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(it) Marcello Lonzi, un giovane livornese colpito a morte dallo Stato

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Date Sun, 11 Jul 2004 10:17:27 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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MARCELLO LONZI
UN GIOVANE LIVORNESE COLPITO A MORTE DALLO STATO
PER NON DIMENTICARLO...
Marcello Lonzi è stato ucciso l'11 luglio del 2003. L'amministrazione
penitenziaria dice che è morto d'infarto. In carcere non c'era mai
stato, doveva scontare poco più di quattro mesi in quanto la giustizia lo
condannò per tentato furto. Marcellino, conosciuto in tutta Livorno,
aveva 29 anni quando è stato ammazzato dai secondini. Tutti i detenuti
della 6° sezione del carcere sono a conoscenza di questo fatto mentre
l'autopsia eseguita dal medico legale Bassi Luciani ha stabilito
clamorosamente che le cause della morte sono state naturali e dovute ad
un infarto.

Tanto per iniziare: perché i familiari sono stati avvertiti dodici ore
dopo la morte? E perché lo hanno tenuto tanto tempo all'interno del
carcere? Perché se è morto d’infarto hanno spostato il corpo nel
corridoio? Le foto dell'autopsia smentiscono le menzogne del medico
legale Bassi e in maniera oggettiva mostrano un corpo che ha perso molto
sangue ed ha subito diversi colpi riportando ecchimosi sulla schiena,
ferite sul volto, sulla testa e in particolare una profonda fino
all’osso: le guardie gli potrebbero aver sbattuto la testa
sull'inferriata. Si vedono il sangue sul pavimento, nonostante le
pulizie del penitenziario per occultare la verità.
Chi le ha provocate?

Coloro che difendono il potere e la tortura hanno avuto il coraggio di
dire che sono state causate dalla caduta di Marcello contro le grate
della cella al momento dell'infarto. Aguzzini! I signori medici, complici
degli assassini, hanno prelevato alcuni organi vitali e dei tessuti per
sottoporli ad esami tossicologici, esami che dovevano essere eseguiti
nell'arco di sei mesi perché poi i frammenti non sarebbero più stati
buoni, ma che non sono mai stati eseguiti; questi organi si trovano
ancora a medicina legale a Pisa. Allora perché sono stati prelevati?

L’autopsia è stata eseguita senza avvertire nessuno dei familiari per
evitare la nomina di un consulente di parte. Il signor Bassi è lo stesso
medico che nel mese di settembre dell'anno scorso verbalizzò l'ennesima
“morte d'infarto” per coprire la verità su di un trentenne, detenuto e
morto nel carcere di Pisa perché portato al soffocamento, rinchiuso in
isolamento e senza nebulizzatore; dopo una crisi asmatica e cinque ore di
agonia, ad aprirgli la cella sono stati gli stessi che lo hanno
ammazzato!

La madre di Marcello, Maria Ciuffi, non ha mai creduto alla versione
“ufficiale” delle istituzioni stilata su suo figlio; due giorni dopo il
decesso ha visto il corpo che perdeva ancora sangue e sporcava la camicia
come se ci fosse una emorragia interna. La denuncia querela della madre
scattò subito contro i secondini della 6° sezione che si trovavano in
servizio dalla mattina fino all’ora della morte. Un detenuto ha detto che
dopo il pestaggio i soccorsi sono arrivati in ritardo. L'omissione di
soccorso è visibile anche dagli orari sui verbali della pubblica
assistenza, che sono stati manomessi e corretti più volte.

Le foto confermano il pestaggio e danno un'altra versione dei fatti
rispetto a quella del dottor Bassi, tanto che, dopo alcuni dubbi di
Maria, ripetutamente evidenziati sulla stampa tramite delle
dichiarazioni, la procura di Livorno non ha potuto fare a meno di aprire
un indagine contro ignoti, con il reato d'omicidio e mancato soccorso.
Indagine conclusa pochi giorni fa dal sostituto procuratore Pennisi che
inizialmente ha preso tempo, ha negato i confronti e gli interrogatori
ed infine il 2 luglio ha iniziato la procedura d'archiviazione per
“suicidio o morte accidentale”.

