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(it) Umanità Nova n.5: Milano: case popolari solo per gli indigeni

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 20 Feb 2004 11:16:56 +0100 (CET)


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La creazione del nemico

Quando, negli anni 70, cercavo casa a Milano, trovavo spesso annunci che
offrivano case, "ma non a meridionali". Nonostante non avessi alcun
accento, una faccia da brianzola ed uno stipendio fisso feci molta fatica
per trovare un tetto e, già allora, non a prezzi molto bassi. Oggi la
storia non è cambiata... La settimana scorsa il consiglio
regionale ha approvato un nuovo regolamento per l'Aler (l'istituito che
gestisce le case popolari in Lombardia) per la definizione delle
graduatorie per l'assegnazione: essere residenti in Lombardia da oltre un
anno darà diritto a 5 punti, da più di venti anni addirittura 90 punti.
Il messaggio chiaro: le case sono poche le affittiamo solo ai nostri...

Il bello, anzi il brutto, è che questo regolamento, per chi ha bisogno di
una casa, non cambierà poi di molto le cose: semplicemente a Milano le
case popolari non ci sono.

Le graduatorie dell'Aler hanno circa 34 mila iscritti: le case
assegnate ogni anno poche centinaia. I conti si fanno in fretta: forse è
più facile vincere al totocalcio.

A ciò va aggiunto il fatto che Milano è la città più cara d'Italia per le
abitazioni, sia in vendita sia in affitto.

Un affitto di due locali costa da 800 a 1500 euro al mese, a seconda
della zona... E se vai fuori i città i prezzi scendono di poco, ma
salgono i costi aggiuntivi per il trasporto.

Perché allora parlare di questa nuova norma, che Formigoni ha definito
"un buon provvedimento", se nei fatti poco cambierà?

Perché siamo preoccupati: provvedimenti di questa portata servono per
smantellare quel patto di solidarietà che le lotte operaie degli anni '70
avevano sedimentato. Il tessuto sociale che si è modificato, il lavoro
che non c'è più, i piccoli fascismi e nazionalismi padani anche se non
pagano in termini di voti tendono a cambiare la mentalità. E così fa
breccia la "milanesità" come valore. Le interviste fatte da Radio
popolare, una delle più note radio della città, confermavano che la
maggioranza dei milanesi trova giusto questo provvedimento, anche se non
li riguarda assolutamente perché non sono iscritti, né mai lo
saranno, alle graduatorie.

Il nemico è l'immigrato, "noi" dobbiamo difenderci, dobbiamo far valere i
nostri diritti, gli altri non ne hanno e sono qui solo per rubarci ciò
che abbiamo.

È questa la mentalità che sta sempre di più prendendo piede. Non è un
caso che nello stesso giorno in cui i giornali riportavano questo nuovo
regolamento (e, a dire il vero, molti lo criticavano), a fianco, in altri
articoli, si riportavano le parole di molti presidenti delle regioni che
denunciavano la mancanza di fondi per l'assistenza
sanitaria ed aggiungevano che con la sanatoria degli immigrati la spesa
per l'assistenza dovrà salire, ma i fondi non ci sono. Insomma se
saremo curati male la colpa è che siamo in tanti e non ci sono soldi per
tutti.

I soldi non ci sono da nessuna parte, ma un nemico sì, che incanali le
paure e fornisca qualcuno da odiare, per non vedere le reali
responsabilità del mondo schifoso in cui stiamo vivendo.

Di fronte a questa situazione l'unica soluzione non è essere "lombardi" o
più o meno "terroni", ma ricominciare, insieme, a riprenderci ciò che ci
serve, prima fra tutti la casa: perché la casa è un diritto,
l'affitto una rapina.

ReA


Da "Umanità Nova" n. 5 del 15 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne




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