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(it) Umanitą Nova n.3: Ciudad Juįrez: strage delle donne

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 4 Feb 2004 11:15:38 +0100 (CET)


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http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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La cittą della morte

Ciudad Juįrez, una grande cittą al confine tra Messico e Stati Uniti. Una
cittą di due milioni di abitanti, sorta nel nulla al confine del deserto.
Un deserto in cui, da dieci anni, affiorano corpi di donne uccise,
seviziate, stuprate. Corpi mummificati dal sole e mangiati dagli animali
del deserto. Dal 1993 ad oggi sono 370 le donne uccise da mani
sconosciute e pił di 200 sono scomparse. Una carneficina infinita, senza
colpevoli, senza storia, senza nessuna parola che la racconti. Le donne
di Ciudad Juįrez hanno ribattezzato la loro cittą con il nome "cittą
della morte".

Ciudad Juįrez č una cittą nata dal nulla. Una cittą di immigrati: gente
povera che arriva qui di passaggio, inseguendo il sogno
americano. L'America č a pochi passi, al di lą del Rio Grande.
Di qua, invece le maquilladoras, che producono a ciclo continuo, pił di
4.000 fabbriche che appartengono a grandi multinazionali e che
impiegano per l'80% manodopera femminile; salari irrisori e senza
garanzie, le stesse operaie al di lą del fiume, negli USA,
guadagnerebbero 10 volte di pił. Maquilladoras, il nome con cui vengono
definiti gli impianti industriali deriva da "maquilla", la parte di
farina che il mugnaio trattiene per sé. E il nome gią indica a chi
andranno i profitti...

50.000 immigrati nuovi ogni anno, che vanno ad abitare le baraccopoli
della cittą, sognando di potersi spostare ancora pił a nord, di andare
via al pił presto, ed invece accumulano rabbia e frustrazione.

Una cittą di confine, lontana dalle altre, con un tessuto sociale
disgregato. Uno sviluppo incontrollato ed improvviso, una cittą divisa
tra i ricchi quartieri dei dirigenti e dei narcotrafficanti e le
periferie senza acqua e senza luce.

Ed in questa cittą, ancora pił che altrove, le donne diventano oggetto di
orrore.

Una cittą poverissima, immersa in una societą machista. Nelle famiglie
messicane vige il culto dei vecchi. Associazioni di donne raccontano di
centinaia di casi di bambine stuprate dai nonni. Un mondo dove gli adulti
subiscono le devastazioni del potere economico, i pił giovani subiscono
il potere degli adulti e le donne subiscono...

Un mondo dove le donne sono strette tra un sistema economico che le
sfrutta ed un sistema culturale che le opprime e le colpevolizza
proprio perché vanno a lavorare.

E, da dieci anni, le donne continuano a sparire, per riapparire poi
violate e straziate, nel deserto.

Sulle cause di questo orrore si sono fatte molte ipotesi: traffico di
organi, videotape estremi, tratta delle bianche...

Tutte le ipotesi sono possibili. Il governo non indaga, lascia correre, e
riconduce tutto a delitti familiari. Per il governo non esiste
emergenza criminale ed ha inventato alcuni colpevoli. Non sono mai state
svolte indagini approfondite, le testimonianze sono state
manipolate, molti sono stati costretti a confessare sotto tortura per
trovare in fretta un colpevole qualsiasi, gli stessi mass media locali
solo da poco hanno cominciato ad occuparsi del problema.

Ma i delitti continuano... Le donne continuano ad essere uccise: tutte
giovani, tutte povere, tutte torturate.

Chi c'č dietro tutto ciņ? Chi possiede il denaro ed il potere
sufficiente per poter agire impunito da dieci anni?

In questa cittą i diritti umani ed i diritti delle donne sono
calpestati, schiacciati, stritolati tutti i giorni. Le donne sono
strette in una morsa di miseria e violenza. Donne povere che si
vorrebbe anche senza voce.

Ma qualcuna protesta, nonostante le pesanti minacce e le intimidazioni
ricevute.

A Ciudad Juįrez le donne hanno eretto una grande croce per testimoniare
questa tragedia e vi hanno conficcato pił di 500 chiodi, uno per ogni
donna scomparsa, una per ogni vittima di questo orrore. Quanti altri
chiodi ancora dovranno essere conficcati prima che tutto questo
finisca?

Le donne di Ciudad Juįrez si ritrovano attorno al monumento. Attaccano
ricordi, fogli, oggetti appartenuti alle donne scomparse. Mantengono viva
la memoria e la voglia di lottare. La loro canzone dice: "...non ci
stancheremo mai di gridare... NI UNA MAS"

R. P.

Da "Umanitą Nova" n. 3 del 1 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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