Se leggiamo gli articoli che sono usciti su questo argomento, possiamo
notare che i giornalisti hanno trattato questa vicenda con le mani di
velluto, come se la verità scoperta grazie all'impegno della madre fosse
un'opinione tutta sua. Eppure è risaputo che molte persone detenute
vengono torturate e uccise per mano dei secondini e il carcere è una
struttura di morte e annientamento delle persone. Nelle ultime settimane
abbiamo assistito proprio a questo. Tre detenuti ammazzati nel carcere di
“Sollicciano”, una persona morta nel lager “Le Sughere” e, secondo quello
che viene riportatoda “Il Tirreno”, questo detenuto si sarebbe impiccato
con una cintola, quando le cintole e le stringhe vengono tutte ritirate
al momento del sequestro nel carcere e riconsegnate all'uscita. La
mancanza di libertà propria dell'attuale società democratica,
estremizzata con la tortura all'intero del carcere, con la privazione
dell'intimità e con la tremenda sensazione di essere alla mercè di gente
senza scrupoli, un domani potrebbe essere solo un brutto sogno. Nessuno
di noi decide le regole di questa società, secondo quale logica assurda
dovremmo continuare a rispettare la legge, cioè il volere degli
oppressori?

La solidarietà allora va a tutti/e coloro che subiscono la repressione
dello Stato e che sono rinchiusi e isolati nelle galere. Su questo
foglio non troverete alcune parole che legittimano queste strutture di
morte, ma una ferma condanna verso chi le mantiene in piedi, tanto meno
troverete riferimenti a diritti o a porcherie proprie del linguaggio
giuridico che illudono le persone e proteggono il potere. Solo con
percorsi diversi da quelli affini alla legge e lontani dagli schieramenti
verticali delle istituzioni, possiamo illuminare un sentiero chiaro e
visibile dal basso, associandosi tra i senza potere, per abbattere la
prigionia voluta da quella casta di mostri che vuole continuamente
comandare, sfruttare e dichiarare guerra ai popoli, avvelenare la natura
e distruggere la vita degli esseri viventi.

Pierpaolo D'Andria, direttore del carcere: “il decesso è avvenuto alle
19,40, Lonzi era in cella con un altro detenuto che in quel momento
dormiva. Ma si è svegliato e l'ha visto per terra. Ha chiesto aiuto ed i
soccorsi sono scattati subito. E' intervenuto il nostro medico che ha
iniziato le pratiche di rianimazione.”

INTERVISTA-TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA DETENUTA AL CARCERE “LE SUGHERE”
DI LIVORNO.

Domanda – Quanto tempo sei stato nel carcere di Livorno?

Risposta – Attualmente un mese e mezzo, in totale cinque anni.

D – Ci vuoi raccontare qual è la realtà nelle celle di questo carcere?

R – La realtà della cella è invivibile… le celle sono di tre metri e
dentro ognuna ci sono 4 o 5 detenuti, non si resiste…

D – C’è anche un bagno?

R – Si, c’è, ma è impossibile entrarci perché è sporco.

D – Quindi c’è anche un problema di sporcizia…

R – Si.

D – Cosa fate all’interno di queste celle così piccole?

R – Niente… ognuno sta nel suo letto, si addormenta o guarda la tv. Sennò
c’è l’ ”ora d’aria” o una saletta dove andiamo a giocare a carte. Basta.

D – Una delle realtà che più ci ha colpiti, anche alla luce del caso di
Marcello Lonzi, è il regime di disciplina all’interno del carcere
livornese…

R – Si…

D – Qual è l’atteggiamento delle guardie nei confronti dei detenuti?

R – La Polizia penitenziaria a Livorno comanda troppo, fa ai detenuti
quello che vuole. Se qualcuno chiede qualcosa alle guardie, come ad
esempio una “spesa anticipata” o dei fogli per compilare le “domandine”,
assumono un atteggiamento alterato e, a seconda di come gli viene
risposto, il detenuto viene immobilizzato con le braccia rigirate dietro
la schiena, portato giù all’isolamento, e qui isolato, o pestato, o
rinchiuso nella “cella liscia”.

