
lusso e spesso di loro non si sa più nulla, inghiottiti dalle leggi
razziste della "civile" Europa, le cui frontiere sono chiuse di fronte a
migranti e profughi. Quelli che riescono ad arrivare trovano uomini in
divisa, centri di detenzione, botte e soprusi, e, infine, la
deportazione. Ai più fortunati, quelli che sopravvivono al mare e
sfuggono ai gendarmi, sono riservati lavoro nero, sfruttamento selvaggio,
vita randagia. I ragazzi raccolti dalla Cap Anamur erano solo poche
decine dei tanti che rischiano la vita nella speranza di conquistarsi una
vita. Il governo italiano ha deciso che il loro sarebbe stato un caso
esemplare: così, dopo aver a lungo impedito alla Cap Anamur di
attraccare, ha arrestato i responsabili della nave e imprigionato e poi
deportato gli africani. A nulla sono valse le convenzioni internazionali
sui profughi, le raccomandazioni per la concessione dell'asilo per motivi
umanitari espresse dalla Commissione che ne ha esaminato il caso. A nulla
sono valse le proteste degli antirazzisti siciliani che per giorni e
giorni hanno manifestato davanti ai centri di detenzione di Agrigento e
Caltanissetta. La risposta di Pisanu è stata chiara: cariche ai
manifestanti, botte agli africani che rifiutavano la deportazione. Non
sappiamo da dove venissero, non sappiamo se fossero sudanesi provenienti
dal Darfur in guerra o ghanesi e nigeriani. Francamente non ce ne importa
nulla. Da ovunque venissero sono profughi di guerra. La guerra tra nord
ricco ed opulento ed il sud povero e straziato, la guerra tra predoni e
vittime, la guerra per assicurare il benessere di pochi sulla pelle dei
più. La terra è di tutti, ciascuno può decidere di andare dove vuole,
perché le barriere che gli Stati erigono a propria difesa, a difesa dei
privilegi di pochi, devono essere abbattute. Con i denari spesi per la
portaerei "Cavour", una sola costosissima arma da guerra, un colossale
monumento alla stupidità ed alla ferocia umana, si sarebbe potuta
garantire la cura di decine di migliaia di malati, la costruzione di
pozzi nelle aree aride, l'istruzione per migliaia di analfabeti… la
soluzione ad una delle tante, tragicamente consuete "tragedie umanitarie"
di questo pianeta. Le stesse tragedie che la follia bellica degli Stati
del nord, avidi delle risorse dell'Africa, ogni giorno contribuisce ad
aggravare. Il caso Cap Anamur ha dimostrato che leggi e convenzioni
valgono solo se servono a salvaguardare i privilegi dei predoni che ci
governano e ci sfruttano, altrimenti sono carta straccia. Carta straccia
la Convenzione di Ginevra, la Convenzione di Dublino, la Costituzione
della Repubblica Italiana. Non ci stupiamo: l'unica legge che riconosce
lo Stato è quella del più forte. L'unica salvaguardia cui possiamo
aspirare per noi, che ogni giorno subiamo questo clima oppressivo, e per
chi è più debole di noi, come i migranti ed i profughi, è nelle lotte che
sappiamo costruire, nell'opposizione alle politiche liberticide che
sapremo far crescere nelle piazze del Bel Paese. Un paese la cui coste
sono intrise dal sangue dei naufraghi, il cui territorio è marcato dal
filo spinato che circonda i CPT, i centri di detenzione per i
"clandestini", i non luoghi del diritto dove lo Stato italiano rinchiude
persone che hanno solo la colpa di esistere.

Chiudere i CPT, cancellare i confini!
Senza Stati né frontiere nessuno è clandestino!

Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46 Torino
tel/fax 011 857850; cell. 338 6594361
mail: fat@inrete.it

Da: fat@inrete.it




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