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(it) cronaca 25/01 demo antiWEF

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 28 Jan 2004 12:15:43 +0100 (CET)


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Da: autonomen <autonomen@libero.it>

SABATO 25 GENNAIO 2004 - demo agaist the World Economic Forum

Ancora una volta a Davos e in Svizzera a contestare la sfilata dei
potenti in settimana bianca al World Economic Forum. I ricchi, gli
imprenditori, gli scienziati, gli economisti e i leader politici e
religiosi si sono riuniti per l'ennesima volta nella ormai blindatissima
localita' sciistica. 2100 partecipanti, tra cui 30 capi di stato, 78
ministri e 28 leader religiosi, si confrontano informalmente (e' stata
"vietata" la cravatta nel forum quest'anno!!!) riguardo "sicurezza e
prosperita' economica". A proteggerli i soliti 6500 agenti mobilitati
fra polizia cantonale, federale e truppa antisommossa tedesca.

E' ormai noto da tempo che il movimento antiglobalizzazione e il
movimento anticapitalista non si lasciano sfuggire l'occasione di
presentare il conto dei danni sociali, umani e ambientali a questa
potente lobby. Anche quest'anno, quindi, i gruppi antiWTO della
svizzera, tra i quali l'Alleanza di Olten e l'Alleanza Rivoluzionaria,
hanno organizzato rispettivamente un corteo a Coira e un blocco a Davos.
Precedentemente, mercoledì 21 gennaio, in alcuni punti chiave della
Svizzera erano state bloccate strade, autostrade e un aereoporto.

Sabato gran parte dei contestatori prende il treno a Zurigo per
raggiungere le mete della contestazione. Circa 1000 persone riempiono il
treno, ovviamente occupato, che porta fra le nevi del cantone dei
Grigioni. Un piccolo gruppo di attivisti scende a Landquart (il paese a
valle piu' vicino a Davos) per tentare di raggiungere il blocco
dell'Alleanza Rivoluzionaria.

Intanto i manifestanti, una cinquantina circa, che hanno raggiunto Davos
con i propri mezzi, cercano ugualmente di formare un corteo ma la polizia
li respinge duramente dentro la stazione. Intanto tre bus (120 persone)
e un treno con 70 persone sono bloccati dalla polizia. 8 persone vengono
trattenute in stato di fermo. 2 arrestate.

Il grosso della contestazione pero' si concentra a Coira, capoluogo del
cantone e sede del consoglio cantonale. Circa 2000 attivisti, dai verdi
ai marxisti-leninisti, dai gruppi degli artisti di strada al blocco nero
dell'antifa, hanno dato vita a un breve corteo girando tutto il paese.
Moltissimi manifestanti hanno allontanato attivamente, chi piu'
goliardicamente chi piu' rabbiosamente, le telecamere dei giornalisti che
ronzano attorno alla demo a caccia di qualche scoop. Per tutto il
tragitto centinaia di palle di neve hanno colpito telecamere e
operatori, al grido "Fuck off mainstream!". Un cameramen, piu' volte
invitato a non filmare i manifestanti in azione, e' rimasto ferito in
volto da una lastra di ghiaccio.

Dopo una vivace e verbale contestazione sotto la sede del Consiglio
Cantonale alcuni gruppi hanno bersagliato con uova colorate le sedi delle
banche (UBS e KantonalBank) e della SwissCom incontrate durante il
percorso. All'incrocio nei pressi di una stazione della polizia, dove
erano state erette barriere con reti metalliche, un sostenuto lancio di
petardi, neve, bottiglie e uova ha rifiutato la presenza delle celere.
La polizia non ha battuto ciglio e la manifestazione e' andata avanti.
Inevitabili, ma non isterici, i dissensi interni fra alcuni gruppi degli
"organizzatori" e alcuni collettivi del blocco nero quando sono state
colpite le vetrine dell'UBS e dell'Adecco. Per il resto la
manifestazione e' proseguita tranquilla a palle di neve, scritte,
petardi e concerto hip hop dal carro in coda.

Verso le 15.30 un treno con circa mille attivisti si muove verso Zurigo,
mentre nei vagoni si decide se fermarsi a Landquart e fare un blocco in
solidarieta' con gli arrestati di Davos o se tornare a Zurigo e
riorganizzare una contestazione nella città.

