A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Israele/Palestina: Volantino dell'Iniziativa Comunista Anarchica (en)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 14 Jul 2004 11:01:41 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Il 15 maggio 2004 a Tel Aviv durante una manifestazione,
sono state distribuite da una ventina di persone 2 mila
copie di un volatino a nome dell'Iniziativa Comunista
Anarchica.
L'Iniziativa è nata da un piccolo gruppo di
anarchici israeliani (di tre città diverse), alcuni dei
quali hanno dato vita al movimento dei refusnik israeliani
e hanno scontato periodi di carcerazione per la loro
protesta.
Ecco il testo del loro volantino.

DUE STATI PER DUE NAZIONI: DUE STATI DI TROPPO!

Se lo Stato d'Israele e l'Autorità palestinese raggiungeranno un
accordo di "pace", non sarà la consequenza di un desiderio da parte
israeliana di "sicurezza" per i suoi cittadini, né, da parte
palestinese, il desiderio di "indipendenza". E' più probabile che sarà la
conseguenza degli interessi geopolitici internazionali dei potenti,
giacché questi concetti non hanno niente a che fare con il loro modo di
vedere le cose. Se saranno applicati da entrambi le parti come
intendono loro (e cioè in due modi diversi), gli accordi di Ginevra,
voluti dagli uomini politici e dagli uomini d'affari saranno
l'espressione di quest'ultimi, così come sarebbe qualsiasi altro
accordo che si possa immaginare.

Il termine più appropriato per descrivere il modo in cui lo stato
israeliano tratta gli abitanti e cittadini che non appartengono alla
categoria degli ebrei che godono di pieni diritti è APARTHEID: un
sistema sciovinista di separazione dove si opera la confisca dei
terreni dei contadini, dove si impongono delle restrizioni sulla
libertà di movimento di coloro che devono andare a lavorare, dove
perfino la libertà dei capitalisti palestinesi di sviluppare la loro
economia viene ostacolato. E tutto ciò avviene mentre si cerca la
cooperazione dei dirigenti palestinesi.

Alcuni che si considerano attivisti per la pace si sono chiesti
seriamente, e per trovare qualcosa in più rispetto alle risposte
ufficiali della sinistra, quali sono i motivi perché ci sia una
politica comune da parte di tutti i governi israeliani, destra e
sinistra, nei confronti dei palestinesi? Per noi, non è semplicemente
l'antico sistema che vede un popolo conquistare un altro; non è
un'espressione del desiderio di una terra indivisa di Israele com'era nei
tempi remoti della bibbia; non è nemmeno dovuto alle forti
pressioni da parte dei capi dei coloni, anche se è chiaro che questi
abbiano un ruolo in tutto ciò.

L'uso dell'apartheid va interpretato come espressione di certi
interessi potenti. In un primo momento, è servito all'economia
israeliana (ossia ai capitalisti israeliani), fornendo una fonte di
manodopera a basso costo che fu sfruttata dalle imprese piccole e
medie, soprattutto nell'edilizia e nelle industrie manifatturiere.
Durante gli anni di governo militare dal 1948 al 1966, gli "arabi
israeliani" hanno svolto questo ruolo, mentre dal 1967 è stato la volta
degli abitanti dei territori occupati. Solo negli ultimi tempi, come se
fosse una conseguenza dell'intifada di El-Aqsa e della massiccia
"importazione" di lavoratori temporanei dall'estero, il libero accesso a
tale manodopera è stato interrotto. Le grandi aziende israeliane hanno
guadagnato dall'occupazione del 1967 soprattutto perché essa ha aperto un
grande mercato senza concorrenza. La classe dirigente del sempre potente
mondo militare in Israele ha goduto, e gode tuttora, di carriere
assicurate nel governo e nelle industrie una volta terminato il servizio
militare. A questa classe, quindi, interessa molto che l'apartheid (e il
conflitto) continui, in modo che la loro posizione e i loro diritti
vengano assicurati. Interessa ugualmente agli Stati Uniti, che sin dagli
anni Cinquanta godono dei servigi resi loro dallo Stato d'Israele, che
Israele rimanga sotto una minaccia permanente in modo che quest'ultimo
abbia sempre bisogno dell'aiuto statunitense.

