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(it) Umanità Nova n.6: La strage silenziosa - L'uranio impoverito continua ad uccidere

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 25 Feb 2004 11:37:13 +0100 (CET)


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Di uranio impoverito si continua a morire anche se di queste morti si
parla solo se si tratta di soldati italiani che hanno prestato servizio
nei vari contingenti impegnati nelle avventure militariste decise dal
governo. Poco o nulla si parla invece delle disgraziate popolazioni che
vivono nei siti contaminati dalle migliaia di tonnellate di armi
all'uranio impoverito sganciate da americani e inglesi durante le
guerre degli ultimi 15 anni. I primi prototipi di bombe all'uranio
impoverito furono infatti usate durante la breve guerra di Panama del
1989. In seguito questi micidiali proiettili sono stati utilizzati nella
guerra del Golfo (1991), nei bombardamenti NATO contro i
serbo-bosniaci attestati attorno a Sarajevo (1995), nella "guerra
umanitaria" per la "liberazione" del Kosovo (1999), nella guerra afgana
(2001) e nella guerra contro l'Iraq (2003). Naturalmente le armi
all'uranio sono progressivamente "migliorate" negli anni: così mentre
nella guerra del 1991 le armi usate dagli americani erano solo di
piccolo calibro (circa 5 Kg) in l'Afganistan e in Iraq nel 2003 sono
state usate bombe gigantesche, pesanti 10mila libbre (una libbra è pari a
circa 454 grammi). Fra l'altro usare queste terrificanti armi - che una
risoluzione del settembre 2001 dell'ONU considera armi di
distruzione di massa - è anche una comoda maniera per smaltire
tonnellate di scorie prodotte dalle centrali atomiche per la produzione
di energia.

L'Unep (Agenzia per la protezione ambientale delle Nazioni Unite) e l'Oms
(Organizzazione mondiale della sanità) continuano sostenere che le
ricerche sull'uranio impoverito non hanno dimostrato che esso abbia
effetti a lungo termine sull'organismo umano. "L'Unep e l'Oms hanno
pubblicato, rispettivamente in marzo e in aprile 2001, importanti
rapporti. A questi fanno continuo riferimento i sostenitori del
carattere inoffensivo dell'Ui, primo fra tutti il Pentagono, il quale
sottolinea l'indipendenza e la neutralità delle due organizzazioni. Ma lo
studio dell'Unep è quanto meno incompleto, mentre quello dell'Oms
decisamente poco affidabile.

Il sopralluogo in Kosovo a partire dal quale l'Unep ha elaborato la sua
analisi è stato organizzato sulla base di carte fornite dalla Nato, le
cui truppe accompagnavano i ricercatori per proteggerli dalle munizioni
inesplose, incluse le parti residue delle bombe a frammentazione. Con
ogni probabilità, erano queste a contenere cariche vuote all'uranio (Ui).
Le truppe Nato, impedendo ogni contatto dell'équipe con questi residui,
non le avrebbero dunque permesso di scoprirne l'esistenza.

Tanto più che - come si è saputo - nel corso dei sedici mesi precedenti
la visita dell'Unep, il Pentagono aveva inviato nella zona almeno dieci
équipe di controllo, che avevano lavorato duramente per fare pulizia.
Sugli 8.122 "perforanti" anticarro tirati sui siti visitati, l'Unep ne ha
recuperati solo undici, malgrado un tasso piuttosto elevato di
esplosioni mancate. E la quantità di polveri prelevate direttamente nei
punti che si riteneva fossero stati colpiti da queste armi, a diciotto,
venti mesi di distanza dalla loro utilizzazione, è risultata molto
scarsa. Quanto all'Oms, non ha condotto alcuno studio epidemiologico
degno di questo nome, ma una semplice ricerca accademica. Cedendo alle
pressioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, si è
limitata a studiare l'Ui come metallo pesante chimicamente
contaminante."

In realtà le notizie, frammentarie, che giungono, per esempio dalla
ex-Jugoslavia, parlano di un crescente numero di morti per leucemia.
"Primo piano", la trasmissione del TG3, ha messo in onda lo scorso
dicembre un'inchiesta sulla popolazione bosniaca colpita dagli effetti
dell'uso militare dell'uranio impoverito, realizzata nelle zone vicine a
Sarajevo dove sorgevano installazioni militari serbe bombardate dagli
americani nell'autunno 1995 con almeno 3400 proiettili all'uranio. "Viene
riportata la testimonianza dei medici attivi nell'area: essi parlano di
oltre 150 casi all'anno di tumori e leucemie tra i 5000 profughi serbi
della località di Hadzici. La troupe di Rainews24,
grazie al fortuito incontro con una équipe attrezzatissima di una TV
giapponese presente sul luogo che ha messo a disposizione
strumentazioni scientifiche di altissima precisione, ha riscontrato in
alcune aree una radioattività pari a 120 microsievrt/ora. Tale
radioattività è superiore, in un giorno, alla massima quantità
compatibile con l'organismo umano in un anno, secondo le organizzazioni
internazionali". I giornalisti hanno intervistato alcuni dei 50 bambini
bosniaci giunti in Italia per curarsi: si sono ammalati giocando con la
terra smossa dai proiettili contaminati. Dopo la fine delle ostilità
nessuna autorità americana ha messo sull'avviso del tremendo pericolo le
popolazioni.

