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(it) Umanità Nova n.4: Scuola. Boicottare la riforma

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Date Wed, 11 Feb 2004 11:43:09 +0100 (CET)


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Il decreto di attuazione della riforma Moratti per la scuola
dell'infanzia e il primo ciclo di istruzione è stato definitivamente
approvato dal consiglio dei Ministri lo scorso 23 gennaio.
Giunge così a compimento un processo avviato da anni, sul quale si sono
avvicendati con accanimento due governi di diverso colore, ugualmente
ossessionati dalla volontà di introdurre nella scuola pubblica criteri di
selezione, di riduzione dei saperi, di abbattimento di risorse
finanziarie, di taglio del personale, di dequalificazione, di
subordinazione dell'istruzione alle esigenze del mercato. Questo il
terreno comune che caratterizzava l'impianto del progetto di riforma
ulivista-cigiellina di Berlinguer e che costituisce l'asse portante, con
le dovute variabili, della riforma Moratti.

Ripercorriamo qualche tappa.

La Moratti presenta i contenuti e le finalità del proprio progetto di
riforma dei cicli a partire dal luglio 2001, attraverso il documento di
Bertagna, che viene ufficialmente illustrato nel dicembre nel famoso
Forum degli stati generali tenuto all'EUR in forma superblindata, tra le
contestazioni di una enorme manifestazione, sostenuta
sostanzialmente dagli studenti e dai sindacati di base, effettuata in un
clima di forte tensione: era la prima manifestazione di piazza
imponente che si teneva dopo Genova.

Nella primavera 2002 il Consiglio dei ministri approva il disegno di
legge delega, mentre si dà inizio ad una poderosa e dispendiosa opera di
propaganda esercitata a colpi di opuscoletti accattivanti che
dovrebbero toccare il cuore di docenti e famiglie: sarà anche questa una
caratteristica ricorrente nell'iter della riforma Moratti.

Nel settembre 2002 parte in 250 scuole elementari il progetto nazionale
di sperimentazione della riforma macroscopicamente finalizzato alla
ricerca del consenso: le adesioni provengono principalmente dalle
regioni e dalle province filogovernative. In Toscana, per fare un
esempio, il 70% delle scuole che sperimentano la riforma sono private,
nella provincia di Livorno, grazie alle prese di posizione dei Collegi
docenti, nessuna scuola chiede la sperimentazione. I risultati della
sperimentazione, ovviamente, sono una trionfante conferma dell'impianto
morattiano.

Nel primo semestre del 2003 il disegno di legge viene approvato sia alla
Camera che al Senato. Nel settembre, all'inizio dell'attuale anno
scolastico, il Consiglio dei Ministri approva lo schema del decreto
legislativo. Dopo aver recepito il parere, peraltro solo consultivo,
della conferenza Stato-regioni, che propone alcuni emendamenti,
arriviamo così alla definitiva approvazione dello scorso 23 gennaio,
nonostante alcune scaramucce interne alla stessa maggioranza e
nonostante il parere negativo espresso dalla commissione bilancio del
senato che rileva la mancanza di copertura finanziaria per alcuni
capitoli di spesa relativi alla diffusione della scuola dell'infanzia e
all'anticipo scolastico. La scuola riformata sarà dunque sconvolta per i
seguenti motivi: l'anticipo a due anni e mezzo senza adattamento e
ampliamento delle strutture e senza ulteriori assunzioni abbatterà
irrimediabilmente la qualità della scuola d'infanzia; l'anticipo
opzionale dell'ingresso alle elementari creerà classi disomogenee in cui
saranno presenti contemporaneamente alunni con età compresa tra i 5 anni
e mezzo e i sette anni, con notevoli differenze di maturazione affettiva
e cognitiva; l'introduzione dell'insegnante tutor comporterà una
gerarchizzazione inaccettabile e una dannosa rottura
dell'equilibrio nel lavoro dei docenti; l'orario scolastico sarà
ridotto nella scuola elementare a 27 ore, opzionalmente estensibili: ad
esempio, su 10 classi di tempo pieno (attualmente 40 ore settimanali),
utilizzando il tempo base si vanno a perdere 7 insegnanti rispetto
all'attuale; in ogni caso, anche con la massima estensione di tempo, si
perdono comunque 3 insegnanti. Inoltre l'utilizzo della quota opzionale
introdurrà sino dal primo ciclo dell'obbligo, una discriminazione
ingiustificata e dannosa per i bambini.

