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(it) Umanità Nova n.6: Liberi di comprare

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 24 Feb 2004 09:53:46 +0100 (CET)


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Europa: dentro gli stati fuori i lavoratori

Qualcuno disse che dopo aver "fatto l'Italia", bisognava "fare gli
italiani": ora che si è "fatta l'Europa", pare si debbano "fare gli
europei": e nell'attesa, conviene tenerli fuori (dall'Europa).
Già: perché il primo maggio 2004 (leggasi: I Maggio Festa dei
Lavoratori), entreranno a far parte dell'Unione Europea (per gli amici:
UE) alcuni paesi "delo Est" come Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca,
Ungheria, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania. E quale è il problema?

Ma la libera circolazione dei lavoratori, che diamine! Infatti, dicono
che nella UE i cittadini degli stati membri siano liberi di stabilirsi e
lavorare dove meglio credono: "senza stati né frontiere", o qualcosa di
simile. Errore! I "vecchi" stati membri della UE (Germania in testa che
ha già da metabolizzare i suoi Ossie, che non sono australiani, Aussie,
bensì i cittadini della ex DDR alias Germania Est/Ost), hanno deciso di
avvalersi di una clausola del trattato istitutivo dell'Unione che
consente di limitare da due a sette anni (leggasi da dueasetteanni)
l'immigrazione sul proprio suolo patrio di cittadini di altri stati
membri.

Morale: il primo maggio 2004, dentro (nell'Unione) gli stati; fuori
(dall'Unione) i cittadini lavoratori. Vorremo mica permettere a
qualsiasi polacco o lituano di girare per l'Europa indisturbato? Ma chi
si crede, un capitale in libera circolazione? Si legga bene il trattato
istitutivo dell'Unione (manco fosse una polizza assicurativa le cui
clausole sono scritte in caratteri microscopici): un conto è allargare il
mercato dei compratori e consentire alle imprese (quelle sì) di
stabilirsi dove garba loro, specie dove il costo del lavoro è inferiore
(come all'Est); diverso è permettere a quei semibarbari slavi di venir
qui a fare la bella vita legalmente, mica come extracomunitari.

Già: perché il risultato della decisione dei "vecchi" paesi della UE è
che i cittadini dei paesi "nuovi" continueranno ad essere considerati
extracomunitari: la loro permanenza "da noi" resterà legata a filo doppio
ad un contratto di lavoro, pena la clandestinità. E si sa, per restare
"da noi" si accetta qualsiasi condizione di lavoro e qualsiasi salario
(bassissimo, naturalmente).

Addirittura, pare che gli stessi uffici UE preposti al controllo dei
flussi migratori (gente che studia tutto il giorno solo quello da anni)
abbiano dichiarato che non avverrebbe nessuna biblica invasione di slavi
nel caso di apertura totale delle frontiere al primo maggio 2004. Mica ci
siamo riempiti di spagnoli, di portoghesi o di greci, quando questi paesi
"poveri" son diventati membri della CEE ora UE.

Niente da fare, non si sente ragione: gli slavi fan ben paura... E
quindi, fuori dalla porta; ma, naturalmente, ad entrar dalla finestra,
come sempre, braccia a poco prezzo. E per chi è rimasto a casa (loro)
un'offerta "globale" di prodotti marchiati UE: forza gente, fatevi
avanti, compraree! compraree! È il mercato comune. O no?

Jakob Sprenger


Da "Umanità Nova" n. 6 del 22 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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