A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Israele/Palestina: Lezioni della resistenza popolare - Siamo tutti Ahmed Awwad (en)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 15 Dec 2004 12:31:31 +0100 (CET)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Nel suo libro "Stupidi uomini bianchi", Michael Moore inserisce una
lettera aperta ad Arafat, in cui gli spiega i principi della
non-violenza. Moore assicura Arafat che una volta assunta, la
non-violenza non può fallire e che avrebbe milioni di potenziali
sostenitori israeliani che partecipano alle manifestazioni di "Peace
Now". Moore appare sincero nel suo sostegno alla causa palestinese, ma
deve sapere che una lettera simile rinforza l'idea errata che il
sottosviluppato sistema politico palestinese sia la ragione della loro
disgrazia. Ben lungi dal cadere nell'oscenità di criticare le nostre
vittime, Moore riesce però a distorcere la storia dando l'impresione che
la resistenza palestinese sia un fenomeno ristretto agli attacchi
terroristici.

Tanto per cominciare, per decenni si sono fatti scioperi, manifestazioni
e non si è cooperato con gli occupanti. Tutti questi sforzi non hanno
ricevuto l'adesione di Peace Now, attualmente coperta dalla CNN. Infatti,
dal momento che Peace Now si oppone al rifiuto del servizio militare,
l'unico contatto che molti membri di Peace Now hanno con la popolazione
palestinese è quando stanno ai checkpoints o partecipano in generale alla
repressione. Infatti, io stesso ho incontrato un soldato di Peace Now che
faceva la guardia al muro che chiude il villaggio palestinese di Mas'ha.
Mi ripeteva la solita solfa che lui era un soldato umanitario impegnato
nel ridurre la brutalità dell'occupazione, facendo così di più lui per la
pace che non quelli come me che criticano solo l'esercito.

Da parte sua, l'esercito israeliano ha cercato duramente di dare ai
Palestinesi una lezione diversa nella resistanza popolare. Al culmine
della resistenza popolare palestinese nel 1987-88, l'organizzazione
palestinese per il monitoraggio sui diritti umani Al-Haq ha documentato
la deportazione, la detenzione amministrativa (cioè la carcerazione senza
processo) e le percosse di dirigenti sindacali, esponenti delle
organizzazioni di carità e di comitati popolari come pure organizzatori
di proteste (vedi "Punishing a Nation; Israeli Human Rights Violations
During the Palestinian Uprising December 1987-December 1988", Al-Haq,
South End Press, 1988). Infatti Al-Haq ha visto 4/5 dei suoi attivisti
sul campo, subire la detenzione amministrativa per la maggior parte del
periodo a cui si riferisce il dossier.

La posizione di Israele riguardo al sistema politico palestinese divenne
esplicita il 19 marzo 1988 quando lo "Shabiba" venne messo fuori legge da
un'ordinanza militare. Secondo Joel Greenberg, sul Jerusalem Post del 20
marzo 1988 (citato nel dossier di Al-Haq): "Lo Shabiba, composto da
studenti, ragazzi di scuola e giovani palestinesi che non andavano a
scuola, ha sezioni in tutti i Territori ed in Gerusalemme-est... tra le
sue attività note ci sono progetti sul territorio, quali il rinnovamento
delle case, sostegno ai programmi per gli anziani e la gioventù. Gli
ufficiali della sicurezza lo consideravano un organismo di reclutamento
per Fatah, tramite il quale i giovani palestinesi vengono mobilitati per
attacchi anti-israeliani e per l'attività politica nazionalista".

