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(it) Canada: Alcan - controllo operaio a Jonquière (fr)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 18 Feb 2004 11:13:29 +0100 (CET)


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http://ainfos.ca/index24.html
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Da: Ufficio Relazioni Internazionali FdCA <internazionale@fdca.it>

Quando la direzione suprema della multinazionale Alcan ha annunciato, al
Forum di Davos, la chiusura dei depositi della sua alluminieria di
Arvida, non temeva senza alcun dubbio il vaso di pandora che andava ad
aprire. Sicuramente, tutti si aspettavano la collera operaia, come
testimonia la presenza della squadra anti-sommossa della SQ a Jonquière
sin dall'annuncio della notizia, ma nessuno si aspettava «questo». In
effetti, chi poteva prevedere che nel 2004, in Québec, un sindacato
locale si sarebbe lanciato in un'ambiziosa operazione di occupazione
degli impianti di una potente multinazionale e avrebbe rilanciato, come
mezzo di pressione, la produzione a pieno regime sotto controllo
operaio? Eppure è esattamente quanto ha appena fatto il Sindacato
nazionale degli/delle impiegati/e dell'alluminio di Arvida (SNEA).

Dopo qualche mese, la classe operaia di Saguenay-Lac-Saint-Jean incassa e
le perdite di occupazioni ben retribuite si moltiplicano. In maggio, c'é
il fallimento della Cooperativa forestière de Laterrière (650 posti di
lavoro). Poco prima di Natale, tocca ad Abitibi-Consolidated di
annunciare la chiusura de la cartiera di Port-Alfred (650 posti di
lavoro). Ed ecco che la settimana scorsa, Alcan aggiunge il suo
contributo, annunciando la chiusura prematura dei suoi depositi
Söderberg, nel Complesso Jonquière, distruggendo cosi 550 posti di
lavoro. L'azione del sindacato mira un poco (molto) a contrastare tutto
ciò.

Controllo operaio

La fine della scorsa settimana, l'esecutivo del sindacato riuniva una
«cellula di crisi» raccogliendo un centinaio di militanti per discutere
la strategia.

Solitamente, questo genere di «cellula» allestire un aiuto psicosociale
per i/le salariati/e che perdono la loro occupazione e tenta di
negoziare le migliori «condizioni di separazione» possibili. Lunedì sera,
si tiene un'assemblea sindacale a porte chiuse per presentare la
strategia proposta e votare. 2000 operai/e partecipano alle
deliberazioni e non una parola filtra dalla sala. I commentatori
concordano, allora, per predire che i mezzi di pressione saranno del tipo
del boicottaggio delle ore supplementari.

Soltanto l'indomani i/le sindacalizzati/e svelano il loro piano
d'azione e informano di quanto è stato fatto nella notte. L'idea di base
è semplice: ripartire la produzione a pieno regime sotto il loro
controllo fintanto che non otterranno un impegno da Alcan che questa
investirà nella regione per rimpiazzare gli impieghi perduti. Da lunedì
sera, dopo la prima assemblea dei suoi membri, il sindacato ha messo in
campo la propria strategia, chiedendo ai suoi lavoratori e alle sue
lavoratrici dei depositi Söderberg di mantenere il funzionamento a pieno
regime. Il primo deposito disattivato è stato rimesso in servizio ed il
centro di colata, condannato alla chiusura l'estate scorsa, è tornato a
ricevere ancora metallo fuso. Secondo il presidente del
sindacato, Claude Patry, i/le sindacalizzati/e hanno in mano tutto quello
che occorre per assicurare lo sfruttamento dello Söderberg su un lungo
periodo. I lavoratori e le lavoratrici, si dice, controllano tutta la
catena di produzione, dall'arrivo della bauxite agli impianti portuari di
La Baie fino al deposito, passando per la fabbrica chimica Vaudreuil che
converte la bauxite in allumina, la rete ferroviaria e gli impianti
idroelettrici.

Alcan, ha detto chiaramente il sindacato, non ha interesse a tagliare gli
approvvigionamenti di bauxite che arrivano d'oltremare o di
energia, perché sono queste altre fabbriche di elettroliti di Alma,
Laterrière e La Baie che ne soffriranno. Il più bello in questa storia è
che, per il momento, è Alcan che paga i salari dato che il processo di
dismissione doveva durare sino a marzo.

