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(it) Ricordando Eugenio Maggi, comunista libertario genovese

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Date Wed, 11 Feb 2004 11:56:55 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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http://ainfos.ca/index24.html
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La vita di Eugenio Maggi, comunista libertario
genovese, partigiano, attivo nelle lotte politiche
e sindacali, morto il 5 dicembre 2003, nel ricordo
del figlio Ettore.

Eugenio Maggi nasce a Genova, in Via Filippo Casoni, il 17 luglio 1919.
E' il quarto dei sei figli di Ettore e Giuseppina Cosmelli. Il padre
Ettore, ex operaio specializzato dei cantieri navali di Riva Trigoso,
dopo aver perso il lavoro nel 1926 per essersi rifiutato di iscriversi al
partito fascista, apre un'officina nel quartiere di Coronata, che però
viene ripetutamente assalita dai fascisti e bruciata e lo stesso Ettore
Maggi è spesso bastonato e arrestato.

La famiglia Maggi si trasferisce nel quartiere di Sestri Ponente nel
1929, dove Eugenio inizia a lavorare a quattordici anni in una
torrefazione di caffé, per poi diventare operaio alla San Giorgio di
Sestri Ponente. Il giovane Eugenio, detto Tebba, cresce con sentimenti
antifascisti (gli stessi che porteranno i fratelli Aldo e Rita a
partecipare alla Resistenza, il primo nella Pinan - Cichero e la
seconda nella Brigata Buranello) e, dopo aver conosciuto Antonio
Dettori, antifascista anarchico, Eugenio frequenta la Federazione
comunista libertaria, che svolge attività clandestina.

Dopo l'8 settembre 1943, a Sestri Ponente, da sempre percorsa da forti
sentimenti antifascisti (tanto da guadagnarsi il titolo di "Sestri la
rossa"), si iniziano a recuperare le armi abbandonate dai militari
sbandati e l'11 settembre nasce il primo atto di resistenza. Un reparto
di soldati tedeschi viene informato della presenza di armi in un
magazzino di Via Andrea Costa e si reca sul posto con un camion per
prelevarle. La notizia si sparge e numerosi sestresi accorrono e
circondano i tedeschi. Tra loro Eugenio Maggi, insieme ai suoi amici
Vittorio Zecca e Giacomo Pittaluga.

Si scatena la prima battaglia genovese, tra i giovani sestresi ed i
soldati tedeschi, meglio armati ma inferiori di numero, che nella
sparatoria uccidono una donna affacciata alla finestra. Il camion viene
fatto saltare in aria e i giovani sestresi si danno alla fuga. Maggi
riesce a sfuggire ai tedeschi nascondendosi all'interno del chiosco -
edicola dell'attuale Viale Canepa.

In seguito Eugenio entra a far parte di una squadra d'azione della
Brigata SAP Malatesta, organizzata da Antonio Dettori e dalla
Federazione comunista libertaria, mentre Vittorio Zecca entra nella
Brigata Autonoma Langhe e Giacomo Pittaluga in una brigata della
Divisione Garibaldina Coduri, formazione operante nel Tigullio.

Nel luglio 1944 Eugenio Maggi viene arrestato in Piazza Baracca insieme a
Francesco Fusaro, Gino Fioresi, e Gino Rossi. L'arresto è causato da una
spia fascista infiltrata nella Malatesta.

Trasferito alla questura di Genova, Eugenio è interrogato dal famoso (e
famigerato) commissario Giusto Veneziani, capo della squadra politica.
Nel recente libro di Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, questo
triste personaggio viene citato come esempio di vittima delle vendette
subite dai fascisti dopo la liberazione. Sicuramente Veneziani il ruolo
di vittima lo conosceva bene, dato che lo aveva imposto a molta gente
prima della liberazione.

Trasferito poi al carcere di San Vittore a Milano, nell'agosto 1944
Eugenio Maggi vede quindici suoi compagni di prigionia prelevati dalle
celle per essere fucilati a Piazzale Loreto dai legionari della Muti,
altro valoroso esempio di "ragazzi di Salò", come vengono chiamati di
questi tempi coloro che, una volta, venivano descritti come aguzzini,
torturatori e fucilatori.

Ma si sa, i tempi cambiano e le mode evolvono.

Nel mese successivo Eugenio Maggi viene trasferito ancora: la
destinazione è il campo di concentramento di Bolzano, dove viene
consegnato alle SS tedesche. Il compito dei ragazzi di Salò è
terminato. Complessivamente furono circa 45000 (un quinto ebrei, il resto
soprattutto antifascisti, partigiani, lavoratori) gli italiani consegnati
ai tedeschi per essere deportati nei lager nazisti. Oltre il 90% dei
deportati non farà ritorno a casa, mentre Maggi riuscirà a sopravvivere.
Dopo il lager di Flossemburg, è destinato al campo di Dachau, tristemente
famoso per essere il primo lager nazista (fu aperto nel marzo 1933,
subito dopo la salita al potere di Hitler, per "ospitare" gli oppositori
politici del nazismo) e per gli esperimenti "scientifici" che avvenivano
sui prigionieri.

Eugenio sopravvive sino alla liberazione del lager da parte dell'esercito
americano, avvenuta il 29 aprile 1945. La fame, i maltrattamenti, le
malattie, il duro lavoro coatto, lo hanno ridotto ad uno scheletro di
poco più di trenta chili ma è ancora vivo.

Ricoverato per circa un mese presso un ospedale della Croce rossa
internazionale rientra in Italia nel maggio 1945 e appena arrivato a
Genova entra nei ranghi della Brigata Garibaldina Alpron come
commissario di distaccamento. Nel dopoguerra lavora come operaio in varie
fabbriche genovesi ed anche al di fuori della Liguria e
dell'Italia. Vive per alcuni periodi in Francia, a Trieste, a Siracusa, a
Cagliari (dove abita per oltre dieci anni), sempre partecipando alle
lotte politiche e sindacali. Partecipa, inoltre, alla rivolta di Genova
del 14 luglio 1948 ed ai moti antifascisti genovesi del 30 giugno 1960.

Eugenio Maggi muore a Sestri Ponente il 5 dicembre 2003, a pochi metri
dall'edicola dove si era rifugiato sessant'anni prima per sfuggire ai
soldati tedeschi.

Genova, 26 gennaio 2004

Ettore Maggi

[da www.mentelocale.it]




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