Ai militari non venne richiesto di sostanziare le loro inverosimili
accuse sul ruolo dello Shabiba quale strumento di Fatah, salvo le accuse
fatte contro ogni singolo membro dello Shabiba che era stato sottoposto
alla detenzione amministrativa. Inoltre, per la legge israeliana, una
persona può essere effettivamente perseguita per il solo fatto di
appartenere ad una
organizzazione posta fuorilegge. A prova di tale appartenenza vengono
portate le attività di consegna di cibo agli anziani o la ben più grave
accusa di "attività politica nazionalista",

Dopo anni di deportazioni, carcerazioni e percosse, la politica
israeliana ha avuto alquanto successo nel reprimere le "attività
politiche nazionaliste". Ma questo successo ha contribuito alla crescita
della resistenza violenta armata e del terrorismo nei territori occupati.
Quando l'attività politica diviene impossibile ed i leader politici sono
in prigione o deportati, la conseguenza è che l'unica possibile
resistenza è quella armata e violenta.

Nonostante la repressione, un movimento palestinese popolare e
non-violento è cresciuto nella lotta di opposizione al muro, a Salem,
Anin, Mas'ha, Azawia, Biddu, Beit Awwa, Beit Ula, Iskakka, Budrus, Deir
Balut, Beit Surik, Beit Likia, ar-Ram, Abu Dis, Kibbia ed in altri
villaggi. Un vasto movimento di base, fatto di uomini, donne e bambini
che si è persistentemente opposto alla confisca delle terre ed
all'ingabbiamento delle loro comunità. Il movimento ha proseguito le
attività non-violente persino dopo l'uccisione di 6 manifestanti ed il
ferimento di migliaia provocato da armi da fuoco, proiettili ricoperti di
gomma, gas lacrimogeni e percosse. Per la prima volta si è visto un
movimento ricevere l'adesione concreta sul terreno di militanti
internazionali ed israeliani. Questi ultimi non presumono di dare lezioni
ai palestinesi sul come condurre la loro lotta, Piuttosto, si rendono
conto che sono loro che possono imparare come i Palestinesi siano esseri
umani degni di essere trattati come tali per spiegarlo poi in Israele e
nei paesi da dove provengono.

Le autorirà israeliane hanno risposto al movimento popolare ed ai
sostenitori internazionali al solito modo. Le manifestazioni vengono
represse con le armi da fuoco, i proiettili di gomma, gas lacrimogeni e
percosse. Non deve sorprendere se la violenza repressiva si accanisce
contro i Palestinesi. Infatti, si possono sentire gli ufficiali ordinare
ai soldati di non sparare sugli israeliani. Ad ogni modo, nonostante la
loro posizione privilegiata, gli attivisti israeliani ed internazionali
sono comunque vittime della violenza dell'esercito e della polizia. Un
attivista israeliano è stato quasi ucciso quando venne colpito ad
entrambe le gambe da colpi carichi sparati da breve distanza ed un altro
è stato colpito ad un occhio da un proiettile metallico ricoperto di
gomma. Altri attivisti israeliani ed internazionali hanno subito percosse
e ferite da proiettili ricoperti di gomma.

Oltre alla repressione violenta delle manifestazioni, le autorità
israeliane usano anche una vasta gamma di mezzi per la repressione
politica. Il Ministero degli Interni blocca sistematicamente gli ingressi
in Israele degli attivisti internazionali e cerca di deportare quelli che
vengono arrestati durante le manifestazioni. I comandanti dell'esercito
hanno dichiarato tutte le aree delle manifestazioni quali "zone militari
chiuse" ed arrestano gli israeliani che vengono fermati all'interno di
esse. Più severo è naturalmente il trattamento per gli attivisti
palestinesi. Coloro che sono sospettati di essere gli organizzatori
rischiano di essere incarcerati per mesi senza processo. Nel villaggio di
Budrus, uno dei villaggi più attivi nella resistenza palestinese popolare
non violenta, i fratelli Na'im ed Ayed Morar, membri del comitato
popolare di Budrus contro il Muro dell'Apartheid, sono stati sottoposti a
detenzione amministrativa la primavera scorsa. Caso raro, un giudice
militare rigettò l'ordinanza di detenzione sostenendo che la attività
politica dei due fratelli non costituiva ragione per una loro detenzione.
Tuttavia, la repressione a Budrus non si fermò lì. Dopo la ripresa della
costruzione del muro e la ripresa delle manifestazioni, un altro
attivista del comitato popolare di Budrus è stato messo in detenzione
amministrativa.

