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(it) Umanità Nova n.3: Nessuna frontiera, nessuna galera!

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Thu, 5 Feb 2004 09:32:45 +0100 (CET)


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"A lungo termine, il capitalismo dovrebbe essere antirazzista, proprio
perché è antiumano" (N. Chomsky)
L'antiumanità del capitalismo e dell'ordine statuale, anche nelle
società che si definiscono democratiche, è senz'altro ben dimostrata
dall'esistenza dei campi di concentramento ipocritamente definiti
Centri di Permanenza Temporanea (CPT) e talvolta mascherati da centri di
accoglienza, per la carcerazione sino a due mesi degli immigrati
"irregolari" in attesa di espulsione coatta.

Si tratta, come non è mai abbastanza noto, di luoghi di detenzione per
persone "colpevoli" soltanto di non avere un passaporto o un permesso di
soggiorno, dove il livello dei diritti e delle condizioni di vita è
persino inferiore a quello delle carceri. Luoghi che, secondo i
principi fondamentali garantiti ad ogni essere umano, dovrebbero essere
considerati fuorilegge come ha peraltro più volte denunciato Amnesty
International; invece in Italia sono stati istituiti con leggi dello
stato da governi, sia di centro-sinistra che di centro-destra, secondo le
direttive stabilite dai trattati dell'Unione Europea.

Luoghi dove avvengono quotidianamente soprusi autorizzati e violenze
legali, compresa la somministrazione di psicofarmaci o di manganellate
secondo i casi, sorvegliati da forze di polizia ma anche con la
partecipazione di civili, religiosi ed associazioni "umanitarie" che
cogestiscono tali strutture rendendosi oggettivamente ed anche
materialmente corresponsabili di simili orrori.

Talvolta la loro ubicazione è decentrata e lontana da occhi indiscreti,
in altri casi è all'interno delle nostre città, a due passi dalle
vetrine del consumismo e dalle routine della normalità borghese.
Contro le possibili evasioni vi sono muri, sbarre, fili spinati e
blindati; ma la loro principale difesa è l'invisibilità agli occhi della
stragrande maggioranza delle persone che non vogliono sapere e non
possono credere.

Che non vogliono sapere e non possono credere, così come avvenne in
Germania quando vennero istituiti i lager nazisti.

La giornata di lotta antirazzista del 31 gennaio appare quindi come la
continuazione ideale e coerente della Giornata della Memoria, anche se
sul piano istituzionale ci si guarda bene di evidenziare le analogie tra
presente e passato, ed anzi l'antirazzismo democratico verso
l'orrore concentrazionario di ieri finisce per coprire e legittimare la
non meno inquietante realtà del presente.

Da parte sua il governo appare intenzionato a sviluppare ulteriormente
l'apparato repressivo, quale elemento portante della sua politica
xenofoba nei confronti del fenomeno dell'immigrazione: si effettuano
rastrellamenti, viene praticamente annullato il diritto di asilo per i
profughi, si continua a dare la caccia con unità militari alle carrette
del mare cariche di disperati, si progettano nuovi campi in ogni
regione e si vorrebbero persino affidarne in subappalto agli stati da
dove partono i viaggi clandestini della speranza.

Di fronte a ciò, il movimento antirazzista e le associazioni dei
migranti da anni cercano di denunciare pubblicamente la politica
governativa e gli interessi economici che sottendono lo stato
dell'apartheid in Italia, mettendo al primo punto delle loro iniziative
la chiusura dei CPT e cercando in ogni maniera di impedirne la loro
costruzione; ma è tutt'altro che una lotta semplice, perché ancora
limitata a circoscritti ambiti di attenzione e a determinate aree di
sensibilità sociale.

Da qui l'importanza di estendere la controinformazione e l'azione
diretta solidale, ma anche quella di individuare altri punti del
meccanismo infame delle espulsioni forzate, con il coivolgimento di altre
forze. Da tempo e da più parti, ad esempio, si parla di
intervenire nei momenti in cui gli immigrati vengono trasferiti dai
centri di detenzione agli aeroporti e nei porti per essere di nuovo
deportati nei paesi da cui sono fuggiti. In Italia, a differenza della
Francia dove si è concretizzata la non-collaborazione dei lavoratori dei
trasporti, di solito tali operazioni non sono state ancora
privatizzate, ma vale la pena prendere seriamente in considerazione tale
proposta, anche perché ogni macchina per funzionare ha bisogno di
molteplici ingranaggi.

Anti

Da "Umanità Nova" n. 3 del 1 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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