D – La Polizia penitenziaria ha quindi un atteggiamento molto duro nei
confronti dei detenuti?

R – Si, nei confronti dei detenuti si.

D – Tu sei stato nella cella d’isolamento delle “Sughere”?

R – Si, sono stato nella “cella liscia”.

D – E cosa è successo?

R – Mi hanno preso perché, giunto da un altro carcere, avevo chiesto una
“spesa anticipata”. Sono venuti a muso duro davanti alla cella e mi hanno
detto: “Se non stai zitto ti si prende e ti si attacca al muro”. Siccome
io non sono una persona che si zittisce così, gli ho risposto a tono e
così sono tornati in 5, mi hanno preso e portato giù alla “cella
liscia”, spogliato in mutande, e tenuto così per 4 giorni, con solo il
materasso.

D – Quindi tu sei stato tutti questi giorni nudo, in mutande, in una
cella liscia che non ha nulla, solo il materasso?

R – Si, solamente con un materasso in terra.

D – Cosa hai provato?

R – Ci si sente proprio a terra. Olteretutto viene chiuso sia il
cancello, sia il blindato, e non puoi chiamare neanche le guardie,
perché se le chiami entrano dentro e ti riempiono di botte. Non puoi
fare nulla, questo te lo dicono appena entri con minacce dirette, non
puoi aprire nemmeno la bocca.

D – Sei stato picchiato durante l’isolamento?

R – Io si.

D – Vuoi raccontarci cos’è successo?

R – Nella “cella liscia” mi hanno picchiato ed io ho risposto, così sono
venuti in 6 o 7 e non ho più potuto far nulla, mi hanno spaccato la
faccia. Quando ti picchiano puoi pure rispondere, ma al massimo puoi
colpirne uno, spintonarne un altro e poi sei finito, ti accerchiano e ti
seppelliscono di cazzotti e pedate, fino ad ammazzarti. Io mi sono
rivoltato e gliel’ho detto: tanto vi prendo fuori quando siete “in
borghese”.

D – Sei stato picchiato a mani nude?

R – Loro avevano i guanti, guanti e scarponi con la punta in ferro che fa
molto male.

D – Cosa si prova quando sei in isolamento e ti entrano 6 guardie dentro
per picchiarti?

R – Uno se ne accorge subito, perché quando vengono a picchiarti chiudono
i cancelli dietro e intorno a sé, cancelli e blindati. Se il tuo rimane
aperto, stai tranquillo che prima o poi arrivano 6 o 7 guardie a
picchiarti. A quel punto cosa fai, ti metti in un angolo, o in fondo
alla parete, e sai già a cosa andrai incontro. Io mi metto in fondo, in
un angolo, e se ne prendo uno bene, sennò me le piglio tutte io.

D – Ci sono altre persone nel carcere di Livorno che hanno subito lo
stesso trattamento?

R – Si, ne ho viste, portate via e anche picchiate nel corridoio. Ho
visto detenuti prenderne da 4 o 5 guardie, anche davanti a tutti.

D – Hai visto rientrare qualcuno dalla cella d’isolamento?

R – Si, avevano la faccia rotta, gli mancavano i denti.

D – Ultimamente c’è un incremento della violenza nei confronti delle
persone detenute o no?

R – Si, c’è un incremento. Forse dipende dal fatto che ci sono troppi
detenuti o perché il carcere cade a pezzi, le sezioni cadono a pezzi, in
una cella dormono in 6 o 7, mentre prima ci dormivano in 2. Aumentano i
detenuti e aumentano i pestaggi.

Questa è una testimonianza sulla realtà del carcere di Livorno, dove è
morto Marcello Lonzi, di 29 anni, morto dopo essere stato messo in
isolamento. Marcello è morto in una realtà di violenza quotidiana, di
violenza come abitudine e prassi.

anarchici e anarchiche
via del cuore 1 PISA

7 LUGLIO 2004


Da: dotui deru <dotuideru@yahoo.it>



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