La produzione a pieno regime sotto controllo operaio è in qualche modo il
jolly nel gioco di carte del sindacato. Lo sciopero, arma
tradizionale, non'è pensabile nel contesto. In effetti, fare lo
sciopero significa estendere i depositi, esattamente quello che vuole il
padrone. Occorre dire che in questo caso preciso, gli/le operai/e tengono
in mano il pezzo più grosso del bastone. In effetti, la
chiusura di un deposito consiste in una operazione complessa che
necessita la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici. A meno
che la multinazionale decida semplicemente di perdere la produzione nei
depositi tagliando l'approvvigionamento di elettricità, è necessario che
i/le sindacalizzati/e consentano l'operazione. In più, producendo a pieno
regime, il sindacato impedisce ad Alcan di vendere la sua
elettricità agli USA (uno degli obbiettivi dichiarati dell'operazione).
Interrogato sulla legalità dell'«occupazione», Claude Patry ha
risposto: «Non è illegale continuare a lavorare.» Non è tuttavia dello
stesso avviso la Commissione delle relazioni di lavoro del Québec che,
dopo 5 giorni di controllo operaio, ha dichiarato l'occupazione della
fabbrica illegale.

Prima di lasciare che Alcan chiuda i suoi vecchi impianti, i lavoratori e
le lavoratrici esigono garanzie scritte da Alcan. Vogliono una nuova
alluminieria a Jonquière. I/le sindacalizzati/e reclamano che Alcan
faccia del suo Complesso Jonquière una fabbrica di servizi per le
almuminierie della multinazionale nel mondo. Si propone ad esempio che
l'impresa investa con un gigante dell'automobile in una fabbrica che
potrebbe creare un migliaio d'impieghi alla Jonquière. I lavoratori e le
lavoratrici d'Alcan rivendicano anche altre fabbriche di
trasformazione nella regione. La rivendicazione si basa su cinque
grandi assi: aumentare la produzione e diversificare i prodotti della
fabbrica Vaudreuil, produrre gli anodi per altre fabbriche della
multinazionale, rimpatriare tutte le attività di débrasquage di Alcan in
Québec, ottenere degli investimenti maggiori per i catodi
graffittati allo scopo di fornire le alluminierie di nuova generazione e
fare del servizio laboratorio/fabbricazione/forgia/immagazzinamento, il
fornitore di servizi dell'insieme degli impianti di Alcan nella regione.

Apparentemente, i/le sindacalizzati/e hanno l'appoggio maggioritario
della popolazione e degli eletti della regione. A 48h dall'avviso,
l'inter-sindacale di Alcan è riuscito a fare scendere più di 5 000
persone in piazza a Jonquière in sostegno della loro causa.

Evidentemente, l'insieme dell'operazione, per quanto molto creativa e
combattiva, si colloca in uno stretto quadro legalitario
(quantunque...) e riformista.

Bisognerà vedere quale sarà la reazione sindacale, adesso che
l'occupazione è stata dichiarata illegale.

Per il momento, la direzione suprema della FTQ - a cui hanno aderito i/le
sindacalizzati/e tramite la fusione della loro federazione con le TCA -
appoggia di tutto cuore l'azione.

Henri Massé ha tenuto a portare con un comunicato « il sostegno più
totale della centrale alla spettacolare operazione di resistenza
scatenata dai suoi sindacalizzati/e dell'Alcan a Jonquière».

In ogni modo, la breccia che apre quest'azione nell'immaginario è
sensazionale. Si tratta comunque di un'aperta negazione del diritto di
gestione della multinazionale e di una formidabile affermazione di potere
operaio. E poi, tra il controllo operaio e l'autogestione, non c'è che un
passo...

=====

Collectif anarchiste La Nuit (NEFAC-Québec)
a/s Groupe Émile-Henry
C.P. 55051, 138 St-Vallier Ouest
Québec (Qc), G1K 1J0

nefacquebec@yahoo.ca
http://www.nefac.net

Traduzione a cura dell'Ufficio Relazioni Internazionali FdCA
http://www.fdca.it





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