* * *

Ricordiamo inoltre: solo 15 anni fa si è cominciato a parlare
seriamente di creare uno Stato palestinese, ossia verso la fine della
prima Intifada. Ma a nessuno, o quasi, dei dirigenti della sinistra
sionista o quella più radicale di oggi è venuto in mente che un tale
accordo potesse veramente avverarsi, anche se oggi sembra che abbiano
tutti riscritto la storia del proprio partito in chiave orwelliana. Anche
all'inizio del periodo di Oslo parlavano solo di "autonomia". L'OLP e la
sinistra antisionista parlavano della creazione di uno Stato laico per
tutti i cittadini. L'Autorità palestinese non esisteva
nemmeno finché Israele non ha aiutato l'OLP ad assumere questa
funzione. Inoltre, l'idea di un accordo di pace che prevede due Stati per
due nazioni è comparsa solamente quando cominciava a sembrare
un'idea utile agli occhi di una parte dei capitalisti israeliani e
statunitensi, dopo la prima Intifada e i cambiamenti che si sono
verificati nell'economia mondiale.

Cosa significa questa pace? Se continuiamo con la nostra descrizione
della situazione in Israele (territori inclusi) in termini di
apartheid, e se la paragoniamo alla situazione di una volta nel Sud
Africa, vediamo che la "pace" significa sottomettere l'Intifada ad una
dirigenza palestinese servile al soldo di Israele. Una tale "pace", più
spesso nota con il termine "normalizzazione", non è lontana da ciò che si
verifica in diversi parti del mondo nell'ambito dei processi della
globalizzazione e nelle iniziative per la cooperazione economica
regionale, e dovrà prima o poi sfociare in una "zona di libero scambio"
per tutti i paesi del Mediterraneo. In tutto il mondo, tali accordi
portano ad una conseguenza: l'accaparramento delle economie locali da
parte degli interessi multinazionali con successivo deterioramento dello
stato e delle condizioni delle donne e dei bambini, aumento di violenza
sociale e distruzione ambientale.

Dunque, può un accordo di pace porre fine alla violenza? Noi crediamo di
no: aumenteranno le difficoltà economiche per la maggioranza delle
persone, aumenteranno le differenze tra i ricchi e i poveri, il
problema dei rifugiati rimarrà irrisolto e si metterà in questione la
legittimità del sostegno economico internazionale che viene offerto ad un
alto numero di disoccupati nella Striscia di Gaza e in alcune parti della
Cisgiordania (come infatti è avvenuto in parte dopo l'accordo di Oslo e
di nuovo negli ultimi tempi). In una situazione così, i
palestinesi dovranno fare affidamento al "loro" proprio Stato, uno Stato
minuscolo a carico di altri, che difficilmente sarà all'altezza delle
circostanze.

Gli Stati esistono come parte di un sistema di interessi e si
preoccupano ben poco della gente comune come noi. Se noi vogliamo un
cambiamento per il meglio, se vogliamo che ci sia più uguaglianza, se
vogliamo che i morti cessino, non dobbiamo comportarci come burattini
obbedienti dei dirigenti politici al soldo europeo e americano. Non
dobbiamo accontentarci di qualche manifestazione democratica ogni
tanto. Dobbiamo agire per abbattere le divisioni nazionali e
soprattutto resistere alle forze militari che sono le cause dei
massacri reciproci senza fine.

Non dobbiamo promuovere programmi politici, né quello degli accordi di
Oslo, né alcun altro. Dobbiamo, piuttosto, rivendicare un modo di
vivere completamente diverso che preveda l'uguaglianza di tutti gli
abitanti della regione. Anche se ci diamo da fare solo a livello
locale, dobbiamo ricordarci che finché ci saranno gli Stati e finché il
sistema capitalistico esisterà, ogni miglioramento che riusciamo a
vincere sarà solo parziale e sarà sempre minacciato. Pertanto, dobbiamo
capire che la nostra lotta fa parte delle lotte che sono in atto in tutto
il mondo contro il capitalismo mondiale. Dobbiamo rivendicare un
cambiamento rivoluzionario che si basi sull'abolizione dell'oppressione e
dello sfruttamento della classe e che miri alla costruzione di una nuova
società, una società comunista anarchica senza classi. Una
società nella quale non esisterà alcuna coazione statalista, dove la
violenza organizzata è abolita, senza sciovinismi e senza tutti gli altri
mali dell'era capitalistica.

QUESTO VOLANTINO E' STATO DISTRIBUITO DAGLI ANARCHICI E DALLE
ANARCHICHE D'ISRAELE, TRADITORI DELLA NAZIONE

Per contatti: haifa_anarchists -A- yahoo.com

NE GOVERNANTI, NE GOVERNATI
==
Traduzione a cura dell'Ufficio Relazioni Internazionali FdCA
internazionale@fdca.it
http://www.fdca.it







*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

INFO: http://ainfos.ca/org http://ainfos.ca/org/faq-it.html
AIUTO: a-infos-org@ainfos.ca
ABBONARSI: invia una mail a lists@ainfos.ca contenente nel
corpo del messaggio "subscribe (o unsubscribe) nomelista vostro@email".

Le opzioni per tutte le liste a http://www.ainfos.ca/options.html


A-Infos Information Center