Si tratta di un insegnante di 43 anni, di nome Ahmed Awwad, in detenzione
amministrativa dal 27 settembre. Inoltre, dozzine di attivisti israeliani
ed internazionali sono stati arrestati per aver partecipato alle
manifestazioni palestinesi violando gli ordini di non entrare nelle zone
militari chiuse. In ottobre, 2 anarchici israeliani sono stati accusati
di aver violato le zone militari chiuse. Se verranno condannati,
rischiano un minimo di 2 anni di galera. La circostanza aggravante che
attira l'attenzione esagitata della polizia e dell'esercito è il fatto
che la resistenza a Budrus sta ottenendo dei successi. Dopo mesi di
manifestazioni, il popolo di Budrus si è visto restituire quasi tutti i
loro campi coltivati che erano stati confiscati per il passaggio del
muro. Hanno anche ottenuto dalla Corte Suprema israeliana un'ordinanza
temporanea che esclude qualsiasi costruzione sulle aree coltivate non
restituite.

La risposta alla detenzione amministrativa di Ahmed Awwad ed
all'incombente processo contro i due attivisti israeliani non si è fatta
attendere: la mattina del 7 dicembre, quasi 100 attivisti di Anarchici
Contro il Muro, di Ta'ayush ed altri, insieme a circa 40 attivisti
internazionali sono giunti a Budrus. Molti degli israeliani si sono
liberati di qualsiasi elemento di identificazione, compresa la tessera
blu rilasciata dal governo che li identifica quali ebrei, per indossare i
simboli che li facevano tutti uguali ad Ahmed Awwad, con "Io sono Ahmed
Awwad" scritto in varie lingue. Durante la manifestazione, gli israeliani
non si sono ritirati quando è stata dichiarata la zona militare chiusa ed
i soldati si sono avvicinati a loro. Così 41 israeliani sono stati
fermati e quando gli è stato chiesto di identificarsi, loro hanno
risposto "Siamo tutti Ahmed Awwad". Per la polizia è stato arduo
perseguire un numero così alto di arrestati che si rifiutavano di
declinare le loro generalità. Dopo alcune ore tutti gli israeliani,
tranne 4, sono stati rilasciati senza essere identificati. Gli altri 4
sono stati presi dopo un duro corpo a corpo con la polizia e portati alla
stazione di polizia di Givat Ze'ev, per essere poi rilasciati dopo alcune
ore.

Due giorni dopo, il magistrato del tribunale di Gerusalemme ha fatto
cadere l'accusa di violazione di zona militare chiusa ai danni dei due
anarchici israeliani. Restano le accuse di disordini e ci sono minacce di
nuove accuse. E' difficile sapere quanta parte possano aver avuto gli
arresti di massa sulla caduta dell'accusa, ma dovrebbe essere chiaro per
gli israeliani ed altri il significato della lezione della lotta di
Budrus. C'è efficacia se gli attivisti israeliani ed internazionali
sostengono la lotta palestinese sul terreno, e la migliore risposta da
dare alla repressione ed alla persecuzione politica sta
nell'intensificare le proteste e la resistenza.

Kobi Snitz

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Per ulteriori informazioni e notizie sulla lotta contro il Muro:
http://Www.fdca.it/wall

[ndr. L'autore è uno dei due attivisti accusati di violazione della zona
militare chiusa ed è componente del gruppo Anarchici Contro il Muro.]

http://www.ainfos.ca/04/dec/ainfos00217.html

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

INFO: http://ainfos.ca/org http://ainfos.ca/org/faq-it.html
AIUTO: a-infos-org@ainfos.ca
ABBONARSI: invia una mail a lists@ainfos.ca contenente nel
corpo del messaggio "subscribe (o unsubscribe) nomelista vostro@email".

Le opzioni per tutte le liste a http://www.ainfos.ca/options.html


A-Infos Information Center