Nella scuola media l'orario sarà diminuito del 10%, passando a 27 ore
dalle attuali 30; anche qua ci sarà una divisione tra il curricolo
obbligatorio (891 ore annue) e quello opzionale (198 ore), con le
ingiustificate differenziazioni di cui sopra; le discipline passeranno al
contrario da 9 a 12, con una frammentazione dannosa per la didattica ma
funzionale all'ottimizzazione dell'orario del personale e al taglio dei
posti di docenza. Da segnalare, a fronte di quanto millantato dalla
propaganda, la riduzione dell'educazione tecnologica (leggi
informatica) da 3 a 1 ora settimanale e l'introduzione della seconda
lingua straniera utilizzando le solite tre ore con cui finora si è
studiato una lingua sola. Una manovra dunque che significa selezione,
dequalificazione, impoverimento culturale, taglio di posti di lavoro,
rispetto alla quale si è sviluppata recentemente una mobilitazione
allargata che si è concretizzata in manifestazioni, presidi, assemblee
permanenti, talora occupazioni delle scuole, sostenuta sinceramente da
svariate componenti, ma irrimediabilmente limitata nella sua efficacia
per diversi motivi: l'enorme ritardo rispetto ad una manovra che aveva
cominciato il suo percorso da tempo, ma che aveva visto come attivi
oppositori solo i sindacati di base; la parzialità degli obiettivi: la
mobilitazione si è concentrata sul settore delle elementari e sulla
richiesta di garanzie per il tempo pieno e la mensa, toccando un punto
nodale, ma non esclusivo della manovra.

È stato trascurato ad esempio il settore della scuola media, che pure è
duramente colpito, e del tutto accantonata la questione della
secondaria superiore, per la quale ancora non c'è decreto attuativo, ma
che è ugualmente smembrata e ridotta nella legge 53; la
strumentalizzazione: spesso gli enti locali hanno sostenuto le
mobilitazioni perché decisi a non accollarsi le competenze relative alla
garanzia di erogazione del servizio mensa, che la Moratti ha
sganciato insieme al tempo pieno. Ne è risultata una eccessiva
istituzionalizzazione e depotenziamento delle proteste ed alcuni
irrilevanti emendamenti suggeriti dalla conferenza stato-regioni,
esclusivamente relativi ai servizi mensa il movimentiamo a tutti i costi:
c'è stata una eccessiva valorizzazione di comitati ed
associazioni di genitori, identificati come unico soggetto pienamente
legittimato ad assumere iniziative, in realtà chiunque abbia seguite le
vicende ha verificato, con le debite eccezioni, che molto spesso queste
associazioni sono l'interfaccia di partiti politici o sindacati
(CGIL-DS-PRC), che alcuni genitori in realtà hanno ruoli e incarichi o
sono candidati per le amministrative.

Si è voluto togliere spazio al terreno della mobilitazione sindacale,
l'unica in grado di contrastare efficacemente una manovra che riguarda
uno specifico settore lavorativo, dove tra l'altro il sindacalismo di
base è piuttosto diffuso ed in netto vantaggio, sul tema della lotta
contro la riforma dei cicli, persino sulla CGIL.

Non è un caso se su una questione così rilevante non sia stato indetto
nemmeno uno sciopero (con l'eccezione dello sciopero Unicobas dello
scorso 6 ottobre), che la questione sia stata oscurata ancora una volta
da un'altra emergenza - le pensioni -, che si sia voluto scegliere la
strada dei girotondi, la campagna d'opinione anziché la lotta
sindacale. Il compito che ci aspetta è senz'altro impegnativo:
continuare la mobilitazione nelle piazze, nelle assemblee, nelle
scuole, anche nei comitati, laddove siano autentiche strutture di base,
per contrastare l'attuazione della riforma, boicottarne l'applicazione e
contenerne gli esiti, per difendere i posti di lavoro e salvaguardare il
diritto all'educazione degli studenti; ma anche lavorare per la
costruzione di uno sciopero che veda le lavoratrici ed i lavoratori della
scuola protagonisti della lotta contro la vergognosa e devastante
ristrutturazione del loro settore.

Patrizia


Da "Umanità Nova" n. 4 dell'8 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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