Ci pensa le polizia stessa a sciogliere lo spinoso dilemma. A Landquart i
reparti antisommossa hanno circondato totalmente la stazione
ferroviaria, innalzando addirittura una rete metallica sopra i binari
(!) serrando totalmente il passo al treno (che però conteneva anche
"normali"
passeggeri). Staccano pure la corrente elettrica per non far ripartire il
mezzo. Il blocco, una pura provocazione, stupisce per il dispiegamento
di forze. Un'idrante e' piazzato di fronte alla locomotiva, subito dopo
la rete, un altro all'ingresso della stazione. Tutto intorno, a 360
gradi, reti, transenne e decine e decine di celerini. Anche l'autostrada
che fiancheggia lateralmente la ferrovia e' occupata dalla celere
tedesca e zurighese.

Alcuni manifestanti, armati di palle di neve, o addirittura a mani alzate
vanno dalla polizia a ridicolizzarli e per tutta risposta le guardie
aprono il getto d'acqua gelida. La trattativa salta anche perche' si
decide che a questo punto si vuole restare a Landquart in solidarieta'
con gli arrestati di Davos, almeno finche' non rilasciano i fermati.

La situazione tende a tranquillizzarsi e l'autocontrollo collettivo,
nonostante la chiara provocazione della polizia, regge. Alcuni
manifestanti, chitarra in mano e maschere carnevalesche in volto,
inscenano una gag proprio di fronte allo schieramento della polizia.

Proprio mentre la situazione sembra farsi gestibile e una gioiosa
creativita' colora i vagoni bloccati del treno, giungono delle grida da
fuori alla stazione. Sono un guppo di una trentina di nazi (merde!) che
sbandierando grandi bandiere celtiche insultando la nostra presenza.
Davanti a loro a proteggerli un idrante della polizia tedesca e decine di
celerini, pronti a caricare gli/le antifascist*. Il gestore di piazza al
megafono invita i manifestanti a ritornare nel treno. La provocazione e'
palese, enorme, esagerata. I nazi sono vicini ma irraggiungibili, a
debita distanza per non farsi male ma ben visibili. Una pioggia di
sassi, raccolti fra le rotaie e i binari, cerca invano di raggiungerli,
precipitando sulla polizia. L'odio e la frustrazione sono palpabili e
attraversa come un ruggito i manifestanti nel piazzale davanti la
stazione. Gli idranti respingono i dimostranti indietro mentre una mezza
carica sgombra i nazisti da un lato della strada, solo per farli
ritornare poco dopo da un altro isolato adiacente la piazza.

La tensione diventa incontenibile e quando la celere tedesca viene a
schierarsi dietro le barriere piu' vicine al treno non c'è santo che
tenga. Una sassaiola li accoglie e la risposta non tarda: pepper spray,
una bomba assordante, proiettili di gomma e lacrimogeni. Alcuni gruppi
invitano alla calma, si cerca di non cedere, di resistere. Loro vogliono
vederci ingaggiare gli scontri per fare un fermo (e una identificazion)e
di massa. E la loro trappola funziona.

Quando i nazi ritornano ad affacciarsi sul piazzale con i loro saluti
romani si riscatenano i tafferugli. Questa volta la polizia ci va
pesante, come evidentemente preordinato. Idranti da due fianchi e
proiettili di gomma da dietro il treno. I manifestanti sono circondati
da tutti e quattro lati mentre il cerchio si stringe. La polizia avanza
di tre passi alla volta e via via ci si ritrova in uno spazio sempre
piu' stretto. Sassi, estintori e bottiglie per fare breccia nel muro
degli assediatori (per andare dove, poi?). Il senso di claustofobia
monta, soprattutto quando la polizia comincia a giocare sporco lanciando
bombolette di pepper spray e lacrimogeni nei vagoni stipati di gente che
si ripara dai tafferugli.

Si e' tutti sulla banchina del treno. Chiusi. Sappiamo che si deve solo
resistere e reggere alla stretta finale. Sono le 17.30 e nella innevata
Landquart sta tramontando velocemente il sole. Parte l'ultima e piu'
furiosa carica da dietro, mentre una pioggia di gas urticanti spingono la
folla nell'unica direzione consentita, il parcheggio davanti la
stazione. Occhi gonfi, gola in fiamme, nausea e panico: scene viste e
vissute, il prezzo ormai scontato della lotta antiglobalizzazione. Siamo
definitivamente braccati.

