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(it) Umanità Nova n.3: Bologna - l'anarchia è prioritaria

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Date Mon, 2 Feb 2004 12:06:26 +0100 (CET)


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Rispedito al mittente

Si é svolta con partecipazione e successo l'annunciata iniziativa
anarchica "L'anarchia é prioritaria ma non si fa per posta". Nel cinema
Rialto, con la partecipazione di circa 200 persone, si sono alternati al
microfono, in un fuoco di fila di interventi, circa 30 compagne e
compagni della FAI, del circolo Berneri, delle associazioni libertarie e
molti compagni attivi nel sindacalismo di base. Di particolare
rilievo l'intervento di Gianfranco Carreri (segretario dell'USI) e di
Massimo Betti (coordinatore delle RdB-CuB dell'Emilia Romagna).

Nella sala dell'Angelo, alla sera, la partecipazione é stata ancora più
folta in una bella e allegra serata dove l'Internazionale é stata
cantata in ben tre versioni, accanto a poesie e canzoni, cori
anticlericali, nuove produzioni e remake della tradizione anarchica e
popolare.

Anche gli occupanti dello Scalo Internazionale dei Migranti hanno
voluto testimoniare la loro solidarietà con la partecipazione fisica e
musicale. Immancabile il coro finale sull'onda di "figli dell'officina"
che ha chiuso la giornata di festa, di controinformazione ma anche di
lotta.

Un centinaio di compagne e compagni si sono spostati dal cinema alla sala
in corteo, percorrendo le vie Rialto, S.Stefano, Farini, D'Azeglio e
S.Mamolo al seguito di furgone con bandiere al vento e trombe di
diffusione delle canzoni e dei comunicati anarchici. Lo striscione della
Federazione Anarchica Italiana apriva il corteo.

Una presenza corale di compagne e compagni della FAI, soprattutto del
centro nord, un'attenta partecipazione di gran parte del movimento
libertario bolognese, una presenza solidale di circoli e spazi sociali
anarchici della regione mentre brillavano per la loro assenza le
"famiglie" dell'antagonismo bolognese, schiacciate nel settarismo e nelle
collusione elettoralistiche.

Gli anarchici hanno parlato dell'anarchia. Lo hanno fatto nel modo che
gli é proprio: pluralmente, mettendo in evidenza la molteplice presenza
anarchica nella società. Centrale, nell'intervento di molte e di molti,
l'analisi degli sviluppi della situazione attuale: nelle strategie di
dominazione si danno, in una logica di annientamento, diversi fronti;
come sul fronte esterno le politiche si palesano per distruzione,
imbroglio e strumentalizzazione, anche sul fronte interno si
riproducono gli stessi atteggiamenti.

Di fronte all'insorgenza sociale (unanime la valutazione
dell'importanza della lotta di Scanzano Ionico come detonatrice ed
esemplificatrice delle lotte successive) lo stato, organo materiale del
potere, sta approntando il solito mix di blandizie, repressione e
provocazione che gli sono utili per arginare le lotte in corso e
mettere fuori gioco le sue componenti più radicali.

In questo senso il riesame delle vicende che hanno segnato le strategie
statali di repressione del ciclo di lotte degli anni 60 e 70 non ha nulla
di retorico o storicistico ma indica con chiarezza quali sono i mezzi a
cui é capace di ricorrere il potere per perpetuare la sua
dominazione. Ben coscienti che la storia non si ripete uguale a sé
stessa, compagne e compagni hanno sottolineato come, comunque, vadano
lette le vicende quotidiane con l'accortezza ed il disincanto necessari.

Contemporaneamente sono stati ribaditi i caratteri distintivi
dell'anarchismo che si basano sulla responsabilità individuale e sulla
solidarietà rivoluzionaria. In quest'ottica sono stati, con forza,
ribaditi i metodi e le pratiche della strategia rivoluzionaria
anarchica: la sollecitazione, l'organizzazione, l'appoggio a tutte le
lotte che anche partendo dal terreno rivendicativo siano capaci di
scardinare l'ordine esistente. Per dirla in breve é stato chiarito come
l'anarchia non sia opera del "partito" degli anarchici bensì l'opera
delle classi subalterne che si realizza quando queste sono capaci di
sovvertire le relazioni sociali dominanti. Per gli anarchici rimane il
compito della propaganda delle metodologie dell'organizzazione sociale
libertaria ed egualitaria, del contrasto delle strategie di repressione e
recupero, della difesa intransigente dei principi autogestionari,
antiautoritari ed egualitari. Il rifiuto delle concezioni giacobine,
comunque camuffate, é la caratteristica storica dell'anarchismo. Tale
caratteristica é, oggi, più attuale che mai proprio di fronte alla crisi
del sistema di dominazione. Di fronte a tale crisi anche compagni sinceri
possono farsi prendere la mano da sollecitazioni di potere, cercando
scorciatoie, manifestando impazienze. Nulla di più nefasto potrebbe
accadere all'anarchismo che si trasformerebbe nell'ennesimo partito
sedicente rivoluzionario. Il carattere irriducibilmente
rivoluzionario dell'anarchismo sta proprio nella sua capacità di essere
nel popolo e con il popolo, né un passo avanti, né un passo indietro.

Così come il principio di solidarietà non può essere ciecamente
accordato ad ogni sussulto radicale. Ancora una volta, sulla base
dell'analisi di fatti, si ribadisce come la scuola del principe non sia
quella di corte ma quella dei tuguri dalla quale il principe non trae
nessun insegnamento emancipatore bensì apprende le tecniche ed i
contesti nei quali esercitare la sua dominazione.

A questi principi ed a queste considerazioni ci siamo ispirati nella
messa in evidenza della radicalità e del radicamento dell'anarchismo
sociale, comunista e organizzatore che ci contraddistingue. Dalle lotte
dei proletari immigrati, dalle lotte dei lavoratori che sanno violare le
leggi imposte dal collaborazionismo della sinistra politica, dalle lotte
contro le discariche e le produzioni di morte, dalle lotte contro la
guerra e le politiche imperiali, traiamo la forza, la dignità e la
legittimità della nostra identità rivoluzionaria.

La testimonianza, la presenza in termini determinanti delle nostre
compagne e dei nostri compagni in queste lotte é la più banale ma anche
la più evidente dimostrazione della nostra irriducibilità.

Sarà anche per questo che quattro zampironi possono fare tanto baccano.

Ma come non ci hanno fermato (pur avendo provocato tanti lutti) le azioni
repressive del passato, nemmeno le attuali politiche di
provocazione saranno capaci di sradicare l'anarchismo in Italia.
A Bologna lo abbiamo detto con chiarezza e, soprattutto, lo abbiamo
dimostrato.

Un particolare messaggio di solidarietà é stato inviato alle compagne ed
ai compagni di Cagliari e di Roma colpiti duramente e
pretestuosamente dalla repressione per la loro capacità di manifestare la
solidarietà e l'indignazione che noi tutti proviamo di fronte alla
forsennata campagna antianarchica.

redb


Da "Umanità Nova" n. 3 del 1 febbraio 2004
http://www.ecn.org/uenne/




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