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(it) UmanitÓ Nova n.6: Sacconi: un lazzaretto per gli scioperanti/untori

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Thu, 26 Feb 2004 10:23:25 +0100 (CET)


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Estendere il contagio

Uno degli autori pi¨ odiati dagli studenti italiani e che, pure merita
una lettura non preconcetta, Alessandro Manzoni, quando ne "I promessi
sposi" tratta della rivolta milanese per il pane, pone, a movimento
defluito, in bocca ad un oste la considerazione che stanno arrivando i
castigamatti che, dopo essersi defilati all'apice del movimento,
avrebbero provveduto ad individuare dei capri espiatori da punire al fine
di ricordare al buon popolo che il potere dello stato, magari interrotto
per un attimo, mantiene, nel medio periodo, tutta la sua potenza
sanzionatoria.

Quando leggiamo, su "La Repubblica" del 14 febbraio, che "Nell'Italia
degli 'scioperi selvaggi', Ŕ tempo che 'scendano in campo i prefetti'.
Tocca a loro individuare i lavoratori che snobbano le regole e
multarli, prelevando i soldi dalla busta paga. A suggerire il giro di
vite Ŕ il sottosegretario Maurizio Sacconi, vice del ministro Maroni al
Welfare. Sacconi, che vuole togliere alle aziende il potere di
sanzione, chiede di rompere anche un altro tab¨: prima dello sciopero,
propone, identifichiamo quale lavoratore aderirÓ, 'questo almeno nei
settori pi¨ delicati, come trasporti ospedali e asili nido'." Non
possiamo che ricordare la vecchia buona regola per la quale un
movimento che mette sul serio in discussione l'ordine sociale deve
attendersi ritorsioni adeguate alla paura che ha suscitato nelle classi
dominanti.

Non si tratta solo degli scioperi degli autoferrotranvieri, i dati
forniti da Antonio Martone, garante della legge sugli scioperi nei
servizi pubblici essenziali, Ŕ interessante.

Sempre su "La repubblica" del 14 febbraio leggiamo che "Sotto la sua
lente Ŕ passato un numero crescente di agitazioni, fino a 2839. Le punte
pi¨ acute nei trasporti locali (621), nelle ferrovie (340) e nel settore
aereo (dove Martone cita i lavoratori di Alitalia che si sono ammalati a
raffica). Le ragioni del malcontento sono tante e
intrecciate. Pesano la crisi economica e la difficoltÓ del dipendente ad
individuare le controparti cui rivolgere le proprie richieste.
Martone, per˛, sottolinea anche la frammentazione delle sigle sindacali
che, a suo parere, si mettono in concorrenza l'una con l'altra in un
crescendo di rabbia. In questo clima, infrangere le regole sugli
scioperi Ŕ sentita come l'unica strada per far sentire la propria voce.
Le violazioni deliberate si moltiplicano, allora, e rischiano di
contagiare altri settori chiave del Paese"

Direi che il concetto chiave Ŕ evidente "contagiare": gli scioperanti,
novelli untori, sono percepiti come un problema di salute sociale dal
governo. Si tratta di collocarli in un lazzaretto nel quale non possano
fare danno. E il lazzaretto deve essere gestito centralmente (i
prefetti come monatti) visto che le aziende sono portate a evitare
l'incrudimento delle relazioni sindacali ad accordi fatti. Un discreto
esempio del federalismo della destra italica.

Lasciamo ora da parte il riferimento a Don Lisander e veniamo all'oggi.
Quando, nei mesi passati abbiamo posto l'accento sulla necessitÓ di
organizzare la solidarietÓ per gli scioperanti lo abbiamo fatto a
ragion veduta e nella consapevolezza che la partita che si apre Ŕ
duplice:

- la simpatia che ha circondato gli scioperi Ŕ un dato politico
importante. Deve, per˛, diventare un dato organizzativo e, se lo
strumento immediato di organizzazione, sono le casse di resistenza, Ŕ
compito dell'opposizione sociale assumere questo problema come centrale
dal punto di vista dell'informazione, dell'agitazione, della tutela
giuridica.

- il contagio che i nostri avversari temono Ŕ la prospettiva per la quale
si deve lavorare. Solo l'estensione della pratica di scioperi decisi dai
lavoratori e volti a colpire effettivamente gli avversari pu˛ permettere
di vincere confitti magari parziali e di porre le
condizioni per invertire il degrado delle nostre condizioni di vita e di
lavoro.

Oggi, come sempre, la questione della libertÓ e quella del salario sono
fortemente e materialmente intrecciate. Si tratta solo di operare di
conseguenza.


Cosimo Scarinzi


Da "UmanitÓ Nova" n. 6 del 22 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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