Un'altra recente testimonianza sulla tragedia balcanica è il breve ma
significativo reportage apparso sul sito "Osservatorio sui Balcani".
L'autore riferisce di una sua visita a Bogutovac, una delle cinque
località serbe contaminate dai bombardamenti anglo-americani durante la
guerra del 1999. "Qui di uranio impoverito si continua a morire" dice un
rappresentante del forum civico indicando un annuncio funebre
attaccato sui muri del paese. "Le persone che ci accompagnano ci dicono
che le aree colpite dai missili all'uranio ora sono state bonificate
dall'esercito e che non dovrebbe esserci alcun pericolo. Così andiamo sui
luoghi dove è stato stoccato il materiale contaminato (soprattutto bombe
inesplose e loro parti) in fusti piombati. Si tratta di un sito, una
specie di discarica a cielo aperto ricoperta di terra e con qualche presa
d'aria, senza protezione alcuna, né un cancello, né un cartello di
pericolo. E la gente ci passa attorno, i bambini con lo zainetto mentre
vanno a scuola, le loro madri con i sacchetti della spesa, ogni giorno.
D'altra parte non possono fare diversamente. Ci dicono che li vicino c'è
un missile all'uranio inesploso da quattro anni e mezzo, in attesa che
gli americani vengano a bonificarlo".

Sul Kosovo, il protettorato NATO sorto dopo la guerra, non si hanno
notizie precise anche se le informazioni provenienti dai militari di
ritorno a casa parlano di "carenze nei sistemi di bonifica che non
prevedono protezione" per i soldati addetti alla decontaminazione.
Figurarsi i rischi corsi dalla popolazione locale!

Antonio Ruberti


Uranio Impoverito/1: Il futuro dei siti contaminati

Nella contea di Jefferson (Indiana), il Pentagono ha chiuso un poligono
di tiro di circa 80 ettari dove un tempo testava obici all'Ui. Il
preventivo più basso per bonificare la zona ammonta a 7,8 miliardi di
dollari - senza contare lo stoccaggio perenne di uno spessore di sei
metri di terra e la vegetazione da eliminare. Ritenendo il prezzo
troppo alto, l'esercito ha cercato altre soluzioni e ha infine deciso di
offrire il terreno al servizio dei parchi nazionali per crearvi una
riserva naturale, offerta che è stata rifiutata. Ora si dice che l'ex
poligono di tiro sarà riconosciuto "zona di sacrificio nazionale" con
conseguente divieto di accesso in eterno! Ecco una notizia che
chiarisce quale sarà il futuro delle diverse zone del pianeta in cui gli
Stati Uniti hanno utilizzato e utilizzeranno armi all'uranio.
R.J. Parsons, Le monde diplomatique, marzo 2002


Uranio Impoverito/2: La carneficina irachena

Quello che i normalizzatori non vogliono farvi sapere é sia la natura e
l'ampiezza del crimine commesso dalla coalizione in Iraq sia il vero
motivo della minaccia che incombe sul mondo. Se si esclude il lavoro di
alcuni giornalisti straordinari, pronti ad andare al di là dei
"recinti" ufficiali in Iraq, l'ampiezza della carneficina umana e della
devastazione materiale é sconosciuta ai più. Per esempio, gli effetti
delle armi all'uranio utilizzate dalle forze americane e britanniche sono
tenuti nascosti. Medici iracheni e stranieri riferiscono che le malattie
da radiazione sono diffuse in tutto l'Iraq, e le truppe sono state
allertate sul pericolo di avvicinarsi ai siti contaminati. I valori
rilevati nei carri armati iracheni distrutti a Bassora,
controllata dagli inglesi, sono così elevati che un team di ricerca
dell'esercito inglese ha dovuto indossare tute bianche anti radiazione,
che coprivano tutto il corpo, più guanti e mascherine. Nel frattempo i
bambini iracheni, ignari di tutto, giocano attorno e sui carri armati.

Dei 10.000 americani malati evacuati dall'Iraq, molti soffrono di
"malattie sconosciute" non diverse da quelle che avevano colpito i
veterani della prima guerra del Golfo. Alla metà di aprile dello scorso
anno (2003, ndt), l'aviazione militare Usa aveva dispiegato più di 19.000
armi guidate, e utilizzato 311.000 cariche di proiettili
all'uranio. Secondo uno studio dell'Uranium Medical Research Centre,
effettuato lo scorso novembre, alcuni testimoni che vivevano presso
l'aeroporto di Baghdad hanno riferito di un'altissima percentuale di
morti in seguito a un attacco mattutino con bombe termobariche e bombe
combustibile-aria. Da allora, una vasta area é stata "risistemata" dalle
motrici di terra Usa, e recintata. Jo Wilding, un osservatore dei diritti
umani britannico che si trova a Baghdad, ha documentato fra la
popolazione residente vicino all'area una serie di aborti, perdita di
capelli, e gravissimi disturbi agli occhi, alla pelle e alla
respirazione. Nonostante ciò la Gran Bretagna e gli Usa negano
recisamente all'International Atomic Energy Agency il permesso di
condurre controlli sistematici sulla contaminazione da uranio in Iraq. Il
ministro della Difesa, che ha ammesso che i carri armati britannici hanno
sparato proiettili all'uranio impoverito a Bassora e dintorni, ha
dichiarato che i soldati britannici "avranno accesso ai controlli
sanitari". Gli iracheni non hanno opportunità di questo tipo e non
ricevono alcun aiuto medico specifico.

J. Pilger, I terroristi americani, The Independent


Da "Umanità Nova" n. 6 del 22 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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