Chiusi in un recinto, con gli idranti puntati che sprigionano acqua
nell'aria tagliente e con i riflettori montati e puntati fissi sulle
facce stravolte dai gas. I fasci dietro se ne vanno soddisfatti
sbandierando le loro croci di morte. Chiusi ma non sconfitti: le urla
squarciano lo scenario di sbarre, recinti, fari e sirene: "La
solidarieta' e' un'arma!".

La polizia, fra provocazioni e soprusi, inizia l'identificazione
prelevando quattro attivisti alla volta. E la piazza e' gremita di quasi
mille persone. Il lento e deteriorante fermo "open-air" procede fino
alle 23.00. Cade la neve, e il calore di un fuoco acceso non e' pari a
quello della solidarieta' che percorre come un brivido i fermati. Un
trenino umano comincia a marciare canticchiando per prendere in giro
quei pupazzetti degli sbirri. Tanta rabbia si trasforma, visto l'impari
lotta militare, in una gara creativa a trovare l'insulto piu' sottile e
divertente da fare alle decine di agenti che piantonano il parcheggio.
Seri e immobili i guardiani, sorridenti e a ballare i prigionieri; non
sono le gabbie, il ghiaccio, i fari puntati, la stanchezza a far
desistere di stare, in fondo, dalla parte migliore della recinzione,
quindi dal lato giusto della barricata.

Identificati tutti e tutte infine (con qualcuno che si e' anche sentito
male per il gelo), mentre giunge la voce che a Zurigo i nazi attaccano i
manifestanti che, 40 alla volta, vengono rispediti indietro con un
contigente di poliziotti. Una bomba carta e' esplosa nella stazione e una
carica dei fascisti ha disperso i compagni. Sembra che la polizia
insegua i fasci con gli idranti nella città vecchia.

Quando l'ultimo convoglio con gli ultimi attivisti raggiunge Zurich HB,
decine di guardie sono schierate per la citta' e per la stazione, davanti
tutti gli obbiettivi sensibili. Ma non di fronte a una quindicina di
nazi che spavaldi, col braccio teso accolgono gli ultimi stanchissimi
arrivati. "Nazis Raus!", un altro grido di battaglia. La polizia, dopo
aver bloccato gli/le antifascist*!, si dirige verso di loro invitandoli
ad uscire fuori la stazione. Le merde rasate si spostano di pochi metri,
liberi di fare le ronde con le macchine attorno alla stazione a caccia
di "punk e comunisti". Altri (se ne scopre un gruppo davanti a un
McDonald - bella accoppiata!) pedinano quelli che tornano a piedi.
Comunque a parte la tensione alle stelle, non sappiamo di aggressioni
avvenute dopo le due di notte.

COMMENTO MOLTO PERSONALE A MARGINE:
Credo che forse il movimento ha mancato, nonostante la scelta di fare la
manifestazione a Coira, di fantasia. La costruzione di un immaginario di
critica diverso deve essere possibile, perche' ormai le manifestazioni
contro il WEF sono diventate prevedibili, e se non e' stato un film gia'
visto quello di quest'anno, non e' per originalita' nostra ma e' solo
perche' purtroppo la polizia si e' dimostrata tatticamente piu' pronta,
anticipando addirittura i nostri movimenti (hanno bloccato loro Landquart
prima ancora che noi decidessimo di farlo!). Pero', francamente, non so
che strategie suggerire (c'e' da pensarci bene) se non che l'importante
resta sempre e comunque esserci per dare visibilita' al nostro rifiuto
totale dell'esistente imposto dalle lobby come il WEF.
Un'ultima considerazione: mai come questa volta ho visto in Svizzera un
uso sistematico e strumentale dei fascisti. Nei giornali e nei
quotidiani e' passata molto la logica dello scontro fra estremisti,
minimizzando le gia' poco visibili critiche poste dal movimento radicale
al Forum. Le merde sono state un problema, non e' una novità ma
quest'anno hanno fatto come gli pareva. Cosi'... a titolo informativo e
per meglio pensare in prospettiva.


ciao


lascio anche la URL del bilancio della polizia del cantone dei grigioni:
http://www.indymedia.ch/it/2004/01/18035.shtml




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